GUARDIA DI FINANZA
La scia dei soldi. Quella che spesso porta dritto ai capitali illeciti. E i numeri parlano chiaro: 196 milioni sequestrati dal 2021 ad oggi per reati fiscali. Prende la via di Roma, il colonnello Fernando Capezzuto, dopo tre anni come comandante provinciale della Guardia di finanza e uno a capo del Nucleo di polizia economico-finanziaria. Origini casertane, 46 anni ancora da compiere, alla fine della prossima settimana se ne andrà al Comando generale, alla guida dell’Ufficio infrastrutture. «Un'esperienza professionale di grande soddisfazione, molto intensa e allo stesso tempo impegnativa. Indimenticabile anche dal punto di vista personale, perché a Parma sono nati i miei due figli, Alessia e Davide», racconta Capezzuto. Che, almeno per il futuro prossimo, accantonerà la divisa «operativa».
Contento di lasciare l'attività sul campo per entrare nella stanza dei bottoni?
Tornerò sul campo, ma questo nuovo incarico mi permetterà di partecipare ai processi strategici e decisionali della Guardia di finanza.
Torniamo agli anni a Parma: su quali fronti vi siete concentrati?
La nostra attività ha riguardato tutti i settori strategici della Guardia di finanza: le frodi fiscali mediante le false fatturazioni, l'illecita somministrazione di manodopera, la frode in materia di crediti d'imposta, quella sui carburanti e quella in cui venivano utilizzate persone incapaci, oltre alle indebite compensazioni, anche da crediti da Pnrr.
Perché vi siete concentrati su questi fronti?
Perché questi comportamenti ledono l'erario, visto che vengono evase le tasse, ma anche le altre imprese, intaccando la libera concorrenza. E in questo senso, vorrei dire che in questi anni c'è stato un crescendo di attenzione da parte delle imprese e delle associazioni di categoria.
E concretamente cosa hanno fatto?
Intanto si è avviato un dibattito, ogni volta che c'era un'operazione, poi ci sono stati incontri in Prefettura con gli operatori, tavoli in cui si è parlato di questi temi.
Ma le frodi sul fronte delle assunzioni di manodopera danneggiavano anche i lavoratori.
Certo. In alcuni casi abbiamo verificato che i lavoratori non sapevano nemmeno chi fosse il loro “vero” datore di lavoro, quello a loro attribuito, perché prestavano servizio in una determinata impresa, ma le buste paga erano a nome di altre ditte. Così, anche nel caso di un'azione legale, non avrebbero visti tutelati i loro diritti.
E cosa avete fatto sui bonus edilizi, fenomeno che a volte ha avuto risvolti scandalosi a livello nazionale?
Con una sola operazione abbiamo scoperto una frode da 110 milioni e ne abbiamo recuperati 105, perché abbiamo agito tempestivamente grazie a una segnalazione per operazione sospetta e poi all'intervento della procura.
Focalizziamoci sulle false fatturazioni: una delle armi migliori in mano alle mafie, come già Aemilia lo ha dimostrato. Cosa avete verificato in questi anni?
Ci sono delle organizzazioni che forniscono dei veri e propri servizi di false fatturazioni, che non servono solo per una mera evasione fiscale, ma anche per riciclare capitali illeciti. Abbiamo agito con le misure di prevenzione, facendo sequestri patrimoniali per 16,5 milioni di euro alla criminalità organizzata. Altri 14 milioni sono stati sequestrati per riciclaggio e autoriciclaggio. E abbiamo approfondito 1.492 segnalazioni per operazioni sospette.
Quindi stiamo parlando di infiltrazioni economiche sempre più diffuse?
In questo territorio l'infiltrazione è di tipo economico, e avviene con le false fatturazioni e i crediti di imposta. Detto questo, resta un territorio con un'economia sana, con diverse imprese familiari che investono e dedicano tutte le loro energie nelle aziende. Ci sono dei rischi, ma devo anche dire che percepisco una sempre maggiore attenzione alla pericolosità della frode fiscale, delle false fatturazioni e del pericolo infiltrazioni mafiose.
Quali sono i settori imprenditoriali a maggior rischio infiltrazioni?
Per ciò che abbiamo potuto constare in questi anni, direi: logistica, manutenzione meccanica e impiantistica industriale.
E in tema di spesa pubblica, soprattutto pensando ai fondi del Pnrr, cosa avete fatto?
C'è stata un'attenzione particolare al Pnrr: abbiamo aumentato l'attività di prevenzione per evitare che le risorse venissero disperse. Abbiamo quindi siglato un protocollo con il Comune, l'Università e la Provincia per avere i dati subito e poter intervenire in caso di violazioni. Così come ci siamo occupati di importanti casi di corruzione, come la vicenda Aipo o tutti i controlli sui finanziamenti in epoca Covid.
Come vi siete mossi in questi anni dal punto di vista investigativo?
Prima di tutto, vorrei dire che ho potuto contare su persone di valore, in tutti i reparti, ma fondamentale è stata la collaborazione con la Procura, anche con quella europea, con la Dda, la Prefettura, le altre forze di polizia e le associazioni di categoria. Abbiamo aumentato l'uso delle tecnologie investigative e puntato sulle analisi di rischio. E sul contrasto all'evasione fiscale, i nostri rilievi sono stati recepiti dall'Agenzia delle entrate al 97%, vale a dire che il 97% delle nostre contestazioni è stato accolto.
E da qui in avanti c'è una direzione tracciata?
Sì, si dovrà continuare a incrementare il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Sempre più vorace. Sempre più tecnologica.
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