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Migranti

Martorano, «al lavoro per chiudere il centro di accoglienza a settembre»

Martorano, «al lavoro per chiudere il centro di accoglienza a settembre»

17 Agosto 2024, 03:01

Il centro di accoglienza per migranti a Martorano apriva le sue porte nell'agosto del 2023. Uno spazio «temporaneo» si era specificato alla sua inaugurazione: intanto, un anno è già passato.

E ancora, negli spazi dell'ex fabbrica di pomodoro della Columbus, si trovano 91 persone (tra cui, fino a ieri, anche un minore). Un luogo che «vogliamo chiudere appena possibile» afferma Stefano Camin, presidente del coordimento della Protezione civile di Parma, mantenendo fede alla parola che, sin dall'inizio, ha caratterizzato «l'anima» del centro: «Temporaneo». Perché «è necessario pensare a un'altra soluzione», che «si spera arriverà entro settembre». I posti sono «a rotazione»: si cerca di fare restare lì i migranti per poco tempo, in attesa che si liberino posti nei cosiddetti Cas ufficiali (i centri per l'emergenza). Poi, di fatto, spesso c'è chi si «ferma» anche per mesi. La frequenza di arrivi, infatti, ha portato a una presenza che ha superato di gran lunga, in certi periodi dell'anno, il «numero» cento: solo una decina di giorni fa, per esempio, all'ex fabbrica alloggiavano 120 persone.

«Un tavolo di lavoro»

Dodici mesi sono passati e qualcosa pare si stia «muovendo»: «Verso metà settembre è in programma un tavolo con la Prefettura, il Comune, la Protezione civile e gli enti coinvolti per trovare nuove soluzioni - informa Ettore Brianti, assessore alle Politiche sociali -. Centri come quello di Martorano devono essere superati, non sono la soluzione, ma in questo momento e nel corso dell'anno, ha garantito un’accoglienza rispetto a numeri veramente importanti: c'è stato un grande lavoro». Ribadisce il concetto anche Camin, della Protezione civile: «La speranza è che, verso fine settembre, si arrivi a un'altra soluzione, verso la chiusura» afferma.

«Necessario fare rete»

A Martorano collaborano, in rete, la Prefettura, la Protezione civile, la Croce rossa, il Comune e diverse realtà del terzo settore, fra cui la cooperativa sociale World in progress e Caritas Parma. In questi mesi, fa sapere l'assessore Brianti, si è cercato di lavorare in queste direzioni: sull'inserimento sociale e lavorativo, sulla formazione e sul tema dell'abitare e della casa. «È fondamentale collaborare - aggiunge l'assessore - solo così si può garantire una solida progettazione». Tra i percorsi, quello di inserimento lavorativo, in collaborazione con l'Unione parmense degli industriali e Ciac. E per imparare l'italiano? Alcune insegnanti in pensione dedicano tempo - cuore - ai tanti ragazzi, che, anche ultimamente, hanno chiesto di «aumentare le ore di apprendimento». Per «agevolare i contatti con la comunità e la città», con il supporto della Tep, è stato possibile consegnare un abbonamento per i trasporti pubblici alle persone migranti ospitate a Martorano. L'arrivo dell'abbonamento, però, è stato annunciato dopo diverso tempo dall'apertura del centro: solo nei primi mesi del 2024.

Minori non accompagnati

Attenzione rivolta, in particolare, ai minori non accompagnati: «L'anno scorso avevamo problemi enormi con l' accoglienza dei minori per numeri molto elevati - fa sapere Brianti -. Si tratta di condizioni molto complesse dal punto di vista gestionale: ma abbiamo fatto un grande lavoro e, adesso, la situazione procede bene».

In un anno, sono 80 i minori non accompagnati che da Martorano sono passati alle strutture del Comune. 80 ragazzi e ragazze che «stanno frequentando corsi, che stanno studiando - dichiara l'assessore alle Politiche sociali - e che stiamo seguendo rispetto alle esigenze di crescita e formative». Fino a poco tempo fa, al centro di Martorano tutti i minori non accompagnati erano stati «presi in carico» dal Comune. Negli ultimi giorni, però, è arrivato un altro giovanissimo, qui solo, senza genitori, parenti, tutori.

«Aiuto degli altri comuni»

«Fare rete». Ritorna, questa frase, come un mantra nelle parole di chi, questo centro, lo conosce «a memoria», come i volontari della Protezione civile. «Fare rete» lo dicono anche le istituzioni: «Si potranno trovare soluzioni alternative con la collaborazione degli altri comuni della provincia - conclude l'assessore Ettore Brianti -. Questo passaggio è fondamentale per un'accoglienza che sia per tutti una risorsa». E non ha dubbi l'assessore: «Parma può essere un vero modello di accoglienza integrata».

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