IMMIGRAZIONE
Tornano le nubi sul centro di accoglienza di Martorano. O meglio, si ripresentano le polemiche a circa un anno dall'apertura dell'ex fabbrica Columbus. A Tornare alla carica sono il Comitato Martorano ed il gruppo unito Anno Uno che in una nota si rivolgono al prefetto per chiedere la chiusura del centro entro settembre. Perché una richiesta così perentoria? «Perché è un sito provvisorio e in quanto tale poteva rimanere aperto sei mesi, più altri sei mesi come proroga. Ora che anche la proroga sta scadendo deve essere chiuso», taglia corto Lino Cirri, da subito in prima linea per manifestare il fronte del no all'apertura del centro.
I toni usati nella nota sono altrettanto perentori,in quanto viene ribadita la richiesta di «chiusura del centro di accoglienza temporaneo straordinario di Martorano entro il termine previsto di settembre 2024. La proroga straordinaria concessa per l’utilizzo della struttura sta per scadere, e non vi sono più presupposti legali per la sua ulteriore estensione».
In questo anno di attività, ricordano, il centro «ha creato notevoli disagi sia agli ospiti che alla popolazione locale. Gli stessi residenti di Martorano hanno manifestato in diverse occasioni per denunciare la creazione di un vero e proprio "ghetto" isolato, con condizioni inadeguate per favorire una vera accoglienza. Le problematiche segnalate includono la mancanza di adeguati servizi e infrastrutture che hanno esasperato la situazione, generando tensioni all’interno della comunità». Per chi protesta contro il centro, «la ricollocazione degli ospiti su scala nazionale non rappresenta un problema: il sistema di accoglienza italiano, con i centri di accoglienza straordinaria (Cas), è attrezzato per distribuire efficacemente le persone in attesa di asilo su tutto il territorio, riducendo la pressione su centri come quello di Martorano».
Da questa premessa, il comitato e il gruppo di Anno Uno tornano a rivolgersi al prefetto, affinché disponga «la chiusura del centro alla scadenza della proroga, nel rispetto delle normative vigenti, onde evitare contenziosi legali certi che potrebbero complicare ulteriormente la situazione».
«Il mancato rispetto dei termini previsti dalla legge potrebbe comportare azioni legali significative, aggravando le difficoltà già evidenziate sul territorio e generando ulteriori costi e tensioni. Attualmente è altresì, al vaglio degli avvocati del Sindacato d’Azione, la documentazione fornita al comitato dalla prefettura di Parma in conseguenza della sentenza del Tar del febbraio 2024». Quei il riferimento è alla sentenza del tribunale che imponeva alla prefettura di consegnare al comitato tutta la documentazione che ha permesso la riapertura dell'ex Columbus e la sua trasformazione in centro di accoglienza migranti.
«La chiusura tempestiva del centro consentirebbe di tutelare sia gli interessi della popolazione locale, sia quelli degli ospiti -termina la nota - permettendo una gestione più umana e sostenibile dell'accoglienza migratoria».
P.Dall.
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