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Festival Verdi

Marta Torbidoni e Claudio Sgura nell'«Attila» al Magnani: «Opera dal carattere sanguigno»

Marta Torbidoni e Claudio Sgura nell'«Attila» al Magnani: «Opera dal carattere sanguigno»

03 Ottobre 2024, 03:01

Quarto titolo del Festival Verdi 2024 - dopo «Macbeth», «La battaglia di Legano» e «Un ballo in maschera» - «Attila» debutta questa sera, in forma di concerto, alle 20 al Teatro Magnani di Fidenza con Riccardo Frizza sul podio della Filarmonica Toscanini e del Coro del Teatro Regio.

Nel cast il baritono Claudio Sgura (Ezio) e il soprano Marta Torbidoni (Odabella) che, per l’occasione, abbiamo sentito.

Marta Torbidoni, ha già affrontato il ruolo di Abigaille in «Nabucco», l’anno scorso al Teatro Magnani: come si caratterizza, invece, Odabella?
«È assetata di vendetta perché Attila ha ucciso suo padre, signore di Aquileia: è un personaggio guerresco e questo traspare anche dalla scrittura di Verdi, soprattutto nell’aria del Prologo, che le conferisce un carattere sanguigno. Questo viene un po’ ribaltato nell’aria del primo atto – il secondo per chi ascolta – “Oh! Nel fuggente nuvolo” quando ha questa visione del padre che poi si tramuta in quella di Foresto. In quel punto c’è una connotazione più romantica, malinconica e nostalgica. Per il resto è una scrittura un po’ marziale. Quel momento, però, è un po’ come il cantabile di Abigaille “Anch’io, dischiuso un giorno” nel quale appare un po’ più benigna. La differenza tra i due personaggi è che Odabella entra subito in scena con questa aria terribile, “Santo di patria”, e la sua tessitura è spostata un po’ più in alto, un po’ più scomoda per chi canta visto che è tutta sul passaggio. Il carattere, però, è più o meno lo stesso. Sicuramente in concerto si può dare più attenzione alla parte musicale e questo permette una maggiore concentrazione sullo spartito, non dovendo pensare ai movimenti scenici».

Claudio Sgura, Ezio, in «Attila», è forse il personaggio che meglio si inserisce nel solco di «Potere e Politica», tema portante di questo Festival, quali sono le sue insidie?
«Non cantavo il personaggio di Ezio dal 2013, ad Astana, ma mi è sempre piaciuto. È ambiguo, uno dei più ambigui personaggi dell’opera, e ha una propensione a tradire per gli interessi personali: questo è rintracciabile anche nello fonti storiche. É disposto a tradire Roma già nella sua prima scena, provando a dividere l’impero con Attila durante il loro duetto. Nell’aria, poi, è pronto a far cadere il debole imperatore. Tutto poi si trasforma in rabbia, durante l’invettiva. Ha tante sfaccettature ed emozioni che in un concerto l’artista non riesce pienamente a trasmettere al pubblico. Sono molto contento, però, perché è da tanto che non cantavo un ruolo verdiano e io amo Verdi: sono onorato di partecipare al Festival. Il ruolo, dal punto di vista vocale è difficile, non solo per Ezio, ma anche per Attila e Odabella: come sappiamo bene, Verdi amava i baritoni, e probabilmente la parte di Ezio è meno impervia rispetto agli altri due. É un Verdi giovane e sono impervie le parti di tutti, anche dell’orchestra, ma appena si apre il Prologo – a pensarci ho la pelle d’oca anche adesso – tutto passa».

Giulio A. Bocchi

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