Noceto
«Non c’è nulla di più assordante del silenzio. Del silenzio di una città festosa, vivace per natura che ho conosciuto nel suo massimo splendore e che ora si presenta desolata, ferita, trasformata».
Sono le parole di Alessia Ciardo, 25enne nocetana, che si è recata a Valencia per completare la tesi di laurea e che si è ritrovata ad aiutare le vittime della Dana, «Depresión Aislada en Niveles Altos», la terribile alluvione dello scorso 29 ottobre. Attualmente il bilancio è di oltre 200 morti, tanti sono ancora i dispersi, innumerevoli gli sfollati.
Iscritta all’Università di Trento, indirizzo di Mediazione linguistica turismo e cultura, Alessia ha svolto l’Erasmus in Spagna da gennaio a luglio e, il 4 novembre, è tornata nella città che l’ha stregata nel 2019, durante una vacanza, e che poi è divenuta la meta per la sua esperienza da studentessa all’estero. «Dovevo integrare la tesi con alcune interviste e così, nei giorni scorsi, sono partita per Valencia».
Alessia si laureerà a gennaio con una tesi su «Las fallas», feste popolari che si svolgono nel mese di marzo. «Quando ho appreso la notizia della calamità – ha spiegato – mi sono tenuta informata seguendo i telegiornali spagnoli. Le notizie che sono trapelate qui da noi infatti non sempre si sono rivelate esatte. La città di Valencia non è stata toccata dall’alluvione; taxi e autobus circolano, i negozi sono aperti, solo la metropolitana è chiusa, ma per precauzione. Sono paesi limitrofi come Aldaia, Paiporta, Massanassa e molti altri a essere stati distrutti».
Già dall’arrivo, la percezione del disastro era tangibile: «Sono arrivata di sera. Mentre l’aereo sorvolava la città ho visto che l’illuminazione non era omogenea. Solo quando sono ripartita, con la luce del sole, ho potuto constatare che quelle zone erano buie perché sommerse dal fango a dall’acqua limacciosa».
Anziché visitare angoli della città ancora sconosciuti, la studentessa ha offerto il proprio contributo alla associazione Altius: «Ero in un grande capannone insieme ad altre 400 persone dove arrivava merce di ogni genere come alimenti, vestiti, saponi e candeggina, che è molto importante per scongiurare epidemie. Ero addetta a dividere gli alimenti destinati ai bambini; anche questo aspetto mi ha segnata».
La 25enne ha concluso con un appello: «Andate a Valencia, non evitatela perché a rischio, non è così. Andate perché c’è un grande bisogno di tutti, la situazione nelle zone periferiche è davvero critica. Capisco che non tutti possano partire per la Spagna, si può aiutare anche elargendo donazioni a realtà come Altius, ce ne sono molte. Non restiamo indifferenti».
Pietro Furlotti
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