Tribunale
Al lavoro si nascondeva in altri uffici, per defilarsi da uscite secondarie, spesso accompagnata da colleghi o amici. Il telefono, poi, lo bloccava, per evitare il pressing dell'ex fidanzato, trentenne come lei. Tre anni era durata la loro storia. Poi, quando lei aveva deciso di troncare, lui aveva cominciato a covare rancore e rabbia. Esplosi un paio di mesi dopo.
Il giovane prese ad appostarsi davanti al posto in cui lavorava lei oppure vicino al portone della sua nuova casa. Nonostante il suo numero fosse presto stato bloccato, lui riusciva a contattarla con mail o in qualche altro modo. Il contenuto dei messaggi? Tra il disperato «Devo incontrarti» e gli ingiuriosi «Sei una sanguisuga» e «Te la fai con i colleghi» e i minacciosi «Sbloccami o ci facciamo del male» e «Vi faccio piangere sangue dagli occhi». Ma anche l'invio di fotografie della sua nuova casa poteva essere una nemmeno troppo velata minaccia. Anche il «Buon San Valentino» suonò tutt'altro che gradito. L'uomo più volte contattò anche il datore di lavoro della ex, chiedendogli di intercedere per farla tornare con lui. Tutto inutile: a tenere insieme i loro nomi è stato il fascicolo processuale. Ieri dal Gup l'uomo ha patteggiato un anno, con pena sospesa a condizione che frequenti un corso di recupero per persone maltrattanti.
rob.lon.
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