Noceto
Al circolo ippico Le Rondini tre giorni di stage con Jean François Pignon, “l’uomo che sussurra ai cavalli”. Successo per l’evento organizzato da Cecilia Salvarani e Roberto Devivo: decine di persone lungo i bordi di un campo di sabbia osservano un uomo ed un cavallo. Soltanto il fruscio delle penne che prendono appunti, e i colpi di tosse di altri, riescono a spezzare quell’atmosfera sospesa.
I due - l’uomo e il cavallo - si muovono su e giù per il campo. Si attraggono e si lasciano andare a ritmo di danza. Disegnano traiettorie e parabole. L’uomo alza un braccio e l’animale si avvicina; lo sfiora e si allontana. Sembra un incantesimo ma, invece, è in corso un dialogo.
Siamo a Noceto, al circolo ippico Le Rondini e quella persona è Jean François Pignon, l’addestratore francese noto nel mondo per essere in grado di parlare con i cavalli. A portarlo nella nostra provincia per uno stage, l’istruttore lariano Roberto Devivo e la proprietaria del circolo Cecilia Salvarani.
«Io e Roberto ci conosciamo da tempo, è lui ad avermi iniziata alla filosofia di Pignon: lavorare con i cavalli in libertà e senza costrizioni, per creare con loro un rapporto più naturale e vero possibile», spiega Salvarani. «Sono anni che collaboro con Jean François e assieme abbiamo portato in Italia questo approccio organizzando corsi come questo. Un duro lavoro per contrastare e sostituire le pratiche più coercitive del mondo equestre», le fa eco Devivo.
Così, quest’anno, le sue esigenze e quelle di Salvarani si sono incrociate e in pochi mesi è nato questo stage. Un evento unico che, dal 1⁰ al 3 novembre, ha richiamato amazzoni e cavalieri da tutt’Italia. Ma anche semplici curiosi.
Un corso intensivo che ha fornito i rudimenti e le tecniche per poter imparare a dialogare con il cavallo in tutta naturalezza. Perché Pignon è genio e rivoluzione, arte e sensibilità.
L’addestratore - vincitore di premi e apprezzato dalla regina Elisabetta - ha costruito il suo approccio attraverso un’oculata e annosa osservazione del comportamento equino. Osservare, infatti, conduce alla conoscenza. E Pignon ha capito, durante un soggiorno rivelatore in Patagonia, come questi animali comunicano con il branco. Da qui il suo approccio.
«Il cavallo ama l’autorità perché sinonimo di sicurezza purché non si ecceda, altrimenti fugge o attacca. Dobbiamo mostrarci autorevoli ma con amore, solo così guadagneremo il loro rispetto. L’animo, poi, deve essere sereno», spiega al pubblico entusiasta. Inoltre, niente ricompense né gratificazioni perché sono codici umani.
«L’indifferenza è meglio di un secchio di carote. Il cavallo lo legge come segno di rispetto», continua. L’obiettivo, dunque, è quello di creare con l’animale una connessione profonda e autentica, mai posticcia.
Al termine del corso, Pignon ha deliziato i presenti con un numero del suo repertorio, eseguito assieme ad alcuni dei suoi 13 cavalli personali. Ma la lezione più importante che è riuscito a trasmettere, al di là di ogni tecnica, è che «l’amore costruisce». Anche con i cavalli.
Edoardo Franzosi
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