Lutto
Con la scomparsa di Carlo Allodi se ne va un pezzo di storia della «Gazzetta» e di tutta la città. Un giornalista molto amato dai tanti colleghi che con lui hanno firmato con orgoglio pagine indimenticabili.
Nato a Noceto nel 1936, dopo gli studi magistrali aveva sin da subito seguito la sua vera ispirazione. Era entrato nell'Ordine dei giornalisti nel 1967, ma le sue prime collaborazioni erano cominciate già negli anni '50 alla redazione di Parma del «Resto del Carlino», fino all'assunzione grazie all’allora direttore del quotidiano bolognese Giovanni Spadolini. Passato alla «Gazzetta di Parma» agli inizi degli anni '80, Allodi aveva lavorato come capocronista e poi vice caporedattore. Un giornalista partito con le tipografie vecchio stile, quando l'archivio era di carta, ma che con la sua inesauribile curiosità era riuscito a rimanere al passo dei tempi, accogliendo l'innovazione tecnologica. Dopo il pensionamento, Allodi aveva continuato a collaborare con la nostra «Gazzetta», curando per oltre vent’anni la pagina del lunedì «Tutta Parma», dedicata alla cultura parmigiana. Per tanto tempo è stato corrispondente della «Rai», del «Giorno» e della «Notte», aveva curato numerose pubblicazioni per il Regio, tra le quali un volume pubblicato in occasione del centenario della nascita di Arturo Toscanini, e in collaborazione con Giuseppe Marchetti, «Lassù in loggione», la raccolta della popolare rubrica della «Gazzetta» tenuta per oltre trent’anni dal giornalista Paolo Pedretti. Un giornalista con il fiuto della notizia, e una persona molto rispettosa: schiva, che lavorava a testa bassa.
Per il catalogo della mostra «Parma è la Gazzetta», in occasione di Parma capitale della Cultura 2020-21, l'ex direttore Bruno Rossi aveva scritto: «Poi un ragazzo del Resto del Carlino, Carlo Allodi, mi aveva regalato un altro miracolo. Andare a lavorare con lui, assieme a gente che già aveva un nome luccicante nella mia fantasia, Aristide Barilli, Pier Maria Paoletti, Pier Paolo Mendogni». Fino al direttore Baldassarre Molossi, con cui ha condiviso un cammino fondamentale per la «Gazzetta». «Carlo Allodi mi ha letteralmente condotto per mano in questo mestiere - non dimentica il giornalista Matteo Montan -. Da bambino, quando gironzolavo per gli uffici del Resto del Carlino, "Allodino" (come lo chiamava mio papà che quella redazione la guidava) era il mio paziente baby-sitter, mi faceva pestare sui tasti della Lettera32 e soprattutto disegnare con la magica carta carbone. Ritrovai "Allodino" molti anni dopo alla Gazzetta in via Casa. Carlo era il capocronista, e io l’ultimo cronista. Non aveva il physique du rôle del reporter, credo portasse il gilet di lana sotto la giacca anche d’estate, ma era straordinario. Non perdeva un colpo. Non perdeva la pazienza e il buonumore. Era un mastino buono, che suadente riusciva a fare pedalare anche i più pigri di noi. Carlo era l’incarnazione del capocronista, uomo d’ordine senza mai dovere urlare, grandissimo correttore di svarioni e titolista spesso geniale. Restava fino a tardi la sera, Carletto, ma aveva la grande dote di sapersi fidare, e ti lasciava l’ebbrezza di chiudere da solo le pagine della cronaca. Mi sembra di vederlo ora, arrivare in tipografia verso le 22.30 con il suo borsello: "Tutto a posto?" Sì Carlo, a posto. "Allora vado a mangiare due ossi buchi". Magro come era, penso mangiasse due grissini a quell’ora. Grazie Carlo, maestro in punta di piedi». Il giornalista e scrittore Davide Barilli ricorda: «Un autentico maestro per noi giovani neo assunti in cronaca nei primi anni ‘90. Un maestro di rara professionalità per rigore e garbo; preciso e scrupoloso, dotato di una sottile ironia parmigiana, Carlo Allodi è stato un pilastro della redazione in anni in cui il giornalismo era molto più basato sui rapporti umani che sulle tecnologie. Ci ha insegnato segreti e trucchi del mestiere, facendo squadra, creando un gruppo di giovani a cui ha trasmesso la passione per il giornalismo sul campo. Con fare fintamente distratto riusciva con una telefonata a ottenere notizie utili al giornale. Ma sempre con gentilezza e umanità. Ricordo inoltre la sua competente passione per la lirica e le tradizioni parmigiane».
«Da ragazzo di bottega appena assunto - dice il giornalista Francesco Monaco - Carlo Allodi era il capo servizio ideale: non si arrabbiava mai e sempre prodigo di consigli: non ha mai fatto pesare la sua autorità».
«La persona più buona del mondo - sottolinea il fotoreporter Giovanni Ferraguti -. Carlo era un grande conoscitore della città e dal primo momento in cui è entrato al giornale ha saputo dimostrare di saper lavorare bene. È stato un grande capocronista». Anna Maria Ferrari aggiunge: «Aspetto sobrio, mai un gesto di troppo, sempre misurato, sapeva lanciarti, all'improvviso, quella battuta inaspettata che rompeva i ranghi e le gerarchie, e soprattutto profumava di affetto e bontà. E' stato un maestro di cronaca, non è retorica: notizie e non solo belle parole, massima attenzione alla realtà locale in modo capillare, silenzioso sostegno e affetto verso la "sua" squadra».
Carlo Allodi lascia nel dolore la moglie Luciana e i figli Filippo e Roberta: «Un papà molto affettuoso, che ci è sempre stato vicino». Innamorato della città, Allodi era anche un grande tifoso del Parma Calcio. Inseparabile dalla sua «Gazzetta», anche in quella seconda casa sulle colline di Traversetolo. La salma sarà esposta nella sala del commiato Ade in viale della Villetta 31 oggi e domani dalle 8,30 alle 17. I funerali mercoledì alle 9,15 partendo dalla sala del commiato per la chiesa di San Marco. E domani alle 21 nella stessa chiesa sarà recitato il rosario.
Mara Varoli
Ai famigliari di Carlo Allodi l'abbraccio di tutta
la Gazzetta di Parma
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