Violenza
È incominciato tutto con «le urla disperate di due donne». Poi la corsa in strada «di una marea di persone», calci, pugni, minacce. Infine, l'arrivo «delle sirene delle forze dell'ordine». C'è chi ha seguito la scena dall'inizio.
Testimonianze che sono diventate indispensabili anche per la polizia, che ha ricostruito le dinamiche della maxi rissa che giovedì sera, poco prima delle 21, ha scosso i residenti di via Verdi. La scena è stata definita da molti presenti «un caos a cui, purtroppo, siamo abituati: e nessuno fa niente».
Ma facciamo un passo indietro. Ora che le indagini sono avanzate, sono emersi altri particolari, in grado di fare chiarezza su quanto accaduto giovedì sera in via Verdi, vicino alle volte della Pilotta. Al loro arrivo, le forze dell'ordine hanno trovato due uomini feriti e un terzo che cercava di scappare (poi bloccato e fermato). Una delle vittime, un 31enne tunisino, ha spiegato di essere stato aggredito da un connazionale che, «senza motivo», ha iniziato a strattonarlo mentre si trovava davanti a un bar. In poco tempo, l'escalation di violenza: 8 persone iniziano a immobilizzare la vittima per sferrare calci e pugni. In aiuto è accorso anche il fratello del 31enne, che è stato a sua volta aggredito anche con lo spray al peperoncino. I due fratelli sono stati portati all'ospedale (la prognosi è di 5 e 8 giorni). Tra circa dieci aggressori, uno solo è stato denunciato per lesioni personali: un 34enne tunisino, con numerosi precedenti. Un dubbio resta: vicino al luogo in cui è avvenuta la rissa, era stato trovato un coltello. C'entra con l'accaduto? Era stato usato per minacciare? Per ora, la polizia non dà notizie sull'arma. Di quella rissa, di quella sera di violenza, resta la preoccupazione di chi vive nel quartiere e «ogni giorno» vede «scene di questo tipo». È un vero e proprio grido d'allarme comune quello dei commercianti della zona, che chiedono «più controlli» e di «essere presi seriamente dall'amministrazione». «Il Comune sa cosa succede in questa zona, anche noi commercianti ne abbiamo parlato diverse volte: ma nessuno fa nulla - afferma Bruno, titolare della Caffetteria Verdi -. Con i discorsi forbiti non si risolve nulla, serve pragmatismo: bisogna rendere il quartiere un posto sicuro. Noi ormai siamo sfiniti, ogni giorno c'è un atto di violenza». E aggiunge: «Cosa dobbiamo aspettare perché cambi la situazione, che accada qualcosa di ancora più grave?». Poco più avanti, una commerciante di via Bodoni racconta: «Cosa è successo giovedì sera? Io avevo già chiuso il negozio, ma so che è stato un caos - rivela -: anche se, ormai, per noi è abitudine». La violenza è un'abitudine, la paura anche: «Alla sera alle 19 non posso neanche più aspettare l'autobus da sola alla fermata, è troppo pericoloso».
E anche la commerciante si fa avanti con la proposta di «invitare qui l'amministrazione» (che ieri non ha commentato la notizia). «Non ci sentiamo per nulla presi sul serio - spiega la negoziante -. Ci hanno risposto “Parma è una città in evoluzione”. Ma non è così». E un residente aggiunge: «Nelle vie laterali ci sono spaccio e violenza: servono controlli fissi». Intanto «qui - confida - abbiamo paura di stare in casa nostra».
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Fepa Spa
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata