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Lutto

Addio a Eugenio Costa, il «re del freddo» su ruote

Addio a Eugenio Costa, il «re del freddo» su ruote

13 Dicembre 2024, 03:01

Mai fermarsi. Neanche a quasi ottant'anni, dopo che si è partiti a quindici. Mai fermarsi, se i tuoi discendenti con te condividono oltre a quello del sangue il dna dello spirito. I nipoti, che nell'azienda di via Paradigna avevano giocato con i modellini dei Tir, facendosi adulti avevano dimostrato di volersi cimentare con i camion «in scala uno a uno». E proseguire un percorso avviato dal nonno Eugenio Costa quarantenne, nel 1974. Una ditta che importasse dagli Stati Uniti, vendesse e facesse assistenza a frigoriferi da autotrasporto e climatizzatori per bus e treni: quasi una scommessa allora, ma che presto si sarebbe rivelata vincente, facendo di Eugenio il «re del freddo». Giusto che l’attività crescesse con la famiglia. E così il patriarca di tre generazioni progettò il raddoppio dell'azienda, sempre in via Paradigna. Fu lui a tagliare il nastro una decina di anni fa: con la solita espressione rassicurante e nello sguardo la luce curiosa del ragazzo desideroso di riscatto che si affaccia dalle rovine del dopoguerra. Occhi che ora si sono chiusi per sempre. Costa si è spento a 91 anni, dopo essere stato costretto da una malattia a smettere di fare ciò per cui era nato: divertirsi lavorando. Questo pomeriggio alle 14,30 gli sarà dato l’ultimo saluto nella chiesa del Corpus Domini in piazzale Rolla.

Il nucleo di case a San Michelino Tiorre dal quale proveniva, di Parigi ha solo il nome. Il resto era terra da sgobbare o muri da tirar su per altri. Figlio di un muratore trasferito a Parma con la famiglia, quindicenne, poco dopo la guerra Eugenio cominciò a guadagnare qualche lira riparando biciclette. Il fratello minore Enzo presto gli fu al fianco. I due partirono dal niente, e nemmeno pedalando, ma consentendo ad altri di farlo.

Dalle bici in breve si passò alle moto, alle auto e ai camion, seguendo il filo rosso che unisce meccanica e circuiti elettrici. Ogni intervento una sfida, un nodo da sciogliere e al tempo stesso un gradino da salire. Le riparazioni erano effettuate con tempestività, spesso accorrendo sul posto con quella che oggi chiameremmo «officina mobile», se all'inizio non fosse stata così di fortuna. Quella fissa, di officina, era in via Lombardia, dove un edificio da ristrutturare ancora resiste come un monumento a quell’Italia ruggente che si rimboccava le maniche e dava del tu a un futuro amico. I fratelli Costa si specializzarono soprattutto in veicoli da lavoro.

Nel 1974, la svolta. La seconda vita che, ripensando al desiderio di Eugenio di non fermarsi mai, può sembrare una naturale prosecuzione della prima, con l’apertura in via Paradigna della concessionaria di vendita e assistenza dell’americana Thermo King, fino ad allora in Italia rappresentata solo a Piacenza. Cinquant’anni sono trascorsi, e nel solco del padre si sono incamminate le figlie Cristina, Silvia e Monica. Dopo di loro due dei sei nipoti (oltre a Lorenzo e Matteo, Eugenio era nonno di Valentina, Martina, Alessia e Davide).

Aldo, invece, l’unico figlio maschio, cresciuto a sua volta in via Paradigna, o giocando a pallone nel cortile o cimentandosi con elettronica e motori, con montaggi e riparazioni, ha intrapreso una sfida diversa. Anche se, per certi versi, sempre con il padre a fianco. Dopo la laurea in Ingegneria, la sua strada è sfociata nei circuiti più prestigiosi dell’automobilismo: ex direttore tecnico di Ferrari e Mercedes, da cinque anni ricopre questo ruolo in Dallara. «Presto ho capito il valore delle giornate trascorse in officina con il papà e lo zio - ricorda l’ingegnere -. C’era sempre da imparare: finché è stato possibile, era un vero piacere confrontarsi sulle questioni tecniche». Aldo Costa ricorda i modellini delle auto di Formula 1 esposti dal papà in azienda, come segno di partecipazione e orgoglio. E le telefonate con lui, lunghe quanto i viaggi fino a Maranello, quando era in Ferrari. Sempre a chiedere come e perché, Eugenio: lui che più volte aveva reso ancora più efficienti le macchine importate da oltreoceano, con gli americani pronti a far tesoro dei consigli.

Ma erano anche altre le lezioni dell'officina. «Con il loro esempio, il papà e lo zio mi hanno insegnato il valore dei rapporti umani». Aveva l'umiltà dell'intelligenza, Eugenio, e la trasparenza delle persone per bene che con una stretta di mano sigillano contratti. «I clienti lo amavano - prosegue Aldo -. Ne ho avuto la testimonianza in queste ore, attraverso gli innumerevoli messaggi».

Il lavoro e la famiglia. Così numerosa non lasciava certo il tempo ad altre passioni, ma per Eugenio non fu mai un sacrificio. Una vita serena e impegnata, trascorsa al fianco della sua Franca, che se n'è andata un anno e mezzo prima di Eugenio. «Papà - sottolinea la primogenita Cristina al sito rottadeitrasporti.it - ci tramanda il valore del lavoro che paga sempre, perché nulla arriva per caso, e l'incredibile curiosità: mai fermarsi all'acquisito, ma puntare all'obiettivo che si può raggiungere. È quello che faceva nostro padre ed è quanto continueremo a fare noi». Con lui: l'azienda si chiama e si chiamerà ancora Costa Eugenio. Anche questo significa non fermarsi mai.

Roberto Longoni

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