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Il caso

«La multa è ingiusta, l'ho dimostrato. Ma non si può fermare»

«La multa è ingiusta, l'ho dimostrato. Ma non si può fermare»

14 Dicembre 2024, 03:01

Il permesso per la sosta l'aveva. E ora ne ha uno per perdere le staffe. A firmarglielo innanzitutto è stato chi lo ha multato perché il pass per disabili, che dà diritto anche a parcheggiare sulle righe blu, era in parte coperto. «Vero e, a termini di legge, l'accertatore non ha sbagliato - dice Mario (nome di fantasia), protagonista/vittima di questa storia di malaburocrazia -. Ma scoprire che si trattava di un permesso valido sarebbe stato semplice». Questo tuttavia è il meno. Ad apporre il timbro al pass per l'accesso finale alle vie «biliari» è stata la risposta ricevuta l'indomani in Infomobility. «Nonostante abbia presentato i documenti che dimostravano la mia regolarità, mi sono sentito ribattere che, per non pagare i 30 euro, pronti a diventare 42 dopo cinque giorni, avrei dovuto attendere l'invio della contravvenzione vera e propria da parte della Polizia municipale e quindi inoltrare un ricorso al prefetto per chiedere l'annullamento».

Il denaro è la parte meno rilevante in questa storia. Ma in soldoni (già), in prospettiva significa rivolgersi a un legale e sperare di non incappare in una sanzione maggiorata e raddoppiata, con l'aggiunta delle spese di notifica. «Non è possibile nemmeno un annullamento in autotutela, che permette alla pubblica amministrazione di tornare sui propri passi attraverso un intervento successivo» aggiunge l'automobilista, che proprio uno sprovveduto non è.

La vicenda ha un'origine per così dire cinetica. È stata la brusca frenata della moglie di Mario (era lei alla guida) a far scivolare il pass sul fondo del cruscotto. Sforzandosi di essere ottimista, la signora stava per immettersi nello stallo riservato ai disabili al Don Gnocchi, quando ha dovuto arrendersi al solito posteggio abusivo. Inchiodata, marcia indietro e caccia al posto nelle righe blu fino in borgo Carissimi: non proprio due passi, specie per chi deve portare in piazzale dei Servi la figlia su una sedia a rotelle. Ma fa niente, lei c'è abituata.

Al ritorno, l'attendeva qualcosa di sgradevole ben al di là dell'esborso. In effetti, l'infrazione ravvisata non era campata per aria. «Espone permesso disabili parzialmente coperto, del quale non si leggono né il comune di rilascio né la data di scadenza» si legge come nota del verbalizzante. Mario non ha nulla da eccepire, e in effetti non sono rari i «furbetti» che piazzano in maniera strategica i permessi scaduti, e magari la passano liscia.

«Però - aggiunge Mario - attraverso la targa della auto sarebbe bastata una verifica alla banca dati del Comune, per accertare la validità del permesso». Quanto è poi avvenuto il mattino seguente negli uffici di Infomobility è stato già detto. «E si sta parlando di un preavviso, non di una contravvenzione vera e propria». Niente da fare, l'ingranaggio non si blocca nemmeno di fronte all'evidenza.

Quindi, chi era in regola è stato multato, mentre l'abusivo nel posto che sarebbe stato riservato a lui ha parcheggiato comodo e gratis. Il fatto è che gli stalli per disabili sono più trafitti di San Sebastiano. «Regolarmente occupati da auto con le frecce d'emergenza - sottolinea l'automobilista -. Anche in una città civile come Parma in questo caso l'indifferenza è un'abitudine. Ed è inutile chiamare i vigili sempre impegnati altrove» dice, dopo averci provato chissà quante volte.

Paradossalmente, è più facile essere sanzionati per divieto di sosta sulle righe blu, controllate di frequente dagli accertatori di Infomobility, che sugli stalli per disabili di competenza della Polizia municipale. Il papà multato ne ha la prova ogni giorno. «Mia figlia frequenta la Don Milani in via Montebello, dove gli alunni con disabilità motorie sono numerosi. Ho fatto presente il problema in Comune prima dell'inizio dell'anno scolastico, con una pec che allegava una decina di fotografie». Sperava nell'invio di un vigile all'inizio e alla fine delle lezioni, ha ottenuto uno stallo per disabili in più. «Per la gioia degli abusivi delle quattro frecce». Mario ormai si è arreso: per essere certo di trovare il posto, la figlia la porta a scuola un quarto dopo l'orario d'ingresso e la va a prendere un quarto d'ora prima. Facile immaginare che il suo diritto (calpestato), lui lo cederebbe volentieri: insieme con la disabilità della sua bimba.

Roberto Longoni

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