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Quegli storici locali raccontati da «Parma Bell'Arma» e «Bar e Caffè di Parma»

Quegli storici locali raccontati da «Parma Bell'Arma» e «Bar e Caffè di Parma»

16 Dicembre 2024, 03:01

Nel Natale del 2002, proseguendo un’antica tradizione relativa alle strenne natalizie parmigiane, la Famija Pramzana pubblicò, attraverso il suo periodico Pont äd mez, una magnifica strenna: Bar e Caffè di Parma. Luoghi di incontro e di cultura. Una pubblicazione che per classe, parmigianità vera, eleganza e simpatia faceva il paio con quell’altro capolavoro di Parma Bell’Arma, sempre in uscita nel tempo di Natale, la cui anima fu l’indimenticato vicedirettore della Gazzetta di Parma Aldo Curti. Ma torniamo alla strenna della «Famija» che fu impreziosita da illustri firme del mondo culturale parmigiano tra le quali: Giovanni Reverberi, a quei tempi presidente della «Famija», Marzio Dall’Acqua, Paolo Briganti, Giorgio Cusatelli, Ubaldo Delsante, Pietro Tagliavini, Gianni Capelli, Giuseppe («Peppino») Calzolari, Antonio Guerci, Ubaldo Bertoli, Felice Gardella, Gaspare Nello Vetro, Giuseppe («Pino») Marchetti, Anna Ceruti Burgio, Giancarlo Gonizzi, Alberto Bertacchini, Baldassarre Molossi, Roberto Buzzi, Bonfiglio Negri, Davide Barilli, Federica Menta e Fausto Bertozzi.

Se volessimo trovare una pecca in questa strenna ducale, sicuramente dovuta a un’involontaria dimenticanza, è stata la mancanza di un'altra firma illustre che nobilitò tantissimi studi ed altrettante ricerche sulla storia e sulle tradizioni parmigiane: quella di don Enrico Dall’Olio, padre dell’etnografia parmigiana nonché maestro di altri ricercatori. Nella pubblicazione del sodalizio di viale Vittoria scorrevano nomi e foto dei più noti e frequentati bar e caffè cittadini con i loro titolari, i personaggi che li frequentavano e quel clima di raffinata parmigianità che aleggiava tra quelle mura tra profumi di caffè, cappuccini, cioccolate, panini, paste e tanta cultura. Numerosi sono i bar ed i caffè citati nella strenna della «Famija» tra i quali vere e proprie icone parmigiane come la Pasticceria Bizzi con al timone l’austera cavalier Emma che troneggiava nella cassa del locale e il Bar gelateria Orologio del mitico Otello Lottici entrambi in piazza Garibaldi.

Approfittando dello spunto offertoci dalla strenna della «Famija» facciamo una passeggiata anni Cinquanta-Sessanta tra quei locali dove i giovani si trovavano e che diventavano veri e propri ritrovi. A quei tempi, nei bar, in massima parte, si consumavano gelati e bibite mentre gli aperitivi (in quel periodo considerati robe da anziani) prevedevano un Campari o un Aperol con un piattino di patatine e qualche oliva trafitta da uno stecchino. Non esistevano le pantagrueliche portate che caratterizzano gli «ape» di oggi.

Scorrono nelle pagine della strenna i bar più di moda di allora fra i quali il mitico Barino di viale Solferino gestito, dapprima dalla famiglia Mazzoni, e poi dal parmigianissimo Vittorio Greci. Un bar frequentato dai rampolli della «Parma bene», dal bon vivant Tito Manzini e dai suoi fedelissimi tra i quali il mitico Battista Ferramola. E poi il Bar Mazzoni in strada Farini, ubicato dinnanzi all'austero portone dell'Istituto Tecnico Macedonio Melloni, gestito dai fratelli Galeazzo e Ermanno Mazzoni. Frequentatori del locale molti giovani, fra i quali Paolo Lunardi, campione italiano di moto cross, che si davano appuntamento per la partita di boccette ma, soprattutto, per sognare i successi sulle due ruote.

Altri locali di moda, in quegli anni, furono le tavole calde, poi divenute paninoteche: quella di Andrea in borgo Palmia, un simpaticissimo «arzàn» che, per primo, portò a Parma il carrè con maionese e porchetta e poi il Gallery, in Galleria Mazzini, famoso per i suoi raffinati panini «firmati» dai fratelli Brindani, la Grotta Mafalda di via Cavestro, frequentata più che altro da melomani ed, infine, l’inimitabile Pepèn. Gli appassionati del rugby approdavano al Bar Centrale di via Repubblica. Infatti, a fianco della porta di ingresso del bar, infissa al muro, campeggiava una bacheca che conteneva gli avvisi del Rugby Parma. I «fogonisti», invece, potevano riparare, al mattino, nella sala da biliardo di Peppino in Piazza Garibaldi.

Ma era in estate dove si registrava il boom dei bar parmigiani «grand» e «picén», anche perché i chioschi, in dialetto, erano definiti proprio «bar picén». Per quanto concerne le gelaterie, molte delle quali aperte estate ed inverno (Natale compreso) le più famose: Fiore in via Petrarca e la Centrale del Latte che, negli anni Sessanta, divenne un luogo mondano grazie ai coniugi Carlo e Gabriella Gazza ed ai loro squisiti gelati e frappè.

Per i giovani «de dla da l’acua» i bar più frequentati erano, principalmente, l’Obelisco di Piazzale Matteotti, il K2 di Piazzale Picelli e la Latteria 65 di via D’Azeglio gestita da due belle persone, Carlo e Laura Mantovani. Da non dimenticare il Bar Licio di viale dei Mille, vincitore per anni della Coppa dei bar che si svolgeva in notturna al Tardini. Invece, per i ragazzi della Cittadella, il ritrovo estivo, era il chiosco della «Cisa» la quale dispensava granatine ai diversi sapori che si gustavano, sotto l’occhio vigile del custode del parco Adriano Catelli, dopo un’agguerrita partita di calcio o basket. Sempre romantico ed aristocratico il chiosco del Parco Ducale dove venivano servite le cassate con cucchiaino a corredo immerso in un bicchiere d’acqua e, per gli amanti di un caffè supremo, Anceschi in Strada Cavour. C’erano anche bar che, specie in quegli anni, si tingevano un po' di politica per via dei frequentatori aderenti ad organizzazioni giovanili di destra e di sinistra. Ad esempio, dal Sordo, in borgo Sorgo e da Lino in borgo Onorato, la clientela salutava con il pugno chiuso. Da Lino, l’ideologo e il personaggio più singolare fu Bettino Ferroni «al Beto»: poeta, meccanico di bici, ciclo amatore, tenore, filosofo e maestro di vita. Il suo covo era la storica bottega-officina di borgo Onorato, proprio di fronte al bar, che era diventato una sua «dependance» per fare onore al buon vino e per dissertare di tutto e di niente coniugando, comunque, quel sacro valore che è la libertà. I giovani di destra, invece, per comodità ed anche per…. sicurezza, frequentavano il bar- trattoria Leoncino, gestito dai fratelli Sala, ubicato proprio sotto al sede del Msi in via Ferdinando Maestri, in quegli anni, non tanto… tranquilla.

I tifosi della Fiorentina, invece, non potevano non andare ad acquistare le paste, alla domenica, dal maestro pasticcere nonché grande tifoso viola, Renzo Freschi, nella sua pasticceria di via XXII Luglio.

Lorenzo Sartorio

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