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L'intervista

Tommaso Antonetti, un parmigiano in Formula 1

Tommaso Antonetti, un parmigiano in Formula 1

28 Dicembre 2024, 03:01

Nel mondo del motorsport Formula Medicine rappresenta una eccellenza italiana nel campo della medicina sportiva.

Grazie alla passione e intuizione del fondatore, dottor Riccardo Ceccarelli, a partire dal 1989 furono raccolti i primi dati sugli sforzi fisici e psicologici dei piloti impegnati in gara. Da quel momento in poi è stato un crescendo, tanto che oggi i medici di Formula Medicine calcano i circuiti di tutto il mondo e non solo, visto che l’esperienza è stata allargata ad altri settori, con esempi di campioni illustri di altre discipline, Sinner per fare un esempio.

Fra i medici impegnati ce n’è uno di Parma, il dottor Tommaso Antonetti, che ha portato un pezzo della sua città in giro per il mondo…

«Oserei puntualizzare che arrivo da Parma centro, quindi proprio “downtown Parma”. Mi occupo di Motorsport da diverso tempo, ho lavorato parecchi anni in MotoGp, in Superbike e da quest'anno grazie al dottor Ceccarelli, sono nella squadra di Formula Medicine che segue il campionato di Formula Uno. Ovviamente non riesco a fare tutte le gare per ovvi motivi logistici, però faccio parte di un team condiviso che segue più team all'interno del paddock di Formula Uno».

E quindi si può dire che porta un pezzo di Parma in giro per il mondo?
«Magari mi portassi un pezzo di pane da casa, si fa per dire, perché avessi un po’ di cibo parmigiano in Qatar o dove mi trovo in quel momento, sarei molto più contento. Però sì, provo a portare quella che è la mia esperienza. All'interno del mondo del mondo Formula Medicine e ovviamente, di conseguenza, nel mondo della Formula Uno»

Riccardo Ceccarelli, come medico, ha iniziato ormai più di 35 anni fa quando ha avuto questa intuizione geniale. Oggi la struttura di Formula Medicine è qualcosa riconosciuto a livello internazionale, non solo per le corse ma anche per altri Sport.

Pensiamo soltanto l'allenamento mentale per quanto riguarda Sinner, che cosa avete imparato nel corso degli anni da questa attività estrema come il Motor Sport, che poi vi viene utile nella vostra vita professionale?
«Allora, che il dottor Riccardo Ceccarelli sia praticamente un genio mi sembra una ovvietà. Io adesso sto imparando. Sono al all'inizio della mia esperienza e sto imparando step by step a conoscere questa tipologia di piloti, questa tipologia di mondo. Venivo dalla MotoGp, dove ovviamente il fattore traumatico era il fattore principale, ogni weekend erano 30, 40 le cadute di tutti i piloti. In Formula 1 l'associazione è diversa, qui hai a che fare più con l'aspetto psicologico che traumatico rispetto alle moto. Poi abbiamo a che fare con pochissimi piloti, appena 20 contro il centinaio che corrono nelle varie categorie nelle due ruote, abbiamo però tantissimi meccanici. Quindi direi che si vive il motorsport più dalla parte del team che da quella del pilota. Nel senso che i meccanici sono delle vere e proprie squadre e quindi, così come tutta la parte del team, sono da accudire, curare e assecondare nelle loro esigenze. È un modo diverso di interpretare il ruolo del medico sportivo. E in tutto questo il dottor Ceccarelli è stato ovviamente geniale nel trovare e nel poi mutare questa sua esperienza e portarla in altri sport, in altri mondi. E di questo sicuramente gli va dato atto».

Questi piloti da corsa sono veramente eccezionali dal punto di vista mentale, hanno qualcosa in più. Oppure era vera la battuta che diceva, una volta, se sei normale non puoi fare il pilota?
«L'esperienza diretta col pilota in Formula Uno è un pochino più delicata perché raramente si hanno, per fortuna direi, eventi traumatici, quindi il pilota quando ha dei piccoli disturbi o problemi vari, sono perfettamente nella norma. Sicuramente, dalla mia esperienza precedente e con questa esperienza, ho imparato che sono sì atleti, ma di un altro tipo, hanno una stabilità mentale, una capacità di concentrazione, una capacità di focus fuori dal normale. E loro si allenano proprio su questo. L’intuizione del dottor Ceccarelli è stata di incanalare questa capacità e iniziare ad allenarla. E questo è il grande step, cioè allenare quella che è una capacità, un talento sicuramente innato. Però tu riesci piano piano a ingrandirlo se in altri sport, come per esempio il tennis, tu lavori sulla tecnica, lavori sull'aspetto fisico, qui nel motorsport devi lavorare sull'aspetto mentale e quindi è la capacità di trovare il modo in cui allenare un aspetto mentale e questo è incredibile perché ci sono margini di miglioramento impensati».

Che cosa porteresti da Parma in Formula Uno visto che c'è già un altro gruppo di tecnici conterranei, come l'ingegnere Fraboni della Ferrari o Mario Almondo di Brembo che arrivano da Parma? Come terzo moschettiere che cosa potremmo portare? Cibo, cultura?
«Allora, io sono molto fissato con il cibo. Io adesso è qualche anno che ormai manco da Parma perché per motivi professionali e familiari mi sono trasferito in Valle d'Aosta. Io porterei sempre la mia famiglia perché sono, come tutti noi italiani, un po’ mammone. Io porto in giro non solo in Valle d'Aosta, ma in giro per il mondo, quella che è l'emilianità, cioè l'essere accogliente, l'essere empatico. La capacità di legare con le persone. E da ex atleta, giocavo a rugby, posso dire che c'è una certa sensibilità che ti accomuna con gli altri atleti, quindi anche con i piloti, ma mangiare come si fa da noi, beh...»

Paolo Ciccarone

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