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Sofia Risoli: «I giocatori rispettano il mio ruolo, non ci sono preclusioni»

Sofia Risoli: «I giocatori rispettano il mio ruolo, non ci sono preclusioni»

30 Dicembre 2024, 03:01

Ha toccato il primo pallone da pallavolo in palestra quando aveva sei anni e da allora non l’ha più lasciato: palleggiatrice, libero (soprattutto), allenatrice. È l’unica donna che allena una squadra maschile tra Parma e provincia, nei campionati regionali (serie B, C e D): l’AR System Soragna. Sofia Risoli, per tutti Sofi, nata il 31 dicembre 1993, è logopedista di professione, giocatrice – «non ho ancora smesso», assicura – e allenatrice di volley per passione. Dopo le giovanili a Podenzano, suo paese natale, gioca tanti anni a Cadeo (qui le prime esperienze da allenatrice), a Codogno, con l’Inzani, a Noceto e, infine, a Soragna, dove ora vive e dove allena per la prima volta gli uomini nella stagione 2019-20. Nelle due annate successive torna in campo da alzatrice, sempre nella società soragnese, quindi è di nuovo in panchina con la squadra di Prima Divisione che porta alla promozione in D e che allena tuttora.

Sofia Risoli, pregi e difetti di allenare gli uomini?
«Sono più diretti di una squadra femminile, i problemi se li risolvono in autonomia. D’altra parte sono meno tecnici, non puoi chiedere loro di lavorare solo su un aspetto, devi sempre farli giocare un po’... (ride)».

Quale è stato il primo approccio?
«La fortuna, ma può essere anche un rischio, è che facciamo parte tutti della stessa compagnia. All’inizio ho detto che l’amicizia doveva restare fuori dalla palestra. Sono stati tutti molto bravi, rispettando il mio ruolo».

A Parma di donne capo allenatore nel seniores ci siete tu e Federica Gatti (Coop, D femminile). Perché così poche?
«Le donne si occupano molto di più delle giovanili, ma non penso ci siano preclusioni. Nel seniores non si parla di far crescere un giocatore, si fa leva su altri aspetti: è molto stimolante e divertente».

Sia lei che Gatti giocavate da libero, è un ruolo che dà qualcosa in più?
«Sicuramente un po’ di gestione della seconda linea e un’ottima lettura di gioco. Questo fa tanto».

Tra gli allenatori che ha avuto, chi le ha dato qualcosa?
«Osvaldo Tarasconi e Alberto Bertè, che ho avuto a Cadeo. Il primo mi ha insegnato la dedizione in palestra e il rispetto delle regole, Bertè il senso di appartenenza a una società. Poi quelli che hanno creduto in me e mi hanno portato a vincere campionati: Luca Papotti a Codogno, in C, categoria che non avevo mai fatto, e con cui poi ho allenato la Selezione regionale; Massimo Morabito che mi ha voluto all’Inzani nonostante fossi ferma da un anno».

Lei cosa vorrebbe trasmettere ai suoi giocatori?
«Le stesse cose e che non importa il livello e la categoria in cui si gioca: l’impegno nello sport vale tanto».

Cosa non è mai cambiato in tutti questi anni di pallavolo?
«La presenza dei miei genitori sugli spalti, nemmeno ora che alleno. Per me la partita non inizia davvero fino a quando non li vedo seduti».

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