×
×
☰ MENU

Lutto

Bruno Alfieri, una vita dietro il banco dei salumi

Bruno Alfieri, una vita dietro il banco dei salumi

06 Gennaio 2025, 03:01

Una vita intera spesa praticamente dietro il banco dei salumi, divisa fra famiglia e bottega, senza tralasciare la sistematica incursione allo stadio, perché, quando giocava il Parma, lui il grembiule lo lasciava appeso al chiodo nel retro del negozio. Era fatto così Bruno Alfieri, un uomo schietto, solare, che sapeva conquistare la simpatia dei clienti. Se n'è andato ieri mattina, dopo un breve ricovero in ospedale. Fra pochi giorni avrebbe compiuto 83 anni.

Quello di Bruno Alfieri, nato a Cortile San Martino, era un volto noto ai tanti parmigiani che passavano dalla Salumeria da Bruno, fra viale Piacenza e via Cremona, da lui fondata nel lontano 1967. «La nostra è una delle poche botteghe storiche ancora aperte in città – fa notare il figlio Massimo, che ha preso in mano l’impresa familiare e l’ha rilanciata insieme ad un socio –. La salumeria c’è ancora, ma 9 anni fa l’abbiamo trasformata nella bottega - ristorante “Alfione”».

Come tanti della sua generazione, Bruno Alfieri, che perse i genitori da giovane, si è dovuto arrangiare, si è rimboccato le maniche e a 14 anni faceva il fattorino per una salumeria. Prosciutti e salami erano già nel suo destino. «Quella di mio padre – dice ancora Massimo – è stata una vita dedicata al lavoro, cominciata come garzone in via Farini, ben prima di riuscire a coronare il sogno di aprire una bottega tutta sua. Lo ha fatto nel 1967, e per 53 anni, fino al 2020, è rimasto dietro al bancone insieme a mia madre Maria Gabriella, inseparabile compagna di una vita. In quella bottega io praticamente ci sono nato, così ho potuto mettere a frutto la mia passione per la ristorazione dando vita ad un progetto innovativo, del quale anche Bruno è stato pienamente partecipe».

Bottega e calcio, si diceva: Bruno Alfieri è stato per 40 anni in tribuna laterale sugli spalti del Tardini nel suo posto di fedele abbonato. Il suo memorabile colpo di vita è stato quando ha abbassato la saracinesca, ha affisso il cartello con la scritta «Chiuso per finale» ed è volato a Wembley per assistere al trionfo del Parma che conquistò la Coppa Uefa il 12 maggio del 1993.

Alfieri era stato in gioventù anche un discreto ciclista dilettante. Nella terza età, a ottant’anni suonati, quando ha lasciato il bancone si è incollato davanti alla tv. «Non aveva altri hobby – dice il figlio – perché il lavoro lo assorbiva molto e i suoi amici erano i clienti della salumeria. Così in questi anni si è dedicato alle sue passioni, il calcio e anche il tennis. Ha fatto in tempo a godersi il ritorno del Parma in serie A e l’irresistibile ascesa di Sinner. E aveva un’adorazione per la famiglia, in particolare per la nuora Valentina e il nipote Edoardo».

Bruno Alfieri lascia la moglie Maria Gabriella e il figlio Massimo. Le esequie si terranno mercoledì alle 14,30 con partenza dall’ospedale per la chiesa di San Leonardo, dove sarà recitato anche il rosario domani alle 20,30.

Antonio Bertoncini

© Riproduzione riservata