18ENNE RINVIATO A GIUDIZIO
Solo quando le hanno mostrato le immagini delle telecamere è crollata. E tra i singhiozzi ha guardato in faccia la realtà. Si è «arresa» davanti ai fotogrammi della violenza. Solo 15 anni, Lisa (la chiameremo così), eppure già risucchiata in un rapporto tossico. Maledettamente pieno di insidie. Presa a pugni e calci davanti a un supermercato, aveva cercato di negare dicendo che si trattava di un'altra. Ma era lei quella ragazzina. Aggredita dall'ex fidanzato, 18enne, con cui per un anno e mezzo aveva una storia fatta di litigi, addii e riappacificazioni. E, ieri, il ragazzo è stato rinviato a giudizio per lesioni aggravate. Il processo comincerà il 22 maggio.
Quel pomeriggio d'ottobre del 2023 alcuni dipendenti di un supermercato li avevano visti litigare davanti all'ingresso. Quasi riuscivano a sentirne le voci alterate, tanto i toni erano elevati. Poi i due ragazzi si erano spostati in un'area più defilata del parcheggio, ma la responsabile del punto vendita e una cliente avevano capito che la situazione poteva diventare preoccupante, così si erano precipitate fuori. Lisa perdeva sangue dal naso: avrebbero voluto aiutarla, ma lui l'aveva strattonata portandola via con sé. Così era scattata subito la chiamata ai carabinieri.
Gli occhi di chi aveva visto, compresa una ragazzina, ex fidanzata del 18enne, che conosceva Lisa. Ma anche quelli delle telecamere di videosorveglianza del supermercato. Insomma, era stato piuttosto semplice non solo risalire ai nomi, ma capire cosa fosse successo. Vedere l'aggressione, quel pugno sul volto e i calci al ventre. Eppure, quando i carabinieri avevano contattato il padre di Lisa, le sue parole erano state spiazzanti: «Mia figlia dice che non si tratta di lei, ma di un'altra ragazza che non conosce. Ha sentito parlare dell'aggressione, che però è successa davanti a un altro supermercato».
Un'altra sceneggiatura. Inventata per difendere chi l'aveva mortificata. Chi le aveva fatto del male senza nemmeno preoccuparsi di poter essere visto. Anche in caserma, appena entrata, aveva negato. Solo quando le erano state mostrate le immagini delle telecamere, era scoppiata a piangere.
La sua «confessione». Aveva raccontato di quel rapporto, tra adolescenti, cominciato un anno e mezzo prima e finito da un paio di mesi. Chiuso per una decisione di entrambi, così aveva riferito, perché lui era troppo geloso e usava «parole pesanti». Non aveva voluto andare oltre, ma poi era stato il padre a riferire gli insulti.
Una storia (apparentemente) chiusa. Eppure, quel giorno si erano visti davanti al supermercato Lisa aveva parlato di un incontro casuale: scesa dall'autobus, aveva incrociato il ragazzo e poi sarebbe iniziata la discussione. La «colpa» di Lisa? Il fatto di aver cominciato a sentirsi con un altro ragazzo. Prima gli insulti, come tante altre volte era successo, poi i colpi.
A 18 anni, in quel momento, aveva già collezionato una serie di guai: una denuncia per spaccio, un'altra per maltrattamenti nei confronti della madre e una terza perché se ne andava in giro con un coltello a serramanico. Nel gennaio dello scorso anno, tre mesi dopo l'aggressione davanti al supermercato, per il ragazzo era scattato il divieto di avvicinamento, con tanto di braccialetto elettronico. Tuttavia, quando il provvedimento è decaduto, la storia è ricominciata.
Con lo stesso copione. Una spirale di umiliazioni e un fiume di messaggi zeppi di insulti. Finiti in una nuova querela firmata dalla madre di Lisa.
Georgia Azzali
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