Lutto
All’età di 90 anni si è spento lunedì scorso Paolo Medici. Se ne va un pezzo di storia parmigiana, uno dei fondatori dell’iconica «Enoteca Medici» di via Zarotto, che dal 1952 rappresentò un punto di riferimento per i cittadini appassionati di enologia, per poi diventare l’anno scorso la nuova «Cantina» di Silvano Romani.
Nato a La Spezia, Medici trascorse tutta la sua vita a Parma e per 70 anni si impegnò, insieme ai genitori e al fratello Achille, per portare avanti l’enoteca. La passione per il vino, tramandata dal padre, fu poi raccolta anche dai suoi figli, Paola e Angelo, che vennero coinvolti nell’azienda di famiglia.
«Le persone amavano venire in negozio - racconta la figlia Paola - perché sapevano che c’era mio padre e quindi potevano parlare di qualsiasi argomento, perchè lui era molto aggiornato e amava stare insieme alla gente. Era un chiacchierone, ricordato da tutti per la gentilezza e la simpatia. Mi ricordo che quando avevo 19 anni ero andata con i miei amici in vacanza a Riccione e lui partì da Parma con il camion, che usava per il trasporto del vino, per portarci le cose necessarie per il nostro campeggio. E’ sempre stato disponibile con tutti».
Nonostante il dolore per il tumore che lo ha stroncato, Medici aveva mantenuto anche nell’ultimo periodo la sua solarità e la sua grande ironia. Oltre ai figli Angelo e Paola, il 90enne lascia anche la moglie Gianna Giovanelli, con cui ha condiviso 71 anni di grande amore, come raccontato dalla figlia: «Sono sempre stati insieme, sin da quando erano ragazzini. Erano inseparabili. Mia madre sta soffrendo tanto per questa perdita».
La passione per il vino ha segnato inevitabilmente tutta la vita di Paolo Medici, che però era anche un grande amante della storia e della musica classica. Ma ciò che lo riusciva a distrarre di più dal lavoro era il «suo» Milan, che tifava sin da bambino con grande cuore, tanto da temere lo stadio di San Siro per le troppe emozioni che gli suscitava la squadra rossonera.
Medici era particolarmente noto a Parma non solo per l’enoteca, ma anche per la disponibilità che aveva con tutti, insieme alla moglie Gianna. La loro casa in via Zarotto diventava spesso il luogo di incontro e unione per i figli e i loro amici, accolti sempre in modo ospitale con cibo e tanto calore, come raccontato da Vania Calabrese: «Conoscevo lui e sua figlia Paola da tanto tempo. Lo ricorderò sempre come la persona più buona, ma soprattutto come qualcuno da cui ricevere un abbraccio vero, sincero. Non si è mai lamentato, ha sempre cercato di far pensare agli altri che stesse bene, per non farli soffrire. Era il nonno di tutti i ragazzini che giravano in casa sua, anche di mio figlio, che lo andava a trovare in ospedale. Paolo era un eterno giovane, e qualsiasi persona di qualsiasi età poteva parlare con lui, dal ragazzino di 7 anni all’adulto di 80, era paritario il rapporto sempre. Mi commuovo pensando a lui».
Domani sera è in programma il rosario per ricordare Paolo Medici.
I funerali si terranno giovedì, alla chiesa Corpus Domini in Piazzale Rolla, alle 9.15.
Pietro Amendola
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