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LA PROPOSTA

Cavandoli: «Cancellare via Tito. Foibe, serve un cippo per ricordare le vittime»

Cavandoli: «Cancellare via Tito. Foibe, serve un cippo per ricordare le vittime»

04 Marzo 2025, 03:01

La Lega torna alla carica: cancellare via e largo Tito dalla toponomastica di Parma. Nonostante le quattro lettere che un gruppo di residenti ha inviato al sindaco, dal novembre 1998 al dicembre 2003, affinché non venissero modificati i nomi delle strade, la capogruppo leghista in consiglio comunale, Laura Cavandoli, ha presentato una nuova mozione per chiedere la cancellazione di quelle due intitolazioni.

«Vanno riconsiderate le scelte fatte in passato a favore di un capo di Stato, il maresciallo Tito, che non ebbe alcun rispetto per i nostri connazionali e che di fatto ordinò le foibe e i campi di concentramento. A Parma non si può quindi celebrare degnamente il Giorno del Ricordo, istituito dalla legge 92 del 2004, vista la presenza di via e largo Tito», afferma Cavandoli, durante le commissioni Affari istituzionali e Cultura, riunite ieri sera in seduta congiunta e in modalità online.

La storia di via Tito inizia nel 1984, quando la giunta guidata dal sindaco Lauro Grossi, per celebrare il 20° anniversario del gemellaggio con Lubiana (allora nell'ex Iugoslavia), il 30 novembre diede il via all'intitolazione di una strada nel Peep Sidoli sud al maresciallo. È invece del 15 luglio 1988 la delibera del consiglio comunale che dà il nome a largo Josip Broz Tito. Dopo pochi anni inizia però la polemica politica, che si fa sempre più incandescente a mano a mano che la storiografia fa luce sul dramma delle foibe e sull'esodo giuliano-dalmata.

I residenti però tirano il freno a mano: a loro, più che le polemiche, interessa la trafila burocratica che dovrebbero fare nel caso in cui venissero cancellate le intitolazioni al maresciallo Tito. Nella via, infatti, ci sono 170 residenti, che scendono a 55 nel largo, per un totale di 225 persone, ricorda, in commissione, Luigi Piastrini, impiegato dell'ufficio Toponomastica.

In base ai suoi calcoli, per la revisione delle due intitolazioni il Comune dovrebbe spendere 1.500 euro in raccomandate con ricevuta di ritorno e dovrebbe destinare un dipendente dell'Anagrafe, per un mese, e gli unici due dipendenti dell'ufficio Toponomastica, per due mesi, al cambio di nome della via e del largo.

La soluzione, o meglio, il compromesso, sarebbe già stato raggiunto il 17 settembre 2009, con l'intitolazione di via Martiri delle Foibe: resta la via dedicata al maresciallo, ma vengono commemorate le vittime italiane.

Cavandoli però non molla e nonostante la complessità burocratica, rivendica il dato politico: «I 225 residenti hanno le loro ragioni, ma non possono inficiare la volontà di un ente nel dare alla storia il suo giusto valore. Occorre il coraggio di governare».

Tiepida, anzi, fredda, la reazione degli altri consiglieri comunali. «La maggioranza dei residenti non era favorevole al cambio di intitolazione», sottolinea Sandro Campanini, capogruppo Pd. Anche Daria Jacopozzi, assessora alla Toponomastica, afferma: «Il 16 e il 22 dicembre 2003 i residenti manifestarono al sindaco la loro contrarietà con due lettere».

Le richieste della Cavandoli però non sono terminate. «Manca un luogo degno, una lapide, un cippo, dove poter deporre una corona di fiori per ricordare le vittime delle foibe nel Giorno del Ricordo. Il cartello stradale di via Martiri delle Foibe non è un luogo adeguato».

Su questo punto c'è un'apertura dell'assessora: «Un cippo, magari in un'area verde, per celebrare il Giorno del Ricordo? Sono più che disponibile a recepire questa proposta». Per sapere come andrà a finire, bisognerà aspettare il prossimo consiglio comunale, quando la mozione di Laura Cavandoli sarà messa ai voti.

Pierluigi Dallapina

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