Degrado
I due muratori si guardano intorno. E l'espressione sui loro volti racconta più di molte parole. «Beh, ci vorrà un po' di tempo», è la conclusione rassegnata. Con l'altro che, alla fine, si stringe nelle spalle e dopo l'ennesima occhiata alle montagne di rifiuti in giro, riassume: «Qui più che pulire occorre bonificare tutto. E non sarà facile. Sarà un lungo lavoro». Che la «casa verde» sia una ferita purulenta nel pieno centro del quartiere San Leonardo lo si dice e lo si scrive da tempo: e ora che, forse, è arrivato il momento di iniziare a guarirla occorre cautela. E pazienza.
«Per parte nostra faremo tutto quello che è in nostro potere per mettere in sicurezza il cantiere. E poi iniziare finalmente i lavori». A dirlo sono i rappresentanti della nuova impresa che dai prossimi giorni («e per tutto il tempo che sarà necessario») si occuperà di ripristinare l'abitazione abbandonata diventata cronico ritrovo per sbandati e tossici. Per chi abita intorno si tratta di un'emergenza continua.
«Siamo contenti se veramente la zona verrà rimessa in sicurezza - racconta una residente che abita nello stradello alle spalle della casa ora oggetto dei lavori -. Abbiamo fatto esposti, segnalazioni, raccolto firme, provato a coinvolgere tutti. Perché vivere in queste condizioni è inaccettabile».
E che non si tratti di un modo di dire o la lamentela dei soliti brontoloni lo rivela quello che si vede. E quello che si respira.
Il tanfo acido di urina e sporcizia aleggia ovunque e si coglie chiaramente che, anche se pare impossibile, la situazione è pure peggiorata. «Per un certo periodo le grate che avevano montato intorno alla palazzina erano servite un po' da deterrente. Ma in queste settimane hanno sfondato tutto. E adesso il viavai è senza ritegno».
Così come sono cresciuti i cumuli di immondizie lasciati in giro: «Dovremo rimuovere tutto questo per permettere agli operai di lavorare in sicurezza, senza rischiare», aggiungono i responsabili del cantiere che sanno benissimo che i primi giorni saranno i più importanti. «Dovremo sigillare tutto per fare capire ai disperati che gravitano qui intorno che la situazione è cambiata. E anche per proteggere gli impianti e i materiali che dovremo usare durante i lavori».
Come detto, una previsione sui tempi ancora non è possibile: ma l'idea è quella di rimettere tutto a posto e rendere la palazzina di nuovo abitata e abitabile. «Per il quartiere sarebbe un passo aventi importate», esclamano i residenti incrociando le dita.
Ma per una zona da troppo tempo degradata che, si spera, potrebbe trovare una nuova vita, ce ne sono altre per cui, ancora, non si vede un futuro. Uno degli esempi più eclatanti è quello della ex piscina di via Piacenza, a fianco dell'Efsa: a settembre scorso l'ex impianto sportivo trasformato in dormitorio per gli ultimi era stato sgomberato e gli accessi, teoricamente, sigillati. E' durata poco: se la porta è stata chiusa con una cancellata le vie d'accesso ora sono le finestre e all'interno si dorme e si sopravvive. Anche la zona della vasca che era stata ripulita e ora di nuovo un bivacco con resti di cibo e giacigli di fortuna.
Colpisce su un vetro un cartello: «disinfestazione in corso. Vietato l'ingresso». E' evidente che, per chi non ha nulla, come deterrente un cartello non basta e forse solo l'atteso abbattimento della palazzina - previsto sembra per dopo l'estate - risolverà il problema. O meglio: forse lo sposterà visto che chi si rifugia qui dovrà andare altrove, magari all'ex scalo merci, alle antiche stalle di Maria Luigia o in una delle molte case abbandonate che si trovano nella prima periferia. Abbandonate dai residenti, si intende, non dai disperati che vi si rifugiano. Almeno fino alla prossima bonifica.
lu.pe.
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