VIA EMILIO LEPIDO
«Sei mio fratello, sei mio fratello». Ma più che un invito a passare la serata insieme, un affronto. La prima scena di quel cortometraggio di violenza in un bar vicino all'arco di San Lazzaro, nella notte tra il 17 e il 18 ottobre scorso, l'aveva raccontata così Ervin Sula, 38enne, albanese, piccolo imprenditore edile. Perché qualche minuto dopo se l'era ritrovato ancora davanti a sé il «fratello». Gli aveva ripetuto di allontanarsi, di lasciarlo in pace, ma l'altro aveva sfoderato un coltello: sei colpi tra il collo e il volto.
Accusato di tentato omicidio, Zouhair Foudal - 32enne, marocchino - è stato condannato a 9 anni. La scelta del rito abbreviato gli ha consentito di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. La pm Sara Faina aveva tuttavia chiesto una condanna a 14 anni, ma il gup, pur riconoscendo la recidiva, per i vari precedenti di Foudal, ha fatto cadere l'aggravante dei futili motivi. In carcere dalla fine dello scorso novembre, quando era stato arrestato dalla squadra Mobile, è stato anche interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e legalmente per la durata della pena.
Quella sera Sula era arrivato tardi nel locale, insieme a un'amica con cui prima era andato a cena in pizzeria. C'era parecchia gente al bar. Un drink, e poi la ragazza aveva cominciato a giocare alle slot. Ma poco dopo si era avvicinato Foudal con un atteggiamento di sfida: un tipo che Sula aveva incrociato altre volte in quel locale, ma che non conosceva. «Mi girava intorno dandomi fastidio», ha poi raccontato ai poliziotti. E aveva cominciato a urlare quelle parole insensate: «Fratello, fratello».
Una situazione surreale. Ma Sula aveva percepito che la tensione stava salendo. Forse l'altro aveva bevuto. E lui stesso, dopo il primo drink, aveva deciso di allontanarsi verso il bancone per prendere due birre: una per sé e una per l'amica. Foudal sembrava essere sparito in quel momento, ma nel giro di pochi istanti l'aveva visto rientrare nel bar e andare verso la zona delle slot machine. Ma era a lui che puntava: prima una spinta, mentre Sula si faceva in avanti, poi la lama nella mano destra che si avvicinava e colpiva: al volto, alla gola e sul lato sinistro del collo.
Fendenti pericolosissimi, ma il coltello fortunatamente non era penetrato in profondità, tanto che la prognosi del Pronto soccorso non supererà i 20 giorni. Sula aveva reagito, era riuscito a far partire un calcio e un pugno che avevano fatto cadere Foudal. Dall'area delle slot, i due si erano spostati verso l'ingresso e poi nella zona esterna del dehor, come hanno ripreso le telecamere del locale. «Quando ero a terra, mi aveva colpito con il coltello anche due-tre volte alla coscia sinistra - aveva spiegato Sula ai poliziotti -. Ma anche una donna, forse la sua compagna, mi tirava dei pugni alla spalla, forse per farmi perdere l'equilibrio».
Fuori dal dehor, poi, tutti e due erano finiti a terra, ma Sula era riuscito a rimettersi in piedi. Era fuggito, poi era tornato sui suoi passi. Di nuovo nel locale, mentre di Foudal non c'era più traccia. Men che meno all'arrivo, poco dopo, dei poliziotti, chiamati dallo stesso Sula. Nessuno aveva dato l'allarme prima, e così il questore aveva fatto chiudere il bar per una settimana.
All'identificazione di Foudal, invece, la polizia è arrivata poco dopo. C'erano le immagini delle telecamere e, soprattutto, la sua foto segnaletica era già inserita da tempo nel Sistema informativo. Sia Sula che la barista, poi, non hanno avuto difficoltà a riconoscere il volto di Foudal tra le immagini mostrate. E lui? Non era andato lontano. A fine novembre, dopo l'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, è stato arrestato a Campegine.
Georgia Azzali
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