Le proteste dei genitori esasperati
Caterina è la mamma di due bimbe. E anche se prova a giocare la carta dell'ironia è evidente che non ha nessuna voglia di scherzare: «Ormai voler affidare i propri figli all'asilo e alle scuole dell'infanzia è come puntare su una lotteria: per vincere devi avere molta fortuna».
Una rassegnata constatazione che questa mamma sottolinea di condividere con troppe altre famiglie esasperate: «Le liste d'attesa sono interminabili e riguardano un numero inaccettabile di bambini – prosegue sottolineando che non basta essere precisi e rigorosi per ottenere risposte. - Nonostante iscrizioni puntuali e il rispetto delle procedure burocratiche, ci troviamo ancora oggi senza risposte e costretti a vivere nell’incertezza. Frasi come “Vedrà che scaleranno posti entro l’estate” non bastano più: un genitore ha il diritto di potersi organizzare».
Un'osservazione che viene ripetuta da un'altra mamma che racconta il proprio esemplare caso: «Il mio bambino per il terzo anno non è stato accettato e quindi mi sono dovuta rivolgere ad un asilo privato: il risultato è che sono stata costretta a pagare una retta di 800 euro al mese».
Un salasso per molti insopportabile e che, secondo il racconto dei genitori, non nasce dalla considerazione che una famiglia possa o meno farsi carico del costo. «Non è l'Isee che decide, ma si va in base a punteggi che tengono conto di molti aspetti. E che penalizzano troppi».
Tanto che, è lo sfogo finale, ci sono mamme che si vedono costrette a lasciare il lavoro per accudire i bambini. «Un genitore non può sentirsi dire che “se non può permettersi 800 euro al mese per un nido privato, forse non doveva fare figli”. Sappiamo che non si tratta di scuola dell’obbligo, ma ciò non toglie che sia essenziale. Lo dicono psicologi, pedagogisti, istituzioni europee. Non è obbligatoria per legge, ma è necessaria per garantire pari opportunità».
Quello che colpisce è che non si tratta di un problema di pochi. Ma di un'emergenza che coinvolge moltissime famiglie: e spinge, amaramente, sempre più giovani coppie a procrastinare il momento di avere bambini. Ed in alcuni casi a rinunciare a questa scelta fondamentale.
«Che si tratti di un argomento di grande rilevanza è evidente e anche per questo ho chiesto alla Regione di accedere ai dati per poter capire l'entità del fenomeno e provare a proporre correttivi - spiega Pietro Vignali, capogruppo in Consiglio comunale e consigliere regionale per Forza Italia. - Il dato che per primo colpisce è che le cifre fornite dal Comune e quella della Regione sono differenti: e paradossalmente quella che arrivano da Bologna sono migliori di quelle che vengono pubblicate dall'Amministrazione locale. In ogni caso, differenze a parte, una cosa è chiara: la situazione è grave. E troppi bambini rimangono in attesa senza avere il posto all'asilo e nella scuola dell'infanzia».
Un destino, come detto, comune a molti. Secondo i dati forniti, infatti, le domande per gli asili nidi sarebbero state oltre 1470: per circa 710 bambini però non è stato trovato il posto. Come dire: uno su due resta escluso.
«E non bastano i trionfalistici annunci di due nuovi asili in costruzione: saranno pronti solo tra due anni e offriranno circa 160 posti in più. Viste le liste attuali non risolveranno nulla», prosegue Vignali che propone un'altra via. «Negli altri comuni della regione, dove tra l'altro le rette degli asili comunali sono più basse e le liste d'attesa nettamente inferiori, sono attivi sistemi integrati che prevedono le convenzioni con le paritarie. Questo metodo c'era anche a Parma ma la giunta Pizzarotti lo ha cancellato facendo perdere un decennio. Anche la giunta Guerra ha sprecato almeno un biennio e ora ha iniziato a attivare convenzioni ma nel frattempo il problema è cresciuto a dismisura. Non lo dico io ma i numeri: quelli della Regione, lo certifica il Sistema informativo dei Servizi per la prima infanzia, mostrano liste di attesa a Parma per oltre 533 bambini mentre a Modena sono 205 e a Bologna 146».
La conclusione, amara, tocca di nuovo a Caterina, la mamma delle due bambine: «La pazienza delle famiglie non è infinita, così come non dovrebbero esserlo le liste d’attesa. Qui, crescono le promesse e i bambini. Gli unici che non aumentano sono i posti negli asili».
r.c.
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