Il menestrello
Addio a uno degli ultimi menestrelli. Mario La Franca aveva 79 anni e con la sua armonica a bocca incantava Parma. E non solo.
Nato il 20 marzo del 1946 in vicolo Borri, aveva studiato fino alla quinta elementare alla Pietro Giordani di via Paciaudi. Nel 1970 il matrimonio nella chiesa di Madregolo con Maria Danini, dalla quale ebbe l'adorata figlia Prisca. Mario La Franca si definiva un artista, al di là del lavoro e amava dire che aveva fatto un po' di tutto. Un uomo indipendente, come i suoi cani Fox terrier. Soprattutto, uno spirito libero. La Franca era il mitico «direttore» dell'orchestra «Mille litri». Aveva imparato a suonare a 5 anni e l'orchestra per lui era diventata una filosofia di vita. A volte era la musica, altre volte erano le sue storielle, con cui raccontava una Parma che non c'è più. E con quell'armonica a bocca o con il suono che usciva soffiando in una marmitta sapeva portare il buonumore: «L’armonica a bocca ha caratteristiche inconfondibili che richiedono passione e pazienza - aveva dichiarato in un'intervista alla Gazzetta di Parma -; pur restando fedele alla tradizione, credo abbia una dignità paragonabile a quella di tutti gli altri strumenti, ma sbaglia chi con l’armonica ricerca raffinate esecuzioni classiche, perché la sua gamma estensiva si esplica nel regno della musica popolare».
Un filosofo, per l'appunto, sempre in tournée: «È nato monello e muore monello, come un "ragazzo" dei borghi - dice il giornalista e amico fraterno Lorenzo Sartorio -. Faceva parte dell'ultima pattuglia della parmigianità. Cresciuto in vicolo Santa Maria ("cul di sacco"), Mario ha iniziato a lavorare da bambino come garzone in un forno in borgo Bicchierai e da lì ha fatto tanti mestieri: lo "sgombratore di solai e cantine", insuperabile "grotadòr" (e cioè pescatore con le mani nei fondoni della Parma ), "cacciatore di lombrichi" di cui forniva i negozi di articoli per la pesca. "Bel cme ‘l sól" e anarchico nel senso buono, è stato l’anima e il direttore della storica orchestra Mille litri, che lui non ha fondato ma ha avuto la forza e il talento di tenerla in vita. Un virtuoso dell’armonica a bocca, che non conosceva la musica ma che quando suonava incantava. E alle fiere di San Giuseppe non mancava mai: una volta però i vigili urbani lo fecero sloggiare dalla postazione che si era preso in via D'Azeglio per suonare perché non aveva l'autorizzazione. E Mario questa cosa non l'ha mai digerita: c'era rimasto malissimo. La Mille litri aveva sede in piazzale Santa Croce di fianco all'edicola. E Mario arrivava con il suo camioncino, dove aveva installato una bombola a gas e un fornello, su cui per la Vigilia di Natale cucinava i famosi anolini nel brodo di verdura, una sua invenzione per mangiare da magro. Ha suonato ovunque con l'orchestra, nei circoli, nelle osterie, ma anche in Lunigiana e nei posti di villeggiatura. Un'orchestra che raccoglieva personaggi caratteristici, proprio come lui».
Nella Mille Litri c'erano infatti Carlo Sacchetti (chitarra), oltretorrentino di via Bixio, il taciturno Franco Ferraguti, ex pugile e muratore all’antica (voce), Francone Dodi, il gigante buono e un tempo venditore ambulante di alberi di Natale e fiori, Orio Barvitius, figlio del mitico Elico, strillone della Gazzetta anni Sessanta, e Luca Longhi (chitarra), che suonava, cantava e raccontava barzellette senza mai scomporsi.
«Con la morte di Mario La Franca - conclude Lorenzo Sartorio - se ne va una delle figure storiche di Parma, come Corradone Marvasi, Walter Ferrari, il fornaio Gianni di via Bixio, Gigèt Mistrali, Claudio Mendogni, Giuliano Mazzera e Adriano Catelli. I veri paladini della parmigianità».
L'ultimo saluto a Mario La Franca di terrà domani nella camera mortuaria dell'ospedale Maggiore dalle 8,45 alle 10,15.
Mara Varoli
© Riproduzione riservata
Contenuto sponsorizzato da Fepa Spa
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata