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Salasso per le famiglie

Caro libri, aumenti oltre il 5%. La spesa? 700 euro per studente

Caro libri, aumenti oltre il 5%. La spesa? 700 euro per studente

11 Agosto 2025, 03:01

Ormai solo un mese ci separa dal ritorno alla routine. Settembre per i più giovani significa solo una cosa: la scuola ricomincia.

Nuovi insegnanti, nuovi orari, nuovi amici. Ma per le famiglie significa anche nuove spese. Tra le maggiori quella dei testi scolastici. Secondo uno studio dell’associazione dei consumatori Adoc, quest’anno il costo per libri di testo e materiale scolastico potrebbe arrivare fino a 700 euro per studente.

Per questo motivo i rincari sono finiti sotto la lente dell’Antitrust. L’Agcm ha evidenziato come dal 2019 a oggi, il prezzo medio dei manuali sia aumentato del 4% per le scuole medie e di più del 5% per le superiori.

Tommaso Raggi, responsabile della libreria Il Libraccio di Parma, parla di una crescita costante, che ogni anno si traduce in un incremento di 50-60 centesimi sul prezzo di copertina, con punte che in alcuni casi superano anche l’euro. Una maggiorazione che finisce per pesare su una spesa finale già importante. Se per le elementari infatti i costi sono contenuti, per la scuola secondaria di primo e secondo grado l’onere si fa decisamente più alto.

«Uno studente di prima media spende in media dai 250 ai 300 euro», continua Raggi. E 300 euro è proprio il limite di spesa consentito per il primo anno della scuola secondaria di primo grado. Esistono infatti dei tetti definiti dal ministero dell’Istruzione, invariati da 11 anni, che oscillano solamente sulla base dell’inflazione. Ma in 11 anni il costo dei volumi, come quello della vita, è cambiato. Le scuole si trovano in difficoltà nel rispettare queste soglie, e cercano soluzioni alternative. Spesso ai libri cartacei vengono affiancati testi digitali che richiedono una spesa minore. Una pratica particolarmente diffusa è poi quella di indicare alcuni volumi come «consigliati» invece che «obbligatori», così da escluderli dal conteggio ufficiale. Il problema è che questi libri vengono poi richiesti in classe e i genitori si trovano a doverli comprare in un secondo momento. «Tra i vari manuali e dizionari uno studente del primo anno del classico spende, di solito, più di 500 euro», afferma il responsabile de Il Libraccio di Piazza Ghiaia. Questo nonostante il tetto massimo previsto si aggiri intorno ai 350 euro. Andrea Ricchetti, socio di «TuttoLibri», sottolinea come la spesa vari sensibilmente in base all’indirizzo: il classico risulta il più oneroso, mentre gli istituti professionali richiedono investimenti più contenuti per l’acquisto dei libri. Il proprietario della libreria Universitas, Davide Scilabra, attribuisce l’elevato costo non solo al numero dei testi richiesti, ma soprattutto al prezzo dei singoli volumi adottati nei licei, che, in alcuni casi, arrivano anche a 40 euro. A confermare i numeri è Francesca, madre di una studentessa appena diplomata al liceo classico Romagnosi di Parma: «Il primo anno è stato il più impegnativo dal punto di vista economico, abbiamo speso circa 600 euro, e parliamo di qualche anno fa». Molte famiglie, per limitare le spese, si affidano ai supermercati che offrono servizi di prenotazione con sconti del 15%, se non superiori. Ciononostante, il mercato dell’usato resta l’alternativa più vantaggiosa, con prezzi talvolta dimezzati rispetto al nuovo. Secondo i rivenditori, la domanda di libri di seconda mano è costante e in crescita, ma soddisfarla non è sempre possibile. Andrea Ricchetti osserva che le lamentele più frequenti da parte dei clienti riguardano proprio l’introduzione di nuove versioni da parte delle case editrici, che impediscono il riutilizzo dei testi già esistenti.

Addirittura, secondo i dati dell’Antitrust, per il primo anno delle scuole medie e superiori la percentuale delle nuove edizioni raggiunge il 35%. Non solo le nuove edizioni, ma anche «le nuove adozioni da parte degli insegnanti», precisa Scilabra, diventano un ulteriore ostacolo all’acquisto di libri di seconda mano.

Insomma, tra cambi di indirizzo, spese impreviste per testi «facoltativi» che si rivelano indispensabili, e una caccia continua alle offerte migliori, forse settembre non è il vero simbolo dell’esborso scolastico. Forse sarebbe più appropriato parlare di una vera e propria «stagione» che, quest’anno, rischia di essere più pesante del solito.

Elena Mangiarotti

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