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FESTIVAL VERDI

Il baritono Kiria: «Sarò Falstaff al Regio, un'emozione speciale»

Il baritono Kiria: «Sarò Falstaff al Regio, un'emozione speciale»

01 Ottobre 2025, 03:01

Nel Festival Verdi del 2017 aveva già preso parte all’allestimento di «Falstaff» che tornerà in scena al Regio a partire da venerdì alle 20 allora in cartellone era indicato con il più formale nome «Mikheil». Ora il baritono georgiano Misha Kiria, dopo aver avviato una brillante carriera che lo ha portato a ricevere consensi sui più importanti palcoscenici internazionali, tornerà sul palco del Regio per interpretare questo impegnativo personaggio.

Quali sono le difficoltà e quali le soddisfazioni del ruolo di Falstaff?
«La difficoltà più grande è che Falstaff è un ruolo molto complesso: non è soltanto un personaggio buffo, ma un uomo pieno di colori e sfumature. Richiede grande controllo vocale e anche presenza scenica, ma senza mai esagerare, bisogna trovare la giusta misura. Poi c’è il testo di Boito, ricchissimo e raffinato, che per chi non è italiano è ancora più impegnativo, perché va studiato con molta cura. La soddisfazione, invece, è enorme: cantare Falstaff è un piacere continuo. Ti trasformi, giochi, ti diverti con i colleghi in scena. È un ruolo che non ti lascia mai rilassare, ma ti regala anche una libertà rara di interpretazione, sempre però dentro lo stile verdiano. Puoi essere ironico, teatrale, ma anche molto umano».

Aveva già interpretato questo ruolo? Quale tassello si è andato ad aggiungere alla sua interpretazione in questa produzione?
«Ho debuttato Falstaff nel 2017 proprio con questa produzione al Festival Verdi. Dopo quel debutto l’ho portato in altri teatri, tra cui Teatro Real di Madrid, nella regia di Laurent Pelly, poi anche in tournée nelle Marche e in diverse scene europee. Ogni volta che affronti una nuova produzione impari qualcosa di diverso, nuove idee, nuove letture del personaggio. E con il tempo, con l’esperienza e anche con l’età, Falstaff cresce insieme a te. Oggi lo sento più maturo, più profondo, con più sfumature. Per me è stato molto importante anche aver vissuto tre anni a Milano, presso Casa Verdi, insieme a musicisti anziani che conoscevano bene quella tradizione. Il contatto quotidiano con loro mi ha dato una comprensione più viva e autentica del mondo di Verdi, che porto sempre con me quando interpreto questo ruolo».

Per un interprete cosa vuol dire cantare Verdi a Parma?
«Cantare Verdi a Parma è un’emozione speciale. Qui il pubblico conosce Verdi a fondo, lo sente come parte della propria vita. Per questo è una grande responsabilità, ma anche un privilegio. Ogni nota, ogni parola hanno un peso particolare, arrivano in maniera diversa. Parma è la casa di Verdi, e chi canta qui sente un’energia unica».

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