FIDENZA
Una mano sul fianco tentando di tamponare la ferita. Da casa, aveva fatto quei pochi passi fino alla Caritas per chiedere aiuto. Il respiro affannoso, le parole che uscivano a stento, eppure era riuscito a sussurrare ai carabinieri, chiamati dagli operatori del 118, il nome di chi l'aveva aggredito. Mohamed Hassane, egiziano, 33 anni, il coinquilino con cui condivideva un appartamento in via Arnaldo da Brescia: era stato lui, così aveva spiegato ai militari, ad affondargli un coltello di 30 centimetri nel fianco. Accusato di tentato omicidio, è stato condannato dal gup a 9 anni. La scelta del rito abbreviato gli ha consentito di poter beneficiare dello sconto di un terzo della pena.
Lui e l'ex collega. Dividevano l'appartamento e spesso anche le giornate al lavoro, perché sia Hassane che il coinquilino - 25 anni, originario del Sud - lavoravano come camerieri in un locale di Fidenza. Una convivenza senza particolari problemi fino al 26 maggio scorso, o almeno è ciò che è emerso durante le indagini. Nemmeno il 25enne ha saputo indicare con certezza il perché di quella coltellata improvvisa. Sicuramente, però, i rapporti tra i due da alcune settimane si erano raffreddati. «Lui voleva portare a casa la sua ragazza che, però, visto che è musulmana, non doveva essere vista da nessuno - ha raccontato il ragazzo ai carabinieri -. Io dovevo partire per la Basilicata, ma poi non sono riuscito a fare il biglietto per quel giorno stabilito. L'avevo avvertito, però lui ha cominciato a mandarmi messaggi pieni di insulti e poi mi ha bloccato».
Non era partito nella data che avevano inizialmente concordato, tuttavia si era poi messo in viaggio. Una breve vacanza in famiglia, e poi era tornato a Fidenza per riprendere il lavoro. Era rientrato in città il 26 maggio, la mattina presto. Immaginava che il risentimento fosse sparito. Che ci fosse modo di chiarirsi, ammesso che Hassane fosse ancora irritato per la sua partenza posticipata. Invece, nel pomeriggio, non c'era stato quasi nemmeno il tempo di provare ad affrontare l'argomento. Non solo lui non era il benvenuto in quella casa, ma al primo incontro i toni si erano immediatamente accesi. Aveva intravisto la lama e subito aveva sentito quel colpo deciso sul fianco sinistro, vicino alla milza.
Il sangue aveva cominciato a uscire. Copioso. Sentiva dolore e vacillava, ma aveva raccolto tutte le forze rimaste per imboccare le scale. E Hassane, coltello in mano, l'aveva inseguito fino all'ultima rampa. In ciabatte, a torso nudo, aveva fatto marcia indietro solo quando l'aveva visto allontanarsi.
Pochi passi, urlando. Chiedendo aiuto. Alcuni operai, che stavano lavorando nel cantiere per la ristrutturazione della sede della Caritas, si erano subito avvicinati tentando di tamponare la ferita. Quando poi erano arrivati i carabinieri, lui non aveva avuto alcuna esitazione. «E' stato Mohamed, il mio coinquilino».
Era ancora a casa, qualche minuto dopo, quando i carabinieri hanno suonato: torso nudo, stessi jeans, identiche ciabatte.
Georgia Azzali
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