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Intervista

Simone Rubino, talento delle percussioni, con la Toscanini: «Il suono e il linguaggio del corpo»

Simone Rubino, talento delle percussioni, con la Toscanini: «Il suono e il linguaggio del corpo»

20 Ottobre 2025, 03:01

Simone Rubino, 32enne promessa mantenuta delle percussioni, carriera avviatissima di musicista, compositore e docente in Germania, torna, dopo una manciata di anni, a Parma ospite della Toscanini per il concerto inaugurale della Stagione del mezzo secolo sabato 25 ottobre alle 18 al Paganini (anteprima giovani venerdì 24 alle 20.30). La Filarmonica, diretta da Alpesh Chauhan (a proposito di ritorni...), eseguirà Cajkovskij, la Sinfonia n.4. In apertura il concerto per percussioni e orchestra «The Tears Of Nature» (Le lacrime della natura) del compositore cinese Tan Dun.

Maestro Rubino, il concerto di Tan Dun è stato definito «ammonitore»: riflette sulle grandi tragedie naturali. Qual è il tipo di coinvolgimento emotivo e tecnico nell'interpretarlo?

«Sicuramente è un concerto in cui il compositore stesso ha permesso allo strumento, ai diversi strumenti a percussione coinvolti, di trovare una parte più espressiva rispetto a quella che conosciamo abitualmente. Ad esempio, il primo movimento, con i timpani, rappresenta la parte forse più brutale della natura, ma anche qui dello strumento viene sempre fatto emergere un lato molto intimo e espressivo».

Come sarà la relazione con l'Orchestra?

«Io sarò il solista, un paio di volte andrò a duettare con i colleghi percussionisti della Filarmonica. Durante il mio set-up da solista mi troverò a “girare” per suonare diversi grandi strumenti contemporaneamente. Diciamo che l'atto performativo può a volte richiedere movimenti più rotondi».

Un aspetto visivo che supporta l'aspetto sonoro, come una sorta di “danza”?

«Non so se è una danza, poi non so esattamente che cosa significhi danza, nel senso più etimologico. Sicuramente il movimento ha una valenza fondamentale per l'emissione del suono. Le percussioni sono gli unici strumenti che non possono sostenere il suono, a differenza degli archi, dei fiati o del canto. Allora questo sostenimento spesso viene ripreso dal movimento, dal linguaggio del corpo. Le percussioni fanno “pa- pa- pa-». Il suono finisce lì, con il colpo. Però ovviamente la musica non è solo colpo, non è solo attacco, è molto di più. E spesso quello che i percussionisti fanno, anche intuitivamente, è semplicemente prolungare questo suono attraverso il linguaggio del corpo».

Tornando a Tan Dun, egli afferma che «la minaccia alla nostra sopravvivenza siamo noi stessi». Lei ha scelto questo concerto per le qualità musicali o anche per una coincidenza di pensiero con l'autore?

«Non è stato il motivo primario della scelta ma concordo. E sicuramente credo che sia sempre importante educare le persone sin dai primi anni di vita all'ascolto, perché se noi sapessimo ascoltarci - prima di tutto noi stessi, poi gli altri - non avremmo il problema della minaccia della distruzione. Faccio un esempio: dico sempre a mia moglie che dopo sei ore di insegnamento qui all'Università di Berlino sono distrutto, molto di più che se avessi fatto un lavoro anche più impegnativo ma da solo. Questo perché l'insegnamento richiede profondità di ascolto. E profondità di analisi e pensiero critico: tutte azioni molto connesse proprio alla qualità e alla capacità di ascolto. Non a caso diciamo che i compositori sono gli ascoltatori più bravi che esistono».

Extra concerti, parteciperà ad alcune iniziative più “sociali”. Mercoledì alle 18 sarà alla libreria Feltrinelli per «Quali libri leggono i musicisti?» e porterà «12 regole per la vita» di Jordan Peterson, «Delitto e castigo» di Dostoevskij. Cosa rappresentano per lei questi due libri?

«Sono due libri per me molto rappresentativi. Quello di Peterson, psicologo, è più relativo all'atto concreto del pensiero. L'atto del pensiero è molto complesso e credo che con questo libro sono riuscito a migliorarlo: questo nella musica è molto importante. Ugualmente mi è sembrato molto affascinante il pensiero psicologico che c'è dietro uno scrittore come Dostoevskij».

Biglietti acquistabili online su ticket.latoscanini.it o in biglietteria. Per informazioni: 0521 391339.

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