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Goggia al cancelletto: «Parto felice e carica al massimo»

Goggia al cancelletto: «Parto felice e carica al massimo»

25 Ottobre 2025, 03:01

«Mi chiamo anche io Sofia, mi firmi il casco?». «Certo, grazie». Goggia ringrazia tutti, i tanti bimbi in primis che – armati di pennarello – le corrono incontro per un autografo alla vigilia della nuova stagione che scatta oggi da Soelden con il gigante femminile (dirette Tv Rai ed Eurosport 10 e 13). Con lei ci saranno 8 azzurre ma non Marta Bassino e Federica Brignone. Il tridente della valanga rosa parte senza due punte: Marta Bassino out a poche ore dalla partenza della Coppa è la batosta più dura. «Indubbiamente - dice -: ricordo un suo abbraccio ai Mondiali di Cortina nel 2021, ero in stampelle, c’era il Covid. Idealmente le rimando quell’abbraccio che è di tutte noi».

Con Federica Brignone out, la capo squadra è lei.

Tutti mi parlano di pressione. In attesa, però di rivedere Fede in pista per «dividerci» le responsabilità, penso che Brignone ci abbia insegnato, proprio lo scorso anno come mantenere il focus su ogni gara, dando il 100%. Così si arriva a grandi obiettivi.

La pressione è sempre negativa?

Se ce l’hai o te la mettono significa anche che sei uno che si può giocare qualcosa di buono. Quindi dipende.

Business as usual oppure, anche dopo anni ai vertici, c’è emozione alla vigilia di un nuovo anno?

Faccio il lavoro che mi piace e lo faccio da 18 inverni.

Si sente maggiorenne?

Più libera sì, ho imparato ad accettarmi anche nelle mie spigolature.

Lei è una lady over 30: che cosa augura ai più giovani nella stagione delle Olimpiadi in casa?

Vorrei che tutti parlassimo di orgoglio e gioia per questo 2026 che ci darà la possibilità di gareggiare in casa per una medaglia a Cinque Cerchi. I primi ricordi dei Giochi per me risalgono proprio alla Tv che mandava le immagini di Torino 2006. Ora ci sono dentro.

Si sente favorita per la velocità, senza Shiffrin, senza Venier.

Con Gut all’ultima stagione, Vonn che ricomincia da un podio over 40, le altre americane, svizzere ed austriache, parto felice di aver avuto una buona primavera con tanti test materiali e una buona preparazione estiva, senza intoppi.

Cortina è davvero la sua pista preferita?

C’è il boato del pubblico che ti avvolge e ti carica. Ma soprattutto c’è quella seggiovia all’alba che sale alle Tofane. Sono sensazioni che mi fanno sentire la fortuna di fare questo lavoro.

Coppona o Giochi?

Ve lo ripeto ogni anno, per vincere la Generale servono tre discipline. A me poi occorre un rendimento solido e costante in gigante. Però è giusto sognare.

Coppa e Giochi nel 2026, oro mondiale nel 2027: è un buon progetto?

Diciamo che ho voglia di sciare ancora per due stagioni, dai.

Entro il 2027 nel palmares ci sarà la laurea?

Mi manca un esame in Scienze politiche e poi la tesi: Soft power e propaganda nei Giochi olimpici dall’antica Grecia ad oggi, passando anche per le ultime edizioni con il problema degli atleti russi.

Dopo le tragedie di Lorenzi e Franzoso, che cosa si può fare per la sicurezza?

La morte di Matteo (Franzoso, ndr.) è stata terribile, ingiusta. Il nostro lavoro è sciare, ma sono certa che le aziende sapranno utilizzare al meglio la tecnologia moderna, così come è stato con l’air bag o le tute anti taglio. Certo poi se ci sono delle regole…

Bisogna rispettarle

Lo scorso anno l’air bag è diventato obbligatorio in gara, ma poi si poteva derogare facilmente. Quest’anno si va verso l’obbligatorietà anche in allenamento. Vedremo.

Attrezzature a parte, servono anche piste sicure con gli stessi standard fra gara e training?

È una questione che sappiamo tutti. Un po’ le velocità sono cambiate e servono vie di fuga più ampie. Un po’ in gara c’è un «esercito» di organizzatori che tira e fissa km di reti alla perfezione. Quando ci alleniamo, questo compito è affidato ai coach. Non vanno lasciati soli, vanno supportati. Servono appunto degli standard.

Molti ex atleti si sono dedicati proprio a questo, dai caschi di Ligety, agli sci di Hirscher, alle linee di abbigliamento: può essere un’idea anche per la sua seconda manche di carriera?

No, non credo. Può essere stimolante, ma non fa per me. Non so nemmeno se resterò nel mondo dello sci. O meglio: lo sci sarà sempre la mia vita, ma mi piacerebbe fare anche altro nella vita.

Lucia Galli

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