Domani messa in San Sepolcro
Sono trascorsi 110 anni dalla nascita di don Ennio Bonati, grande figura del clero parmigiano, scomparso 35enne il 26 febbraio 1950, dopo tre anni di straziante malattia. Artefice della rinascita dello scoutismo parmense, durante la resistenza aveva ricoperto l’incarico di cappellano del battaglione delle squadre d’azione partigiane. Per ricordare la sua testimonianza di fede a 110 anni dalla nascita, domani alle 18.30 nella chiesa di San Sepolcro il vescovo Enrico Solmi celebrerà una messa solenne. Al termine sarà scoperta una lapide in memoria di don Bonati.
Nato a Fraore
Nato a Fraore, don Bonati era sesto di otto fratelli. A 12 anni entra in Seminario. Nel 1935 i superiori lo mandano a Roma per compiere gli studi teologici alla Pontificia Università Gregoriana. Viene ordinato prete il 10 Aprile 1939 nella chiesa di San Pietro, e torna da Roma nel maggio 1940 avendo conseguito la laurea in Teologia. Il primo incarico è quello di coadiutore nella parrocchia di San Sepolcro per alcuni mesi; poi vice Cancelliere vescovile, vice Assistente della Giac (Gioventù di Azione cattolica) e della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) nonché Consorziale della Cattedrale. Nel periodo fascista, quando lo scoutismo fu vietato dal regime, don Bonati prosegue l’attività scout a Parma unendosi alle Aquile Randagie, movimento scout clandestino fondato originariamente a Milano. Durante il periodo bellico e sopratutto nella fase più acuta della lotta di liberazione, si dedica con generosità in favore dei perseguitati e dei detenuti politici. Non bada a difficoltà e a rischi pur di salvare la vita delle persone che gli vengono raccomandate.
Il prete scout
Don Bonati nei primi anni Quaranta dedica tempo ed energie alla rinascita dello scoutismo cattolico. Il primo gruppo scout trova sede nella sua abitazione di borgo Piccinini, quando è ancora cappellano della chiesa di San Sepolcro. Alla fine della guerra fonda il riparto Parma 3 «San Giorgio» con Giampaolo Mora e Luigi Andreoli e successivamente insieme ad Alda Lagazzzi fonda il Movimento scout cattolico femminile dell’Agi (Associazione guide italiane) che dopo la sua morte viene trasferito nel monastero di San Giovanni e affidato alla guida spirituale di Padre Paolino Beltrame Quattrocchi.
Lento martirio
Don Andrea Maggiali, ricordando don Bonati, scriveva: «Nominato Assistente degli Esploratori cattolici, dedicherà la parte migliore delle sue energie a questi, finché il sopraggiungere e poi l'accentuarsi della malattia non lo costrinse ad abbandonare ogni attività. Tre anni di sofferenza con la progressiva incapacità di muovere le braccia, le gambe, il tronco. E mai una parola di lamento. Sempre sereno, contento, pronto a consolare piuttosto che ad essere consolato. Raggiante di gioia quando qualche amico prete andava a celebrare vicino al suo letto di dolore».
Chiesa in lutto
La sua morte fu un lutto di tutta la Chiesa di Parma. A don Bonati portarono il loro saluto molti sacerdoti, tutti i seminaristi, molti partigiani, ma sopratutto i «suoi» scout e una folla straordinaria. Monsignor Evasio Colli, ricordando la figura di don Bonati, disse con parole profondamente commosse: «Vorrei che tutti i preti fossero spiritualmente così».
Luca Molinari
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