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Intanto il Teatro Due preannuncia ricorso

La testimonianza delle attrici molestate dal regista

La testimonianza delle attrici molestate dal regista

di Luca Pelagatti

07 Dicembre 2025, 09:20

Hanno voci armoniche e ben modulate, come è logico per chi dà del tu al palcoscenico. Ma il tono no, quello è diverso: rigato dall'emozione, intriso di una commozione che non è copione. Ma viene da dentro.

D'altra parte Federica Ombrato e Veronica Stecchetti ieri mattina non erano in città per recitare una parte: ma per raccontare la propria vita. Non tutta certo, solo quella legata a quei giorni sbagliati del 2019, quando sono arrivate a Teatro Due per tuffarsi in un corso di formazione per professioni teatrali. C'era il supporto della Regione e c'erano ventidue artisti: dodici attrici, sei attori, due registi e due drammaturghi, tutti con la recitazione nel cuore e la sensazione di essere chiamati a vivere un'esperienza di quelle che, lo sai e lo speri, non dimenticherai. Non potevano neppure immaginare quanto sarebbe stato, purtroppo, così.

Della storia delle violenze sessuali e delle molestie ai danni di giovani attrici da parte di un regista in questi giorni, dopo le recenti sentenze del Tribunale del Lavoro di Parma e quella precedente della Corte d’Appello del Tribunale di Bologna si è parlato parecchio. Ma forse in pochi si sarebbero aspettati di vedere quanta gente si è ritrovata ieri alla Casa delle Donne di via Melloni per sentire proprio dalla voce delle attrici molestate cosa è accaduto, come è stato possibile. La sala si è subito riempita e c'è chi, nonostante il freddo, ha partecipato all'incontro rimanendo in piedi, immobile sulla strada. Un modo anche quello per dire alle due vittime: non siete sole.

«Vogliamo che questa sentenza diventi un punto di riferimento per tutti, una tappa per fare in modo che queste cose non succedano più nei teatri e in nessun altro luogo – hanno scandito le organizzatrici dell'appuntamento che hanno invitato le attrici ad esporsi. Di loro, secondo quanto prescritto dalla sentenza, fino a ieri non si sapeva nulla. Un modo per proteggerle, è certo. Ma loro hanno scelto di metterci la faccia, le parole. L'emozione.

La stessa che ha fatto vibrare la voce di di Cinzia Spanò, attrice di lunga esperienza ma in questo caso fondatrice di Amleta, l'associazione che lotta contro le discriminazioni delle donne nel mondo dello spettacolo. «Questa sentenza che colpisce il regista e il teatro è fondamentale perché è una condanna all'indifferenza, all'omertà, alla connivenza», ha sottolineato aggiungendo che la prima segnalazione nei confronti di quel regista - di cui non si può, in base alla sentenza, riportare il nome - risalirebbe al 1998. «Da allora ci sono stati trent'anni di silenzio, molestie e minacce». Le stesse su cui hanno riflettuto le avvocatesse Maria Colasurdo e Maria Teresa Manente di Differenza Donna, l'associazione che ha seguito il processo affiancando le vittime. «Si tratta di una vicenda emblematica: noi vogliamo un mondo dello spettacolo che si opponga a storie come queste. Vogliamo rumore». Ma, invece, non si sentiva un respiro, un fiato, quando le due attrici hanno riassunto la loro vicenda. Quella che, lo hanno raccontato con pudore, le ha fatte dubitare di tutto: «Lui è un genio e tu non sei nulla: come puoi opporti», ha scandito Federica Ombrato, mentre Veronica Stecchetti ha addirittura raccontato che al momento della denuncia si è sentita «non come una vittima, ma piuttosto come una pentita di mafia: una che va contro il sistema di cui era parte». E poi le minacce («se osi ribellarti non lavorerai mai più») e le profanazioni durante le prove e non solo, le mani addosso e un dolore che non passa («Ho lasciato Parma e non sono mai più tornata»).

Alla fine la sentenza, finalmente, ha restituito loro la consapevolezza di avere fatto la cosa giusta, ma niente e nessuno potrà cancellare il dolore accumulato in questi anni. E l'amara consapevolezza che tanti sapevano. Ma si sono girati dall'altra parte.

Alla fine dell'incontro, spontaneo, è scoppiato un applauso. In teatro corrisponde a «Bravo». In questo caso voleva dire, piuttosto, «Siamo con voi. E che non succeda mai più»

Luca Pelagatti

© Riproduzione riservata

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