L'intervista
Sotto un cielo plumbeo, perfetto per ricordare quello che tutti i tifosi del mondo richiedono ai giocatori della propria squadra (impegno e dedizione identificati nella cosiddetta «casacca bagnata»), la città si è fermata a guardare. In piazza Garibaldi, cuore antico e pulsante della città, una maglia crociata gigantesca è apparsa come una visione: undici metri di larghezza, quattordici di lunghezza, bianco e nero che si intrecciano come memoria e appartenenza. Non era solo un omaggio per i 112 anni del Parma Calcio. Era una carezza collettiva, un racconto cucito con ago, filo e amore.
Dietro quella maglia c’è la storia di Germano Stocchi. Un uomo che nella vita lavorava in banca, in direzione al Monte dei Paschi di Siena, proprio a Parma, ma che con la stoffa aveva un rapporto speciale. Non un semplice sarto, piuttosto un tuttofare capace di trasformare un’idea in qualcosa di concreto e duraturo. L’idea, all’inizio degli anni 2000, fu del figlio Luca e dei suoi amici, giovani supporter gialloblù che vivevano lo stadio come una seconda casa. «L’ho proposta a papà e lui ha cercato subito il modo per realizzarla. “Bravi ragazzi, bella idea”, mi disse», racconta oggi Luca, che da dieci anni vive a Chiavari ma non ha mai smesso di sentirsi parte della comunità crociata. Quella casa, per un mese, diventò un laboratorio. Rotoli di stoffa ovunque, divani inutilizzabili, giornate e nottate passate a lavorare senza sosta. Germano partì «a bomba», come dice Luca, deciso a completare l’opera nel minor tempo possibile. Nacque così una maglia enorme, pensata come dono per il Parma e per i suoi tifosi. Un dono che negli anni ha viaggiato: allo stadio, in trasferta, da Lecce a San Siro, attraversando l’Italia dentro un borsone creato appositamente per lei, pesante non solo per il tessuto ma per il significato che conteneva. Poi il tempo, la custodia attenta, il rispetto. Fino a ieri.
L’idea di rispolverarla per il 112esimo compleanno del club ha acceso un entusiasmo inatteso. «I Boys, il Centro di Coordinamento dei Parma Club, le compagnie della Curva Nord: il mio ringraziamento va a loro. Tutti uniti per una sorpresa riuscita alla perfezione. Quando Angelo Giovati me l’ha detto è stato come rivivere mio padre, venuto a mancare qualche anno fa», confessa il figlio, emozionato e travolto dai messaggi arrivati da tutta Italia. L’hype altissimo, i giornali, le foto. E venuta sera, quasi incredulo ripeteva dentro di sé: «Cosa abbiamo combinato: era una semplice idea di qualche ragazzo. È diventato il simbolo di una passione». In piazza, generazioni diverse si sono date il cambio, mani giovani e mani esperte insieme a “montare” e “smontare” la maglia. Tante persone a fotografarla, testimoni di una storia che viene da lontano: «Papà ha fatto un dono a tutti», afferma emozionato. E aveva ragione. Perché quella crociata appesa a un palazzo storico non era solo un simbolo del Parma, ma il segno di un amore che non si consuma. C’è chi l’ha creata, chi l’ha custodita, chi l’ha accudita. E chi, guardandola, ha sentito di appartenere a qualcosa di più grande. Come Germano Stocchi, che ieri, lassù, avrà sorriso sussurrando: «Bravi ragazzi. Bella idea».
Pietro Razzini
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