Aveva 95 anni
Busseto E’ scomparsa all’età di 95 anni Dolores Anna Florio, per tutti Pupa, pittrice molto conosciuta ed apprezzata non solo a Busseto.
Nata il 28 marzo del 1930 a San Zeno, in provincia di Brescia, era giunta nel paese della bassa parmense a seguito del trasferimento del padre, capostazione, e qui aveva sempre vissuto e aveva diretto per alcuni anni il Museo Civico: il paese era il luogo di ritorno dopo i lunghi viaggi in Italia e all’estero per la sua attività artistica. A Busseto aveva svolto lavoro d’ufficio allo storico Bottonificio Cannara, impiego abbandonato poi per dedicarsi esclusivamente all’arte che, a partire dal 1963, l’ha vista impegnata in mostre e concorsi in Italia e all’estero ottenendo consenso da parte della critica e del pubblico. Artista dalla forte personalità è apparsa in servizi televisivi nazionali e su quotidiani e riviste specializzate, cataloghi e antologie di settore, per quella sua pittura luminosa e complessa che aveva attirato l’attenzione non solo del pubblico ma anche di noti giornalisti e critici d’arte come Dino Buzzati e Mario Lepore. Attenta alla figura senza disdegnare il paesaggio è stata artefice di opere ricche ed intense, composte di racconti momenti essenziali di un’arte che esplora i temi del quotidiano, intesi come messaggio umano, quasi un richiamo alla ragione, a ritrovare l’anima delle «cose», di fronte ai drammi dell’umanità. Tante le mostre tenute nelle maggiori città italiane tra cui Roma, Palermo, e all’estero, in una New-York, considerata in quegli anni riferimento per il mondo artistico. La sua pittura, di base figurativa, presenta uno stile unico, che ha sempre coinvolto, tra figure in movimento dai volti mai definiti nella loro specificità ma pur sempre testimoni delle emozioni della vita, tra figure femminili, allegre e colorate, prese nell’intimità di un racconto, fra paesaggi fatti spesso di cieli tumultuosi, squarciati dalla luce che pare trasformarsi in speranza. Amata e benvoluta, Pupa Florio è stata sempre circondata dall’affetto dei compaesani che vedevano in lei non solo l’artista nota ma anche e soprattutto una figura di grande spessore umano.
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