Sanità
Quando i medicinali non sembrano fare effetto, per molti esiste una sola soluzione: andare di corsa al pronto soccorso. La febbre, per questa influenza in particolare, fatica a scendere e per giorni può rimanere «stabilizzata» a oltre 39.
Quindi, via, ci si precipita all'ospedale per cercare qualche soluzione più efficace. «In questi ultimi giorni abbiamo avuto un aumento delle ospedalizzazioni e degli accessi: decine e decine ogni giorno - fa sapere Ivan Comelli, dirigente medico del pronto soccorso del Maggiore -, soprattutto per sindromi respiratorie acute, tosse, febbre alta. I sintomi tipici dell'influenza, a cui si associano spesso sintomi gastrointestinali».
«I prossimi giorni critici»
E il «bello» (si fa per dire) deve ancora arrivare: «Bisogna tenere conto del fatto che il picco influenzale non è ancora arrivato, ma ci siamo quasi - specifica l'esperto -. Le prossime settimane saranno ancora più complesse». E il perché è presto detto: «I contagi aumenteranno perché durante le feste ci sono stati molti contatti - aggiunge -, tanti momenti di socialità e incontri».
Gli accessi al pronto soccorso aumentano ma «è ancora tutto sotto controllo», sottolinea il medico. Parma è ben distante dai numeri registrati, per esempio, a Milano, dove è stato necessario istituire degli «hub infettivologici» per aiutare e alleggerire i Ps e fronteggiare l'epidemia influenzale. In Italia, come riportato dall'Oms e ribadito da Comelli, «per l'influenza stagionale, nel periodo dal 15 al 21 dicembre, in Italia sono stati 950mila i contagi. Per un totale di quasi 6 milioni da inizio sorveglianza».
I pazienti più colpiti
«Tra i pazienti più colpiti abbiamo sicuramente i bambini sotto i cinque anni e gli anziani - prosegue il medico parmigiano -. La Regione più colpita, per ora, è la Campania e l'Emilia-Romagna è comunque ad alta intensità». Febbre alta che non scende, problemi respiratori, gastrointestinali: «Deve fare attenzione chi ha patologie pregresse».
Quando andare al Ps
È importante, però, non farsi subito prendere dall'agitazione quando compaiono i primi sintomi. Altrimenti si rischia di intasare gli ospedali. «È fondamentale non intasare il pronto soccorso, rivolgendosi per prima cosa al proprio medico curante - ribadisce Comelli -. Se ci sono problemi respiratori gravi o patologie pregresse è, invece, recarsi all'ospedale se i sintomi peggiorano o persistono». E ricorda: «è chiaro che se prende l'influenza un giovane in buona salute, il quadro è ben diverso rispetto che si ammali un anziano polipatologico».
«Tante polmoniti»
Ma oltre l'influenza c'è di più: «C'è stato qualche ingresso anche per Covid, ma ci aspettavamo un picco maggiore per questo virus». A prendere il sopravvento è stata, al momento, «l'influenza di tipo A», specifica l'esperto. Diversi, però, «anche i casi di polmoniti - informa -: anche questo ha favorito l'incremento dell'ospedalizzazione e degli accessi al pronto soccorso: anche qui il picco sta aumentando sensibilmente».
I dati delle vaccinazioni
Il consiglio del medico è questo: «È importante vaccinarsi». Ma non siamo, ormai, «fuori stagione» per i vaccini? «No - risponde Comelli -, si può fare ancora in tempo perché quando arriva il picco, e ci siamo vicini, si è solo a metà dell'opera».
Intanto, le persone vaccinate a Parma e Provincia sono, in totale, 95.315 (i dati sono relativi alle vaccinazioni fino al 29 dicembre). In particolare, la fascia di popolazione che si è più vaccinata risulta essere quella degli over 65 con 61.325 immunizzazioni, segnando così una copertura vaccinale del 56%. Le vaccinazioni a chi ha tra i 45 e i 64 anni sono state 19.266, mentre si scende man mano che la popolazione diventa più giovane. Per la fascia 15-44 i vaccinati sono 8.438 e dagli 0 ai 14 anni sono 6.286. La copertura totale della popolazione parmigiana è del 20,7%.
«C'è ancora tempo per vaccinarsi - afferma Comelli - e mi rivolgo a tutte le fasce di età, ma in particolare alle persone fragili, che hanno altre patologie o chi ha a che fare con persone che hanno questi problemi, dai figli con i genitori anziani, alle badanti». Insomma, l'importante è «non abbassare mai la guardia». Con l'influenza non si scherza.
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