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Intervista

Scilla Cristiano al Magnani: «L'operetta? Una prova per veri cantanti-attori»

Scilla Cristiano al Magnani: «L'operetta? Una prova per veri cantanti-attori»

di Ilaria Notari

03 Gennaio 2026, 09:39

Champagne! Non c’è titolo migliore, per aprire il nuovo anno, dello spumeggiante «Il pipistrello» di Johann Strauss, con la sua musica vivace e la trama comica, che chiude la parte operistica della Stagione lirico- concertistica del Teatro Magnani di Fidenza, promossa dal Gruppo «Tullio Marchetti» con il supporto del Comune.

La famosa operetta sarà in scena, nella versione in italiano, domani alle 16 per la regia di Alessandro Brachetti, sul palco anche nelle vesti del dottor Falque detto il Pipistrello, con scene e costumi di Artemio Cabassi. Il maestro Stefano Giaroli sarà alla guida dell’Orchestra Cantieri d’Arte e del Coro dell’Opera di Parma. Gli interpreti, pronti ad animare una trama fatta di corteggiamenti e tradimenti, saranno Domenico Menini (Eisenstein), Anna Malavasi (Orlofsky), Tania Bussi (Adele), Danilo Formaggia (Alfred), Fulvio Massa (Frank), Simone Mastria (Blind), Silvia Felisetti (Ida) e il soprano Scilla Cristiano che, dopo lo straordinario successo ottenuto al Teatro Regio nel concerto «Fuoco di gioia» nell’ambito del Festival Verdi, potrà sfoggiare ancora una volta il suo talento nei panni di Rosalinde.

Signora Cristiano, è presente al Magnani da quasi 20 anni e ora aprirà il 2026 con Strauss a ritmo di valzer…

«Lui è il re della festa. Quando uno pensa a un momento festoso c’è sempre Strauss in mezzo con la sua musica che trasmette gioia e spensieratezza. Sono felice di iniziare il 2026 al Magnani, con bravi colleghi e un titolo amatissimo con al centro una festa in maschera, teatro dove ho iniziato cantando una Frasquita in “Carmen” per poi fare diverse produzioni compresa una “Lucia di Lammermoor” con il pancione, incinta di mio figlio».

Che taglio ama dare al suo personaggio?

«Rosalinde scopre il tradimento del marito che fa il “piacione” un po’ con tutte e in particolare fa “avances” alla cameriera di casa Adele e quindi si vuole vendicare, ma è una vendetta con ironia. Rispetto ad Adele, Rosalinde dovrebbe esser il soprano più serio ma io ho sempre cercato di dare un taglio ironico più vicino a come potevo interpretarla io».

Vocalmente la scrittura del ruolo è centrale ma nella csárdás del secondo atto potrà dare sfogo alla sua natura con acuti e agilità.

«La difficoltà vocale per me è proprio cercare di rendere anche la leggerezza del personaggio e non appesantire troppo la voce, senza diventare un “sopranone” da “Tosca”. Nella magnifica csárdás di Rosalinde, posso dare sfogo alla coloratura e svelo che ho inserito qualche variazione e sovracuto».

L’operetta è considerata di “serie B” quando in realtà presenta diverse difficoltà…

«Non va sottovalutata. Il canto ha passaggi impegnativi e poi c’è la prosa che va sostenuta. Se nell’opera ci sono i recitativi che portano avanti il racconto nell’operetta questo motore è dato dalle parti recitate quindi bisogna essere dei bravi attori e in alcuni casi anche dei bravi ballerini laddove è richiesto di fare qualche coreografia. Ne “La vedova allegra” ho fatto pure il can-can con tanto di spaccata!».

Ilaria Notari

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