×
×
☰ MENU

Solignano

Addio a Paolino Bergonzi, pilastro della comunità

Bergonzi aveva 96 anni

Addio a Paolino Bergonzi, pilastro della comunità

24 Febbraio 2026, 03:01

Solignano Grande commozione a Solignano per la scomparsa, all’età di 96 anni, di Paolino Bergonzi, pilastro e motore della comunità solignanese sotto il profilo culturale, civico e sportivo.

Con lui se ne va un pezzo di memoria collettiva, ma soprattutto un esempio concreto di impegno, generosità e passione civica.

Numerosi i messaggi di cordoglio pervenuti alla famiglia, tante le testimonianze di affetto e vicinanza delle persone che si sono strette al dolore dei famigliari, nel segno della gratitudine e dell’affetto, consapevole che il suo esempio continuerà a vivere nei campi sportivi, nelle associazioni in cui ha prestato la sua opera, nelle strette di mano e nei sorrisi che ha dispensato. Paolino Bergonzi credeva nella forza delle piccole realtà, nella capacità dei paesi di montagna e delle comunità locali di essere laboratori di partecipazione e di cittadinanza attiva.

Nato a case Sillani si era trasferito a Solignano con la famiglia fino al matrimonio nel 1958, per poi tornarvi a vivere appieno il suo paese di origine nel 2010. Dipendente della Techint, impresa di oleodotti, aveva lavorato in Siria e Turchia per diversi anni, per poi, nel 1965 trovare impiego alla Camera di Commercio sino alla pensione, girando il mondo in lungo e in largo essendo il responsabile dell’ufficio Commercio estero.

Oggi il vuoto che lascia è grande. Ma altrettanto grande è l’eredità morale che consegna: l’idea che ciascuno possa fare la propria parte, con costanza e discrezione, per il bene comune. Paolino è stato un punto di riferimento della vita associativa, promotore di eventi culturali e sociali che hanno rafforzato il senso di appartenenza e la coesione della comunità. Fra i vari si ricorda l’aver caldeggiato e proposto la recente intitolazione di una piazzetta del capoluogo al carabiniere Angelo Carpana, ma anche l’aver proposto la realizzazione del monumento alla donna, l’intitolazione di una piazza al missionario laico solignanese Amos Grenti, l’intitolazione di una piazzetta alla famiglia Calzetti e, ancora, alla valorizzazione della Strada della Madonnina come memoria collettiva. Numerosi gli scritti sul «suo paese» raccontati con la precisione dello storico, lo spirito, il mordente e la spigliatezza del giornalista.

Negli ultimi anni aveva pubblicato insieme ad Alessandra Leporati nove volumetti sui personaggi e la vita del paese, oltre al contributo di altri due libri sulla storia di Solignano e Prelerna e la realizzazione di tre calendari con Giancarlo Ferrari, pubblicati dalla Pro loco.

Lascia anche una raccolta di poesie in vernacolo, dal tono scanzonato come «La trippa» e profondi come «La vita ed corsa». Insieme ad Amos Grenti aveva co-fondato l’associazione Amici della Sierra Leone e ricevuto riconoscimenti locali, come il San Lorenzo d’oro, e internazionali, come il premio solidarietà dalla Diocesi di Makeni. Giornalista negli anni ‘50 e ‘60, aveva contribuito ad una edizione speciale su un fatto di sangue. Nel dopoguerra era stato uno dei protagonisti del rilancio del calcio, affacciandosi anche alla carriera semi professionistica. Appassionato del dialetto è stato protagonista di un documentario sul dialetto locale, «loggionista» del Regio ed anche autore della canzone «Ritorno a Solignano», scritta insieme all’amico Gianni Longhi. Negli ultimi anni aveva avviato iniziative per sostenere la scuola e il volontariato. Ha prestato servizio anche nella Croce Verde Fornovese, delegazione di Solignano.

© Riproduzione riservata