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Serie A

Il magico tris di Cuesta: il Parma soffre, lotta e vince

Primo successo in campionato contro una big, tris di vittorie e la maturità tattica dell'allenatore

Il magico tris di Cuesta: il Parma soffre, lotta e vince

24 Febbraio 2026, 03:01

Il Parma che sbanca San Siro, peraltro senza incassare gol, è un «unicum» in questa stagione. Innanzitutto, perché si tratta della prima vittoria in campionato contro una «big» come il Milan che, è bene ricordarlo, occupa il secondo posto in classifica e non perdeva dalla giornata inaugurale datata 23 agosto, ovvero da sei mesi. E poi il filotto di tre successi consecutivi in serie A, dopo quelli su Bologna e Verona, non si vedeva dal marzo 2014, quando la squadra allora allenata da Donadoni calò il tris, battendo, nell'ordine, Sassuolo, Verona e lo stesso Milan in trasferta (due dei tre avversari affrontati anche ora) e continuò la rincorsa alla qualificazione in Europa League, ottenuta sul campo e poi cancellata dai noti problemi societari.

La scalata di Don Carlos
Risultati, per certi versi, sorprendenti che esaltano la solidità e il pragmatismo di Carlos Cuesta, all'esordio assoluto in panchina, che a 30 anni, 6 mesi e 24 giorni è diventato l'allenatore più giovane a trionfare a San Siro (battuto il record di Hermann Felsner che il 30 marzo 1930, a 30 anni, 11 mesi e 29 giorni batteva per 0-1 il Milan con il suo Bologna) e negli ultimi tre mesi e mezzo è riuscito a trovare una certa continuità e punti pesanti in chiave salvezza. Dei 32 in ventisei turni, 25 sono stati raccolti nelle sedici partite giocate tra la sfida d'andata e quella di ritorno col Milan, alla media di 1,56 a gara: un rendimento eccellente che, dall'8 novembre ad oggi, varrebbe l'ottava piazza a meno tre da Como, Juventus, Napoli e a sole quattro lunghezze dalla Roma quarta in zona Champions.

Lotta e cinismo
Ma com'è stato possibile spingersi così in alto, nonostante un organico giovane e indebolito rispetto allo scorso anno? Tutto nasce dall'unione e dallo spirito battagliero dei crociati che con cuore, grinta e determinazione non rinunciano a soffrire, mantenendo sempre alta la soglia di attenzione, e, a differenza di quanto avveniva in passato, ora sanno anche colpire al momento opportuno. Organizzazione difensiva e cinismo da rosa matura e navigata, in barba alla carta d'identità e all'esperienza che nel calcio è un fattore ma può non essere tanto determinante. Il 3-5-2, o se preferite 5-3-2, sta dando maggior equilibrio e compattezza e può avvalersi degli strappi di Strefezza, l'uomo di qualità che mancava per ribaltare rapidamente il fronte d'azione e far male anche in ripartenza. Di sicuro, non c'è niente di improvvisato e lo dimostra, soprattutto, il fatto che molti gol nascano da situazioni di palla inattiva.

Blocchi e palle inattive
Si dice da tempo che l'Arsenal sia una sorta di modello per quanto concerne i calci piazzati, attraverso schemi e movimenti provati e riprovati in allenamento in maniera quasi maniacale. Arteta è partito da lì per costruire le proprie fortune e l'allievo Cuesta, suo vice per cinque stagioni, non è stato certo da meno alla «Scala del Calcio»: nella medesima porta in cui Gabriel Jesus, sugli sviluppi di un corner, aveva impallinato l'Inter in Champions a gennaio, Troilo, sfruttando il blocco regolarissimo di Valenti su Maignan a centro area, è saltato più in alto di Bartesaghi nei pressi del secondo palo e ha girato in rete di testa il perfetto angolo di Valeri dalla destra. Tutto da manuale, in un gioco sempre più fisico e strutturato deciso spesso da episodi e dettagli anche sotto forma di palle inattive. Magari non sarà bello e spettacolare (in fondo, quelle erano le armi per provare a fare qualcosa a San Siro) ma, che piaccia o no, chi vince ha sempre ragione. E questa è l'unica cosa che conta davvero.

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