Dopo il massacro nuove vocazioni
Lo stretto legame che unisce le Missionarie di Maria (Saveriane) e il Burundi non si è spezzato neppure dopo il brutale massacro di Olga Raschietti, Lucia Pulici, Bernardetta Boggian.
Un addio doloroso
Se è infatti vero che la congregazione ha lasciato il Paese in seguito al triplice omicidio (la missione dei Saveriani invece prosegue), è altrettanto innegabile che il desiderio delle religiose è quello di tornare in quella terra martoriata, anche nel ricordo del servizio svolto dalle indimenticate consorelle.
«La nostra speranza»
«La speranza di tornare c'è - conferma Giordana Bertacchini, superiora generale delle Missionarie Saveriane -. È una riflessione che stiamo compiendo, anche se ancora agli inizi, alla luce delle nuove vocazioni che sono sbocciate dopo il sacrificio di Olga, Lucia e Bernardetta. Abbiamo infatti tre giovani vocazioni nate proprio nel Burundi».
L'addio al Burundi rimane una ferita aperta. «Siamo venute via con grande dispiacere - sottolinea Giordana Bertacchini -, sicuramente il massacro delle nostre consorelle ha accelerato la decisione, ma stiamo riflettendo come poter essere comunque presenti. Sarebbe doveroso per la popolazione burundese e un bel segno».
La collaborazione coi Saveriani
La collaborazione con i Saveriani prosegue «e non escludiamo il ritorno - precisa -. Il nostro desiderio è quello di proseguire la missione delle nostre consorelle».
Olga, Lucia e Bernardetta hanno vissuto la missione tra la gente, nella normalità e con le loro fragilità. Il loro esempio di fede sta facendo breccia in tante persone, a partire dal Burundi.
Dal sangue alla preghiera
Nel 2016, nel luogo in cui sono state uccise le tre religiose è sorta la cappella della pace e della misericordia. La cappella è un luogo dove pregare in silenzio, in adorazione, per fare memoria di tutti coloro che hanno dato la loro vita per la pace nei paesi dei grandi laghi africani. Al suo interno è stato lasciato un muretto dove c'era la stanza di ciascuna consorella. I padri Saveriani che hanno in cura la parrocchia di Kamenge hanno pensato a un luogo di preghiera e silenzio, di ristoro per l’anima. Tante persone fin dalle prime ore del mattino, affollano la cappella per pregare. Non solo.
Dopo la morte delle tre consorelle, un gruppo di donne e uomini cristiani che pregavano e collaboravano più da vicino con loro hanno deciso di continuare la preghiera, prima nella loro cappellina e poi nella loro casa diventata Cappella. Il 7 e 8 di ogni mese vanno insieme a compiere gesti di solidarietà come per continuare la loro opera.
L.M.
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