Bardi
Bardi La stalla si affaccia sul Penna e sul Pelpi, tra attrezzi e balloni di fieno scorrazzano due cani. Esce una ragazza in tuta, un ragazzo aggiusta un trattore. Un sorriso, una stretta di mano e ci si presenta. Caterina, 23 anni, appartiene alla grande famiglia dei Boccacci di Bardi, patriarca Francesco, re dei fabbri. La pronipote, che ha zii agricoltori, ha studiato agraria allo “Zappa-Fermi” di Bedonia e lavorava in un bar. Gabriele Del Molino Cavanna, 30 anni, cresciuto a Groppallo, nipote di un maniscalco e figlio di un allevatore di cavalli bardigiani, era carrellista a Podenzano.
«Mi sono stufato della fonderia e ho riaperto una stalla a Grezzo». Nel 2019 ha conosciuto Caterina, che ha sposato lo scorso novembre. «Quando Gabriele, a fine 2021, ha deciso di aprire la stalla, mi sono licenziata. In partenza avevamo 17 vacche, comprate da un’azienda di Berceto che chiudeva. Ora ne abbiamo 52 tra frisone italiane, brune e brune alpine. Ognuna ha un nome. Conferiamo 11 quintali di latte al giorno al caseificio di Cansaldi».
La coppia, soprannominata dagli amici “Due cuori e una stalla”, lavora con entusiasmo. Spiega Caterina: «Cerchiamo di non fare mancare niente agli animali. Analizziamo il mangime e l’erba medica che compriamo. Una volta al mese la veterinaria fa le visite. Vogliamo che le nostre mucche stiano bene».
Gabriele cura anche i campi; d’estate il fratello lo aiuta a ranghinare, imballare e stoccare il fieno. Le famiglie sono un appoggio.
«Siamo ancora un po’ nomadi. A volte dormiamo a Bardi, a volte a Groppallo. Ci siamo sposati solo civilmente. Poi vorremmo fare il matrimonio in chiesa».
La sveglia è alle 6. Racconta Gabriele: «Alle 7 mungiamo automaticamente, alle 8,20 il furgone ritira il latte. Stiamo nella stalla fino alle 9, poi io continuo nei campi. A mezzogiorno distribuiamo il mangime e il fieno, diamo il latte alle vitelle e aggiustiamo la paglia. Poi andiamo a mangiare anche a noi, alle 17 torniamo e si ripete la scaletta. Finiamo verso le 21».
Ogni giorno è così, feste comprese. «La sera sono stanco, ma la mattina non vedo l’ora di tornare a curare le mucche. Quando la veterinaria mi dice che sono in forma, sono contento. L’agricoltura mi ha sempre appassionato, sono cresciuto con gli animali. Non riuscirei a stare senza, nonostante i problemi».
Caterina ha frequentato un corso di fecondazione artificiale zootecnica. «Ci vuole tanta pratica e pazienza. Ci creiamo una nostra genetica. Gabriele sceglie il seme nel catalogo, io fecondo».
Ha due manze preferite: «la Giulia, che abbiamo comprato, e ha il nome di mia sorella, e la Lulù, una coccolona, che mi ha regalato Gabriele. La prima volta che ha partorito non si nutriva più e non faceva più latte. Ci chiedevamo il motivo. Poi abbiamo capito che aveva bisogno di coccole. Gliele abbiamo fatte e lei è ripartita».
Non sempre le storie finiscono bene. «A una vacca gravida che stava per morire abbiamo indotto il parto. La vitellina è nata, ma non avendo il colostro della mamma si è ammalata ed è morta anche lei. È molto brutto vederle stare male».
Tempo libero, poco. «Andiamo in Ceno con Billy e Simba (i cani, ndr), o ci riposiamo. Abbiamo fatto un viaggetto di due giorni, grazie a un amico, e un giro alla fiera agricola di Montichiari, grazie ai parenti».
Il ritmo non pesa più di tanto alla coppia, che ama la montagna e il proprio lavoro. «Se vuoi vivere qua, o fai il pendolare o l’allevatore. In val Ceno ci sono diverse aziende condotte da giovani. Resistiamo».
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