Ricordo
Per chi lo vedeva in bicicletta ogni giorno, con tutte le stagioni, pedalare da San Prospero a San Lazzaro, era l’uomo invincibile. Maniche corte anche con temperature vicine allo zero, carnagione abbronzata naturalmente, sorriso che andava da qui a là e battuta pronta. Sapere che la tempra di Silvano Alessandrini, 81 anni, per gli amici «Pippo», lunedì ha ceduto il passo alla fragilità, ha lasciato sorpresi e affranti. Il funerale si tiene oggi alle 14,30 partendo da via San Donato 15 per la chiesa di Marore.
Un’indole che non si lasciava mai prendere dallo sconforto, probabilmente per merito di un cammino partito letteralmente in salita fin dal primo vagito, quando riuscì a sopravvivere al freddo della sua prima notte di vita, dato alla luce in una porcilaia il 2 dicembre 1944. La storia di Silvano parte da qui, dalla povertà.
«Sono nato per sbaglio - diceva -. Mia madre Milietta e mio padre Oreste avevano già tre figli. Il quarto non se lo potevano permettere. Invece arrivai io». Venne battezzato Silvano, ma tutti lo chiamarono da subito Pippo, perché in piena Seconda guerra un noto aereo alleato sorvolava la pianura per mitragliare, e durante la gravidanza gli amici che incontravano la Milietta le chiedevano «Älóra, él nasù Pippo?», perché era in quel modo che veniva soprannominato il bimotore.
Fin da bambino a Silvano piaceva darsi da fare con le braccia, tant’è che la maestra gli affidò la cura del giardino della scuola. Ma il vero amore, oltre a quello per Vanna e poi per i figli Alessia e Raffaele, era quello per i motori. Nel 1959 fu assunto come garzone dalla concessionaria Citroën di Angelo Chierici, per poi passare all’officina, dove fino al 1996 dimostrò professionalità esemplare, «e senza un giorno di malattia». Gli piaceva ricordare quell’occasione capitatagli a ponte Enza, quando venne chiamato perché una Jaguar era rimasta in panne. Si precipitò e rimase senza parole quando da dietro il cofano apparve Adriano Celentano, il suo idolo. L'auto fu riparata, il cantante lo invitò al concerto che avrebbe tenuto la sera stessa a Boretto e quando Celentano scorse Silvano tra il pubblico, fermò la musica per salutarlo. Momenti di gloria. La lettura di ogni pagina della Gazzetta, il ballo e il ciclismo erano le sue passioni: non si contano i chilometri percorsi assieme all’amico Claudio Torelli.
Da anni curava il parco macchine di un collezionista di auto di lusso, lavorando con la stessa delicatezza di un orafo. Lui stesso acquistò e restaurò auto d'epoca, tra cui una Topolino, trasformandone l’abitacolo come fosse un cartone animato: abat-jour, sedili ribaltabili, una stufetta, un bottone per riempire in automatico un bicchiere di liquore appoggiato sul cruscotto. Un personaggio istrionico, stimato da tutti, partito dal basso e arrivato a colorare il cielo di Azzurro.
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