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CONDANNA

Prima la lite, poi le minacce al compagno: «Ti ammazzo». E il coltello puntato al poliziotto

Da presunta vittima a imputata: lite per gelosia degenera, donna minaccia gli agenti con un coltello e viene condannata

Prima la lite, poi le minacce al compagno: «Ti ammazzo». E il coltello puntato al poliziotto

04 Marzo 2026, 03:01

L'amica, trafelata, aveva chiamato il 112: «Venite, il suo compagno la sta aggredendo e lei si è rinchiusa in bagno». E i poliziotti, il 1º febbraio scorso, verso le 9, erano arrivati nel giro di pochi minuti in quella palazzina di borgo Guazzo. Ad aprire la porta, si era presentato proprio il compagno, alcuni graffi all'orecchio sinistro, ma soprattutto con qualche bicchiere di troppo ingollato da poco. La donna, 34 anni, originaria dell'Ecuador, il volto rigato dalle lacrime, una guancia arrossata e un'escoriazione a un polso, era seduta in cucina. Insomma, tutto lasciava pensare che fosse stata aggredita. E, d'altra parte, tutti e due, sentiti dai poliziotti, avevano raccontato di una lite poco prima, perché lui era geloso e sospettava che lei frequentasse un altro uomo. Una discussione, certo, ma lui aveva cominciato anche ad alzare le mani, secondo quanto riferito dalla donna.

Primo. E ultimo atto. O almeno così sembrava, visto che nessuno dei due aveva intenzione di fare denuncia. L'unica cosa che lei desiderava era lasciare quella casa per andare a vivere dalla sua amica. Così, aveva cominciato a raccogliere le cose essenziali, ma non riusciva a trovare il secondo mazzo di chiavi dell'appartamento, che probabilmente il compagno aveva nascosto. Lui negava, e lei diventava sempre più nervosa. Pur di avvicinarsi a lui, nello stretto corridoio di quel piccolo appartamento, aveva cercato di farsi largo spingendo i poliziotti, che l'avevano bloccata. Ed era partita con le minacce: «Dammi le chiavi, altrimenti ti ammazzo. Io non vado via da qui se non me le dai».

Era una furia. In un lampo era scattata verso il cucinino, aveva aperto un cassetto e tirato fuori un coltellaccio con una lama da 30 centimetri puntandolo direttamente contro uno degli agenti. Chiarendo subito le sue intenzioni: «Fatemi passare perché lo devo ammazzare».

Così decisa e irremovibile che uno dei due agenti era stato costretto a puntarle la pistola, mentre il collega era riuscito subito dopo a bloccarle il braccio con il coltello. Accusata di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, ieri è stata condannata a 4 mesi dalla giudice Paola Artusi (pm Antonella Di Stefano). Da vittima a carnefice. Almeno a parole.

G.Az.

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