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Intervista

Giuntini parla per la prima volta: «Così immagino il futuro di Teatro Due»

Dalla messa in scena di L’avventuriero alle sfide della direzione ad interim

Giuntini parla per la prima volta: «Così immagino il futuro di Teatro Due»

05 Marzo 2026, 03:01

È in scena fino a domenica a Teatro Due «L’avventuriero», testo di Aphra Behn (1640 - 1689), prima autrice professionista della letteratura inglese, con la regia di Giacomo Giuntini. Un ritorno, dopo il fortunato debutto della passata stagione. Nel frattempo, Giuntini, fiorentino di 39 anni e al Due dal 2011, ha assunto la direzione «ad interim», in seguito all'autosospensione, in gennaio, della direttrice Paola Donati. Per la prima volta, fa il punto sul presente e sulle prospettive.

Giuntini, partiamo dall'«Avventuriero», un lavoro complesso con 18 artisti in scena. Rivedendolo dopo un anno che cosa ha colto?
«È un lavoro complesso, io amo la complessità. Rimettere in scena uno spettacolo per chi cura la regia, è sempre una sofferenza, perché tu non sei la stessa persona dell'anno scorso, neanche gli attori e le attrici lo sono... devi in qualche qualche modo riavvolgere il nastro, cogliere gli aspetti più interessanti, più immaginifici. Rivedendolo, ho capito che è stata giusta l'attenzione posta sull'aspetto politico del Carnevale come metafora di possibili stravolgimenti sociali, politici, economici. È stato giusto metterlo a fuoco non come un Carnevale mediterraneo ma con delle tinte tra il Sud America e Bollywood. L'altro fulcro della riflessione è il tema del libertinismo al femminile. Non dobbiamo intenderlo come inno al piacere sfrenato ma come uno sguardo sul mondo che ha a che fare con l'indipendenza e la libertà d'opinione. Questo tema, anche filosofico, era prevalentemente appannaggio maschile. Behn si domanda se può esistere un libertinismo al femminile».

Facciamo un passo indietro. In sintesi: lei è stato nominato «ad interim» in gennaio, in seguito agli eventi dovuti alla nota vicenda giudiziaria, iniziata con la denuncia per molestie di due attrici, accolta dal Tribunale del lavoro di Parma che, con sentenza del settembre 2025, ha accertato la condotta illecita del regista di Teatro Due e ha condannato a un risarcimento anche il teatro. Due domande: com'è il rapporto col pubblico e com'è il rapporto con gli allievi e le allieve del corso in essere quest'anno, alcuni dei quali, per protesta, si sono autosospesi, andando anche per un breve laboratorio a Teatro Lenz ?
«Devo dire che sento una grande solidarietà istituzionale “in primis”. Sono stato nominato direttore artistico e organizzativo dal Cda della Fondazione, tutti i soci hanno dato piena solidarietà. Il momento di difficoltà ha visto - e di questo non posso che essere lieto - una grande solidarietà anche da parte del pubblico. Nel periodo di Natale ci sono state molte persone che hanno acquistato le “carte”, i carnet, anche come gesto di sostegno. Per quello che riguarda il corso “Casa degli artisti”, la decisione di una parte degli allievi e delle allieve, che è stata maturata in dicembre, mi ha colpito molto. Hanno preso una decisione, la stanno portando avanti ormai da settimane. Al contempo c'è una parte di allieve e allievi che ha deciso di proseguire con le attività di formazione che avevamo incardinato e che in accordo con la Regione, abbiamo deciso di proseguire per rispetto degli allievi e delle allieve che hanno fatto un investimento, si sono trasferiti a Parma, hanno deciso di stringere un patto formativo. E per rispetto verso i docenti».

Quanti proseguono qua e quanti sono andati?
«In verità, ancora tutti risultano iscritti al nostro corso. Anche quelli che si sono autosospesi continuano a ricevere l'orario delle attività. Sono quattro gli allievi e le allieve che stanno proseguendo il corso, su un numero iniziale di 14».

Venendo nello specifico, quali sono le sue azioni di governance teatrale ora? Dovrà anche preparare il programma estivo dell'Arena Shakespeare...
«In realtà sto lavorando alla prossima stagione oltre che sull'estiva. Credo fermamente che i teatri oggi debbano pensarsi non tanto come fabbriche di spettacoli ma come dei motori culturali a 360° che ingaggino tutti gli ambiti dello scibile e dell'esperienza di cittadine e cittadini, per cui mi piace pensare per progetti».

Qualche anticipazione?
«Posso anticipare alcune linee su cui mi sto mi sto concentrando. Innanzitutto la costituzione di una compagnia di giovani di Teatro Due. Parma sarà capitale europea dei giovani nel 2027 e credo che non sia più procrastinabile la necessità di offrire la possibilità a persone under 35, che hanno completato un ciclo di formazione, un aiuto nel passaggio dalla formazione all'ingresso nel mondo del lavoro. Con stimoli multidisciplinari e internazionali, perché nella costituzione della compagnia dei giovani - che mi piacerebbe diventasse permanente - vorrei creare la possibilità di confronti europei con esperienze teatrali particolarmente significative, penso al Toneelmakerij di Amsterdam che è una compagnia principe rispetto al lavoro con i più giovani, prevedendo anche scambi culturali».

Una specie di «Erasmus» dei teatri?
«Beh, non è troppo dissimile come idea e lo vediamo anche nel secondo punto delle linee progettuali. Infatti, sempre in ambito internazionale, sto cercando di lavorare sullo sviluppo di un network, una rete europea fra case della drammaturgia contemporanea. Parma è una città europea, credo che sia vocata a gemellaggi culturali con teatri e istituzioni europei, con cui poter sviluppare nuove commissioni di testi a autrici e autori. Scambi non soltanto dal punto di vista degli artisti, ma anche “staff exchanges”».

Ha già individuato qualche realtà, parlava di Amsterdam...
«Tra qualche settimana andrò a Madrid, poi Vienna e poi Barcellona per iniziare a sviluppare questo ragionamento».

Quando presenta il cartellone estivo?
«Verso metà aprile, all'incirca quando debutteremo con “Racconto d'inverno” di Shakespeare, una nostra nuova produzione - iniziamo le prove in questi giorni - con la regia dello statunitense Jared McNeill, che viene dalla scuola di Peter Brook. Ci aspettiamo un grande lavoro sul Bardo».

A fine giugno scadrà il Cda. Cosa augura per sé e per il teatro?
«Io sono nato e cresciuto in teatro, i miei nonni gestivano il bar del Teatro della Pergola e del Maggio Musicale Fiorentino. Essendo cresciuto con i nonni, sono cresciuto in teatro. Quindi, il teatro per me è un mare in cui mi piace molto nuotare. Quello che voglio è continuare a nuotare in questo mare. Dopodiché le decisioni che verranno prese non le prendo io e dunque si vedrà. A Teatro Due, ovviamente, visto che ne faccio parte, auguro altri 55 e più anni di follie, di sogni, di progetti, di rapporti sia per le persone, gli artisti che ci lavorano sia per la città di Parma che non faccio fatica a pensare riconosca il ruolo centrale per la cultura, non solo teatrale, che Teatro Due contribuisce a tenere accesa».

Voi dite di sentirvi lesi dal regista - di cui noi non facciamo il nome perché è coperto negli atti giudiziari- . Vi ha mai chiamato? Si è mai scusato con voi?
«No. Io non lo vedo e non lo sento dal 2021».

 

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