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A Roma

Primo caso di vaiolo delle scimmie in Italia. Forse altri due casi. Iss: "Prudenza nei rapporti stretti o sessuali" - La malattia

Identificato primo caso vaiolo delle scimmie in Italia

19 Maggio 2022,14:20

E’ stato identificato all’ospedale Spallanzani di Roma il primo caso in Italia di vaiolo delle scimmie. Si tratta di un uomo rientrato dopo un soggiorno alle Isole Canarie che si è presentato al pronto soccorso dell’Umberto I. - Lo Spallanzani spiega che il «quadro clinico è risultato caratteristico e il monkeypox virus è stato rapidamente identificato con tecniche molecolari e dissequenziamento genico dai campioni delle lesioni cutanee». La persona, prosegue l’ospedale, «è attualmente ricoverata in isolamento in discrete condizioni generali» e «sono in corso le indagini epidemiologiche e il tracciamento dei contatti».

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) «continua a monitorare da vicino la situazione in rapida evoluzione». Lo afferma la stessa Oms in relazione ai casi di vaiolo delle scimmie segnalati, a partire dall’inizio di maggio, in Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti. Oggi un caso, e altri due sospetti, sono stati segnalati anche in Italia. Al momento, l’Oms «non raccomanda alcuna restrizione per i viaggi e gli scambi commerciali con il Regno Unito sulla base delle informazioni disponibili in questo momento».

«Teniamo alto il livello di attenzione grazie alla nostra rete di sorveglianza europea e nazionale». E’ quanto ha dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza a Berlino per la riunione dei ministri del G7. «Proprio qui a Berlino al G7 ne ho parlato informalmente con la commissaria Stella Kyriakides e gli altri ministri», ha concluso Speranza sottolineando che «verranno coinvolti Ecdc e Hera".

Contact tracing e vaccinazione dei contatti: questi gli strumenti per trattare il vaiolo delle scimmie. Lo dice Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Microbiologia molecolare all’Università di Padova, che contattato dall’ANSA sottolinea come «da un punto di vista epidemiologico non ci dobbiamo preoccupare. Abbiamo un vaccino che funziona strabene. Non ci dobbiamo preoccupare da un punto di vista di sanità pubblica». Anche perchè, sottolinea Crisanti il vaiolo delle scimmie «non ha la stessa infettività del vaiolo umano che invece ha un indice di 18. Quindi fortunatamente non siamo di fronte a vaiolo umano».
Crisanti ha poi ricordato che «non si tratta di una malattia nuova ma c'è da molto molto tempo e non è molto infettiva».
Alla base l’invasione degli ecosistemi da parte dell’uomo che porta a contatti con i patogeni. 

«Il ministero della Salute sta monitorando attentamente i casi di vaiolo delle scimmie segnalati in Italia e che sarebbero al momento pochi e ha allertato le Regioni per un tracciamento degli eventuali casi. Anche l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha attivato una task force per seguire al meglio l’evoluzione della situazione. Al momento nel nostro Paese non si registra una situazione di allarme ed il quadro è sotto controllo». Così all’ANSA Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss. 

«Attualmente la situazione è sotto controllo e in questo momento in Italia non abbiamo una situazione di allerta in relazione ai casi segnalati di vaiolo delle scimmie. Raccomandiamo però prudenza nei contatti stretti o sessuali che presuppongano uno scambio di fluidi corporei, soprattutto se sono presenti lesioni cutanee o sintomi febbrili». Lo afferma all’ANSA Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss). l’Istituto, sottolinea, «ha messo in allerta le reti sentinella dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse al fine di monitorare la situazione nazionale».

A seguito della segnalazione di alcuni casi di vaiolo delle scimmie in Europa, il ministero della Salute ha tempestivamente allertato le Regioni e messo in piedi un sistema di monitoraggio dei casi. Un primo caso è stato immediatamente identificato presso l’Istituto per le malattie infettive Spallanzani e altri due casi potrebbero essere confermati nelle prossime ore. Dato che il virus si trasmette per contatto diretto o molto stretto, i focolai tendono poi generalmente ad autolimitarsi». Lo afferma il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza.

Che cos'è la malattia

Il vaiolo delle scimmie è una zoonosi silvestre - ovvero una malattia riguardante gli animali selvatici - con infezioni umane accidentali, che di solito si verificano nelle parti boscose dell’Africa centrale e occidentale. La malattia spesso si esaurisce con sintomi che di solito si risolvono spontaneamente entro 14-21 giorni, non è molto contagiosa tra gli uomini e si trasmette attraverso l'esposizione alle goccioline esalate e dal contatto con lesioni cutanee infette o materiali contaminati. I sintomi (tra cui febbre, mal di testa, dolori muscolari e eruzioni cutanee) possono essere lievi o gravi e le lesioni possono essere molto pruriginose o dolorose. A spiegarlo è l’Oms, a fronte di vari casi segnalati in Europa, Stati Uniti e un primo caso segnalato oggi anche in Italia. Il periodo di incubazione del vaiolo delle scimmie è generalmente compreso tra 6 e 13 giorni, ma può variare da 5 a 21 giorni. Il serbatoio dell’animale rimane sconosciuto, anche se è probabile che sia tra i roditori. Il contatto con animali vivi e morti attraverso la caccia e il consumo di selvaggina o carne di arbusti sono noti fattori di rischio.
Esistono due famiglie di virus del vaiolo delle scimmie: quella dell’Africa occidentale e quella del bacino del Congo (Africa centrale). Sebbene l’infezione da virus del vaiolo delle scimmie dell’Africa occidentale a volte porti a malattie gravi in alcuni individui, la malattia è solitamente autolimitante. E' stato documentato che il tasso di mortalità per la famiglia dell’Africa occidentale è di circa l’1%, mentre per quella del bacino del Congo può arrivare fino al 10%.
Anche i bambini sono a rischio e il vaiolo delle scimmie durante la gravidanza può portare a complicazioni, vaiolo delle scimmie congenito o mortalità alla nascita. I casi più lievi di vaiolo delle scimmie possono passare inosservati e rappresentare un rischio di trasmissione da persona a persona.

E’ probabile che ci sia poca immunità all’infezione in coloro che viaggiano o sono altrimenti esposti, poichè la malattia endemica è normalmente geograficamente limitata a parti dell’Africa occidentale e centrale. Storicamente, la vaccinazione contro il vaiolo ha dimostrato di essere protettiva contro il vaiolo delle scimmie. Sebbene un vaccino (MVA-BN) e un trattamento specifico (tecovirimat) siano stati approvati per il vaiolo delle scimmie, rispettivamente nel 2019 e nel 2022, queste contromisure, avverte l’Oms, non sono ancora ampiamente disponibili e le popolazioni di tutto il mondo di età inferiore ai 40 o 50 anni non beneficiano più della protezione offerta da precedenti programmi di vaccinazione contro il vaiolo.

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