PROCESSO
Il fratello di Saman testimonia in aula a Reggio Emilia, in Corte di Assise, e dà la sua descrizione dei fatti della notte dell'omicidio: «Ho visto tutta la scena. Io ero alla porta. Mia sorella camminava, mio zio l’ha presa dal collo e l’ha porta dietro alla serra. Ho visto i cugini, solo la faccia». Saman fu uccisa a Novellara la sera del 30 aprile 2021. Il ragazzo accusa così nuovamente lo zio e i cugini del delitto organizzato, in ipotesi di accusa, dai cinque familiari. Il corpo è stato trovato un anno e mezzo dopo, in un casolare diroccato nelle vicinanze.
Il ragazzo, rispondendo alle domande in aula, ha detto che quella sera Nazia Shaheen, la madre di Saman Abbas, «guardava». Cosa guardava? «Tutto quello che è successo, mentre mio zio prendeva mia sorella guardava». Solo quello? «Sì». Poi, di fronte alle insistenze sul tema: «Non riesco a dirlo», ha risposto il ragazzo. Il giudice allora ha concesso un’altra pausa.
Quando in passato affermò che i suoi cugini non c'entravano nulla «ho detto una bugia perché mio padre mi disse di farlo», «mi ha detto di non dire niente». Il fratello di Saman ha risposto così, nell’aula dell’assise di Reggio Emilia, alle domande dell’avvocato dell’imputato Nomanhulaq Nomanhulaq, suo cugino. «Io da piccolo avevo paura di mio padre e di mio zio», ha aggiunto.
"Facevano i piani, papà disse di scavare". "Ascoltai dalle scale, erano presenti tutti e cinque"
«Mentre facevano i piani, io stavo sulle scale ad ascoltare, non tutto ma quasi. Ho sentito una volta mio padre che parlava di "scavare"». Chi faceva i piani? «Noman, papà, mamma e altri due, Danish e Ikram». Lo ha detto il fratello di Saman, rispondendo alle domande nell’aula della Corte di assise e indicando i cinque familiari imputati per l’omicidio della sorella come persone presenti in questa conversazione, in camera da letto, che lui ascoltò, nei giorni prima della scomparsa: il cugino Nomanhulaq Nomanhulaq, il padre Shabbar Abbas, la madre Nazia Shaheen, lo zio Danish Hasnain e l'altro cugino Ikram Ijaz.
Dov'era Saman mentre sentivi queste cose? «Non ricordo, sono confuso». E, dopo una lunga pausa di silenzio, ha ribadito di non ricordarsi. La riunione durò «più o meno mezz'ora». Oltre a «scavare», il giovane ha detto che ricorda di aver sentito anche «passare dietro alle telecamere».
No alla richiesta di sospendere la testimonianza
Attraverso il suo difensore, il fratello di Saman ha chiesto di sospendere la testimonianza e riprenderla nella prossima udienza. Ma la Corte di assise di Reggio Emilia, nonostante le richieste in tal senso della Procura e delle parti civili, ha deciso di proseguire. Questo avviene alle 18.40, con la fine dell’udienza fissata dal giudice per le 19.30 circa. L’udienza è iniziata alle 9.30, la testimonianza attorno alle 11.30.
«E' qui da stamattina, è talmente provato dalla situazione, tenuto conto che c'è tutto il suo mondo vecchio. Oggi non è più in grado di continuare a parlare, ma la sua intenzione è continuare a rispondere», ha detto l’avvocato Valeria Miari, che assiste il giovane testimone. «Non è in grado di continuare oggi», ha aggiunto. Gli avvocati degli imputati si sono opposti a questa eventualità.
«Interrompere in questo momento - ha però detto la presidente della Corte Cristina Beretti - sarebbe una lesione del diritto di difesa» dell’avvocato Luigi Scarcella, difensore del cugino Nomanhulaq, che sta conducendo l’esame. «Per quanto riguarda gli aspetti emotivi - ha continuato la giudice - non sarebbero diversi venerdì e forse anche la settimana dopo».
Il ragazzo non è indagato
Il fratello di Saman Abbas "allo stato non è stato iscritto nel registro degli indagati" della Procura per i minorenni di Bologna. Lo si è appreso nel corso dell'udienza in Corte di assise a Reggio Emilia, dopo che la presidente Cristina Beretti aveva sollecitato la richiesta di informazioni all'ufficio minorile. Nella scorsa udienza, venerdì, la Corte aveva emesso un'ordinanza dove si diceva che le dichiarazioni del giovane pachistano sono inutilizzabili, perché nel 2021 doveva essere indagato, anche a sua garanzia, nel procedimento per omicidio della sorella.
La sua veste processuale era dunque mutata da testimone a quella di potenziale indagato in un procedimento connesso. L'ordinanza è stata inviata dalla Procura reggiana a quella per i minori, competente perché all'epoca il fratello di Saman aveva 16 anni. Il difensore del giovane, avvocata Valeria Miari, ha rimesso il mandato come difensore di parte civile per lui e per l'Unione comuni della bassa reggiana. Rimane dunque solo difensore del ragazzo, che dovrà essere sentito come testimone assistito. La legale ha riferito la propria decisione, dopo essere stata invitata dalla Corte a riflettere su una sua posizione di incompatibilità.
Il fratello di Saman, 'voglio dire tutta la verità'. Il giovane testimone risponde alle domande in aula - «Voglio parlare, voglio dire tutta la verità». Lo ha detto il fratello di Saman, annunciando la decisione di rispondere alle domande. Questo, dopo l'ordinanza della Corte di assise reggiana che aveva dichiarato inutilizzabili le dichiarazioni del giovane in precedenza, tra maggio e giugno 2021, perché, secondo i giudici, doveva essere iscritto nel registro degli indagati. Imputati sono cinque familiari: i genitori (la madre latitante), lo zio e due cugini. E' stato fatto entrare prima dell’ingresso dei parenti e viene sentito dietro ad un doppio paravento. T-shirt nera, pantaloni grigi, è assistito dall’avvocato Valeria Miari.
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