×
×
☰ MENU

L’occhio del Dragone

Art Basel Doha: il migliore dei mondi possibili?

L'edizione boutique che segna l'ingresso del Qatar nel mercato dell'arte contemporanea. Una fiera su misura per un mercato emergente

Art Basel Doha: il migliore dei mondi possibili?

Richard Serra «East-West/West-East», Quatar museum; image courtesy @veraalemani

di Paololuca Barbieri Marchi

08 Febbraio 2026, 16:06

Oggi mi astengo dal raccontare i miei incontri casuali nelle trame della città di ghiaccio (in questi giorni New York è diventata un enorme blocco di neve gelata che sta occupando gli spazi pubblici minacciosamente. Siamo emigrati di nuovo, io sono venuto a Parma a riabbracciare vecchi amici e genitori, Vera - Art advisor, fondatrice di Alemani Fine Art Advisory, già vicepresidente di Sotheby’s Private Sales a New York, oltre che socia e direttrice di Greene Naftali Gallery e Friedrich Petzel Gallery, è andata in Quatar a capire che aria tira nella nuovissima fiera di Art Basel. Dal ghiaccio al deserto, dunque. Perciò stavolta lascio la parola solo a lei che di cose da raccontarci ne ha parecchie.


Vera Alemani
L'edizione inaugurale di Art Basel Doha si presenta come la versione boutique delle fiere sorelle di Basilea, Parigi, Miami e Hong Kong. Ideata con successo per essere più accessibile rispetto all'esperienza a tratti densa delle edizioni tradizionali. Con «sole» ottantasette gallerie internazionali partecipanti (contro le duecentottantanove dell’edizione svizzera) che presentano opere di ottantaquattro artisti in un format inusuale: invece dei tradizionali stand, la fiera presenta un layout «rigorosamente curato» incentrato su presentazioni «solo» degli artisti. Il format risulta così più facile da interpretare e navigare, in linea con l'intento di creare un nuovo mercato e renderlo accessibile a un pubblico meno allenato ad assorbire l’offerta spesso molto densa presentata durante la versione Svizzera.

Plasmata attorno al tema «Becoming» (Divenire), sotto la guida del direttore artistico Wael Shawky, artista egiziano operante tra Alessandria e Philadelphia, già autore del padiglione egiziano alla Biennale di Venezia del 2024. Una scelta non scontata: le sue opere tracciano la storia delle Crociate attraverso una prospettiva mediorientale.

Gli artisti sono chiamati a rispondere a questo tema centrale, una meditazione sulla trasformazione, l'identità e i sistemi che plasmano l'esperienza umana. Art Basel (che fa capo a Mch Group Ag) finanziata dal gruppo Qatar Sports Investments (Qsi) guidato da Nasser Al-Khelaïfi, e Qatar Museums, sotto la direzione della Sheikha Al Mayassa, hanno collaborato per questa prima edizione. Il pacchetto di partecipazione per le gallerie prevede un contributo per il singolo stand di soli quindicimila dollari (una cifra irrisoria rispetto ai prezzi di Basilea o Miami), con sistemazione in hotel e costi di trasporto locali coperti per gli espositori. Molti anche gli artisti invitati a partecipare in presenza e contribuire alla divulgazione, con viaggio e spese di hotel interamente coperti. L'organizzazione fieristica ha dunque cercato di minimizzare i rischi e la pressione finanziaria per le gallerie al fine di facilitare la partecipazione in un momento in cui il mercato dell'arte non è propriamente al suo apice.

Dietro il lancio di Art Basel in Qatar c'è la visione della Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, presidente dei Qatar Museums. Da anni la «sheikha» ha intelligentemente messo in atto un'intensa e ambiziosa strategia di politica culturale che va dalla costruzione di musei di fama internazionale a scelte collezionistiche colte e non scontate, privilegiando installazioni pubbliche di artisti di respiro internazionale.

La Fiera fa parte di un piano culturale ambizioso che prevede l'inaugurazione dell'Art Mill Museum nel 2030, progettato da Alejandro Aravena, il vincitore del Premio Pritzker, già curatore della Biennale di Architettura di Venezia del 2016. Molte delle opere esibite in fiera sono state acquistate dalla «sheikha» come parte della collezione che si prevede verrà esposta nella sede del futuro museo.

Tra i Vip invitati a partecipare come testimonial del brand si sono visti Angelina Jolie e Beckham. Ma la costruzione di un mercato dell'arte – in particolare quello contemporaneo – richiede una base di collezionismo allargato e radicata nella popolazione. Basterà lo sforzo, per quanto eccellente, dell’élite governativa per creare un solido mercato dalle radici profonde che si allarghi a tutta la popolazione e alle regioni circostanti?

Per questa prima edizione le vendite sono state buone, non eclatanti: da notare che Zwirner con Marlene Dumas ha venduto due delle tre tele coraggiose presentate dalla pittrice sudafricana (tra 3,5 e 5,5 milioni di dollari). Anche il booth di Mona Hatoum ha registrato buone vendite, così come Issy Wood, acquistata anche dalla «sheikha».

Tra i momenti favoriti della fiera si distinguono: la potente performance dell'artista nigeriana-americana Okwui Okpokwasili; la scultura rotante della talentuosa e ironica artista libanese Meriem Bennani, concepita e presentata alla High Line - fresca dalla presentazione alla Fondazione Prada di Milano (prezzo: duecentomila dollari); mentre nelle «private viewing rooms», a cui ho avuto il privilegio di accedere, occhi puntati su capolavori quali Picasso, Brice Marden e un Douanier Rousseau da capogiro.
Al di fuori della fiera, l’opera che in assoluto toglie il respiro è l'installazione permanente di land art di Richard Serra, artista americano post-minimalista scomparso nel 2024. L'opera «East-West/West-East», realizzata su commissione dei Qatar Museums, è una scultura imponente situata in un paesaggio desertico quanto inaspettato. A circa un'ora da Doha, nella riserva naturale di Brouq si estende per oltre un chilometro e comprende quattro lastre d'acciaio corten, ciascuna alta oltre quattordici metri. Per garantire un perfetto allineamento e un senso di prospettiva, Serra ha esaminato la topografia del terreno e ha magnificamente valorizzato il vasto spazio desolato nel cuore del deserto. Le bellissime e iconiche formazioni rocciose a Ras Brouq offrono uno scorcio di un paesaggio preistorico. L'esperienza è sublime quanto intima: senza soluzione di continuità fra le lastre e il paesaggio circostante, uno spazio dove la relazione fra natura, bellezza e arte è profonda e si riflette in un luogo che rimanda all'immanenza nelle nostre vite, alla vastità dello spazio, al passaggio del tempo e alla bellezza come un assaggio di eternità.

Una nota negativa: gli eventi collaterali organizzati dalla fiera per gli ospiti Vip non si sono rivelati perfettamente organizzati. La mancanza di coordinamento ha reso difficile la partecipazione, con un certo mio disappunto dopo un viaggio di quattordici ore e un jet lag brutale.

Si è parlato molto di arte come veicolo di trasformazione culturale e credo che questo sia un esempio in questa direzione, seppur con tutte le criticità e contraddizioni di un paese tanto affascinante quanto complesso. Un mercato tutto in costruzione che intende posizionare Doha come capitale dell'arte contemporanea del Medio Oriente. Chissà...

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI