Tutto è incominciato otto anni fa, quando la General manager di Opem Ombretta Sarassi Binacchi è stata invitata all’istituto professionale Itis di Parma e ha visitato la scuola. «Bisognava fare qualche cosa», e così, l’imprenditrice dell’azienda che si occupa di impianti per l’industria alimentare, ha voluto conoscere la preside e farsi stilare una «lista della spesa».
Parlano della loro sinergia, Ombretta Sarassi Binacchi e la preside dell’Itis Leonardo da Vinci Elisabetta Botti, durante l’incontro dedicato alle figure femminili nella serata intitolata “Donne ch’avete intelletto d’amore”, evento dell’ottava edizione del Festival della Parola.
La scuola aveva perso smalto: che cosa poteva servire quindi per far sì che diventasse una scuola importante? Su questo interrogativo si sono mosse le due donne, con progetti, idee, iniziative e riflessioni, e da allora non si sono più fermate. «Da anni, non ci concentriamo solo sui conti dell’azienda, ma guardiamo anche all’esterno, con un occhio rivolto al territorio, cercando di fare qualche cosa di utile e di concreto», ha confermato l’imprenditrice. L’Itis è diventata così oggetto di una rigenerazione importante, volta a renderla non solo una scuola “bella”, ma anche dinamica, aperta al mondo del lavoro e dell’imprenditoria, dove la scuola si apre alle imprese, che si confrontano portando le loro testimonianze. «La percezione che avevo di via Toscana era quella di una zona difficile - ha ammesso la preside Botti, reduce dall’insegnamento nei licei - e con Ombretta abbiamo rinnovato questa percezione, facendo in modo che “riqualificazione” volesse dire “buona frequentazione”. In questi anni abbiamo avuto enormi soddisfazioni, rendendo l’istituto una scuola che può fare la differenza». 1930 studenti iscritti ed una lunga lista d’attesa: questo è oggi l’Itis, che vanta laboratori di qualità, dove i giovani prendono coscienza della tecnologia. Una visione comune ha unito le due donne, insieme alla consapevolezze delle problematiche, legate alla mancanza di tecnici a soddisfare il mercato. «In questi ultimi anni abbiamo assistito ad una fiducia reciproca tra il mondo imprenditoriale e le istituzioni, uno “scoglio che andava superato” - ha aggiunto Binacchi -. L’Itis doveva avere due obiettivi: preparare gli studenti all’ingresso nelle aziende e all’eventuale iscrizione nelle università». Il vero problema da affrontare ora sarà quello di riuscire ad attrarre la percentuale femminile: «Rimane una scuola ad alta concentrazione maschile», ha concluso la preside, fiera però del premio Sant’Ilario assegnato quest'anno anche ad una studentessa, eccellenza nella meccanica, reduce da un 100 e lode alla maturità.
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