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I sindacati: "Professore dell’Orchestra Toscanini licenziato per non aver fatto il tampone"

I sindacati: "Professore dell’Orchestra Toscanini licenziato per non aver fatto il tampone"

11 Maggio 2021,12:23

"Un eccesso inspiegabile". Lo definisce così la FISTel CISL Emilia Romagna il caso del licenziamento di un professore dell’Orchestra Toscanini.

Secondo la ricostruzione del sindacato - e in attesa della replica dell'Orchestra, che arriverà a breve - "in occasione della registrazione dell’Opera “Pelleas Et Melisande” la Direzione della Toscanini emana una direttiva, senza coinvolgere il Comitato interno anti-Covid, con cui obbliga tutto il personale coinvolto nella produzione a sottoporsi al Tampone nasofaringeo da effettuare entro le 48 ore prima dell’inizio della registrazione per poi essere ripetuto ogni 72 ore.
A fronte di questa direttiva un professore dell’orchestra e rappresentante sindacale interno, evidenzia che soffre di epistassi e che pertanto ha oggettive difficoltà a sottoporsi a tamponi così frequenti. Inoltre suona uno strumento a fiato, e pertanto eventuali danni all’apparato laringo faringeo potrebbero pregiudicare la sua prestazione artistica. Si rende però disponibile ad effettuare altri screening quali il test salivare o il sierologico, ma la Direzione rifiuta questa sua disponibilità e lo “dispensa dal servizio” riservandosi le modalità di retribuzione".
"Il giorno della registrazione - continua la nota del sindacato -  il professore si presenta al Teatro Regio con il proprio strumento in quanto, avendo partecipato a tutte le prove, ritiene doverosa la propria presenza non essendo stato esplicitato in modo chiaro, alcun divieto di ingresso. Al Professore viene rilevata la temperatura, gli viene concesso l’ingresso e, quindi, si accomoda nel suo solito posto. A quel punto si presenta un responsabile che invita il Professore a lasciare il posto di lavoro in quanto, dato che non ha effettuato il Tampone nasofaringeo richiesto dalla Direzione, è stato dispensato dal prestare la propria opera. Ne nasce una discussione al termine della quale , dopo circa 15 minuti dal suo ingresso in Teatro, decide di rientrare a casa.
A distanza di qualche giorno al Professor arriva una lettera di contestazione disciplinare da parte della Fondazione Toscanini.
La Direzione ascolta le giustificazioni del lavoratore, dopodiché il Sovrintendente Alberto Triola il 9 aprile firma la lettera di licenziamento"
"Nei giorni successivi abbiamo provato più volte a parlare con il Sovrintendente per cercare di capire e riflettere insieme sull’opportunità di un simile provvedimento, ma il Sovrintendente si è sempre negato, rendendosi disponibile ad un confronto con il sindacato venerdì 30 aprile, ben 21 giorni dopo il licenziamento. Nell’incontro del 30 aprile tutte le Organizzazioni Sindacali del Teatro (SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILCOM-UIL e FIALS) hanno provato a far ragionare la Direzione della Toscanini che ha chiesto ancora di riflettere qualche giorno. E il 10 maggio, in un incontro in videocall hanno ribadito la loro posizione:
Il Professore non sarà riammesso.
Da parte nostra consideriamo l’azione messa in atto dalla Fondazione Toscanini assolutamente sproporzionata ed illogica e nei prossimi giorni sarà indetta un’assemblea con tutti i lavoratori per discutere insieme sull’intera questione.
Speravamo che il buon senso prevalesse, in realtà arroganza e supponenza hanno preso il sopravvento. La nostra impressione è che la superficialità con la quale si è affrontata questa situazione dipenda anche dall’impunità di chi, operando in contesti produttivi di emanazione pubblica, pensa di godere.
Ebbene, il Professore dell’orchestra ora si rivolgerà ad un Giudice per veder riconosciuto il suo diritto al lavoro e per cancellare questo sopruso. Noi però preannunciamo sin d’ora che se la vicenda si concluderà, come pensiamo, con la reintegra del lavoratore ed il pagamento degli arretrati, chiederemo a gran voce le dimissioni del Sovrintendente Alberto Triola, responsabile di quanto accaduto e denunceremo alla Corte dei Conti i componenti del Consiglio di Amministrazione per il danno economico procurato alla Fondazione.
Se il Giudice riterrà che il lavoratore ha sbagliato, questi pagherà con il licenziamento; ma se così non sarà, chi ha firmato quella lettera di licenziamento dovrà pagare in un solo modo: dimettersi".

La replica della Toscanini

La Fondazione ha emesso un comunicato in cui spiega la propria versione dei fatti, sostanzialmente è stata costretta a recedere dal rapporto per la "gravità degli ostinati e reiterati comportamenti del Professore"

Con riferimento a quanto pubblicato su taluni siti web per iniziativa delle organizzazioni sindacali, negli stessi articoli precisate, circa il licenziamento di un Professore della propria Orchestra, la Fondazione Toscanini non può che esprimere sconcerto per la strumentale iniziativa di cui è fatta oggetto.

Non corrisponde assolutamente al vero che il licenziamento sia da ricondursi al rifiuto dell’effettuazione del tampone prescritto dai protocolli di sicurezza.

Questo lo svolgimento reale dei fatti.

In vista di una produzione presso il Teatro Regio di Parma, che coinvolgeva, oltre alla Toscanini, coristi, cantanti, operatori Rai e personale tecnico, in un momento in cui la città di Parma era in “zona rossa”, anche ai Professori d’orchestra, come a tutti gli artisti e le maestranze coinvolte nella produzione, è stato chiesto di effettuare il tampone espressamente previsto dalla normativa vigente, per garantire la massima sicurezza a tutti i presenti.

A fronte dei continui e reiterati rifiuti (documentati da un corposo dossier) opposti dal lavoratore a sottoporsi a qualunque tipo di indagine validata dal sistema sanitario (anche ad effettuare test sierologici o tamponi oro-faringei che non avrebbero influito sui problemi di epistassi dichiarati), la Fondazione, per tutelare la sicurezza di tutti i lavoratori, si è vista costretta ad esonerare il Professore dalla partecipazione all’evento, disponendo la dispensa dal servizio.

In aperto e voluto contrasto con detta disposizione di servizio, il 22 marzo scorso, il Professore si è ugualmente recato presso il Teatro Regio, pretendendo di rendere l’attività, pur essendo l’unico dei numerosi presenti a non aver effettuato il prescritto accertamento diagnostico, vanificando di fatto l’efficacia dei protocolli adottati.

Solo dopo numerose insistenze da parte dei responsabili dell’Orchestra ed all’esito di un serrato confronto telefonico con l’ufficio del personale - durante il quale il professore, oltre al resto, trascurava di indossare correttamente la mascherina protettiva - il lavoratore si è allontanato dal Teatro.

Tali circostanze sono state oggetto di contestazione disciplinare e, in sede di audizione, il Professore, che, si sottolinea, rivestiva anche il ruolo di rappresentante sindacale nonché di componente del “Comitato di sicurezza” (ex. Art. 19 del protocollo 24/04/2020), avvalendosi dell’assistenza di un funzionario della organizzazione di appartenenza, ha dichiarato di non sentirsi esonerato dalle prove, considerandosi “una persona sana pur non avendo effettuato il tampone”. Senza tenere conto che, così facendo, non ha rispettato il protocollo adottato, contravvenendo deliberatamente anche ad un ordine aziendale imposto per la sicurezza collettiva.

Sono queste le reali ragioni per cui la Fondazione, preso atto della gravità degli ostinati e reiterati comportamenti del Professore, è stata costretta a recedere dal rapporto; e ciò, nel pieno e dovuto rispetto delle responsabilità, che in tema di tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori, ricadono sul datore di lavoro.

La questione è stata oggetto di una richiesta di confronto da parte di SLC Cgil, FISTeL-CISL, UILCOM e FIALS, a cui la Fondazione Toscanini ha risposto con la massima disponibilità. In quella sede i vertici aziendali hanno espressamente chiarito che la condotta oggetto di contestazione è l’aver deliberatamente disatteso un preciso ordine di servizio: l’esonero del Professore, in difetto dei dovuti accertamenti diagnostici, dall’evento presso il Teatro Regio di Parma. Circostanza ben diversa da quella dichiarata dalle organizzazioni sindacali.

Sorprende e desta sconcerto, dunque, la strumentalizzazione mediatica che, in un momento così delicato, le entità sindacali hanno inteso porre in essere, anche alla luce dello spirito e della sensibilità che hanno ispirato la loro fattiva promozione e partecipazione alla gestione della crisi sanitaria, a salvaguardia della sicurezza del lavoro.

Quanto sopra anche a fronte dei notevoli sforzi ed investimenti che la Fondazione ha sostenuto per garantire la sicurezza del proprio personale, durante tutto il periodo della pandemia.

Il che ha consentito di dar corso all’attività produttiva, secondo modalità compatibili con la si-tuazione sanitaria, limitando al minimo il ricorso al FIS - Fondo di integrazione salariale gestito dall’Inps – e i conseguenti oneri a carico dell’intera collettività

© Riproduzione riservata

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