Col mutare della stagione, con i primi caldi e il ritorno alla vita all’aria aperta in questa situazione di pandemia, con il panico e le ansie che galoppano libere, un’ipotesi come quella che le zanzare potessero essere vettori dell’infezione da Coronavirus ha trovato subito terreno fertile.
La notizia è rimbalzata nei giorni scorsi principalmente su canali di «informazione» on line, per lo più presentata in forma interrogativa, con il principale obiettivo probabilmente di «acchiappare dei click». Per fortuna si è subito compreso che si trattava di una notizia totalmente infondata, come ha precisato un intervento dell’Istituto Superiore di Sanità che qualche giorno fa la ha inserita in una nota in cui smentisce le ultime false informazioni in circolo riguardanti il Covid-19. «Ad oggi - dice la notta dell’Iss - non ci sono evidenze scientifiche della trasmissione di Sars-cov2 attraverso zanzare o altri insetti che succhiano sangue (come anche le zecche, ad esempio)». Nessun rischio Coronavirus dunque dai piccoli e fastidiosi insetti che tormentano le nostre notti estive, che però negli ultimi anni sempre più, forse anche a causa del mutamento climatico, si stanno rivelando vettori di altri virus responsabili di pericolose malattie solitamente diffuse in area tropicale quali Chikungunya, Dengue e West Nile. Va detto che in questo caso si tratta di una trasmissione assolutamente sporadica e non epidemica, che in Emilia Romagna ha fatto registrare pochi casi all’anno (seppur gravi e talvolta letali). Come abbiamo ahimè ormai imparato invece, il Sars-cov2 è un virus respiratorio e si trasmette da uomo a uomo principalmente attraverso le minuscole goccioline emesse con starnuti o colpi di tosse o portando le mani alla bocca, al naso o agli occhi dopo aver toccato superfici od oggetti contaminati di recente. SEMAFORO ROSSO Antonio Rinaldi