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«Dal mito alla Metafisica», cinque nuovi volumi sulla storia dell'arte firmati da Vittorio Sgarbi

«Dal mito alla Metafisica», cinque nuovi volumi sulla storia dell'arte firmati da Vittorio Sgarbi

29 Aprile 2020, 14:17

Si rinnova l’appuntamento con la grande arte italiana raccontata da Vittorio Sgarbi. Dopo «L’Arte e l’Assoluto» ovvero da Caravaggio a Canova, 5 nuovi volumi offrono la possibilità di proseguire l'affascinante viaggio «Dal mito alla Metafisica» lungo un percorso che guida da Canaletto a de Chirico, fra pittura e scultura, splendide immagini ed un testo ricco di rimandi, certezze interpretative e spunti di riflessione.

Il primo volume, «Realtà e visioni», porta in copertina una delle storie più celebri della pittura italiana «Il bacio» di Francesco Hayez, emblema di un’arte non solo da ammirare ma anche da immaginare secondo le personali suggestioni perché Hayez è artista che va «…oltre la forma, oltre la storia, oltre i simboli, e dipinge la vita. La pura vita» come spiega lo storico dell’arte. Le pagine si aprono sulla figura di Giuseppe Vittore Ghislandi, detto Fra’ Galgario, testimone pittorico del proprio tempo, con le sue ambizioni e le sue debolezze, anche se è difficile immaginare che «…una umanità laica, aristocratica, sfarzosa e sfavillante, molto legata all’apparenza…» fosse così ben rappresentata da un frate pittore, disinteressato ai soggetti religiosi. E poi, il mito di Venezia così come ce lo presenta il Canaletto, che nel superamento del Barocco ha saputo far convivere capriccio e veduta, pur finendo quest’ultima per affermarsi in una concezione preilluministica al passo coi tempi. Ed ancora, ma non solo, Giovan Battista Piranesi e Pietro Longhi, il Goldoni della pittura. Trionfa il Barocco nella natura morta di Carlo Manieri che apre il secondo volume. Si fa strada un nome. E’ Filippo Agricola, figura non certo irrinunciabile nella nostra storia dell’arte, ma in grado come afferma lo storico dell’arte, di raggiungere in una sola opera, il Ritratto di Costanza Monti Perticari, livelli qualitativi elevatissimi. Con l’Unità d’Italia si assiste a fenomeni che sottolineano l’identità locale della pittura: i macchiaioli in Toscana e la pittura di Posillipo a Napoli. Il percorso va da Segantini a Cecioni, in un intreccio di letture che guida verso il Novecento. 
Il terzo volume «Paradisi perduti e bellezze fatali» si apre sul nuovo secolo con le fotografie di Wilhelm von Gloeden, di indubbio fascino in relazione all’opera di Caravaggio, foto a cui Sgarbi affida la fortuna moderna del pittore lombardo. Dal sodalizio culturale degli «Scapigliati» passando per Divisionismo e Simbolismo per giungere al Liberty e alla pittura di Boldini, l’arte italiana offre suggestioni diverse con la pittura di Segantini, Previati, Angelo Morbelli, Pelizza da Volpedo, Medardo Rosso, Klimt che stanco dell’ostilità mostratagli dalla borghesia viennese si afferma in Italia. Tra i nomi anche un artista caro ai parmigiani, Amedeo Bocchi, definito «Pittore di anime (guardando Klimt)»: artista misterioso e segreto, indenne dai contagi delle avanguardie, curioso delle ricerche contemporanee più intimistiche, che Sgarbi ci racconta partendo dal bel quadro raffigurante «Bianca con la gonna verde» dell’Accademia di San Luca di Roma. Chiude le pagine Giovanni Boldini coi suoi mirabili ritratti. Si riaccende l’interesse sul Simbolismo e sul «simbolista italiano per eccellenza», Gaetano Previati, nel quarto volume, e straordinario ci appare l’artista nella sua Crocifissione. La storia dell’arte passa da I Labronici o dell’Anarchia e giunge a quel realismo spirituale intriso di virtuosismo che fu di Adolfo Wildt; attraversa «Lo spirito di Fidia» riportando alla luce Giulio Aristide Sartorio, l’autore del fregio allegorico per la nuova aula della Camera dei deputati, a Palazzo Montecitorio; ed ancora si raffronta con la pittura di Antonio Mancini, di Modigliani. Sono anche gli anni della presentazione del Manifesto futurista, di Umberto Boccioni a cui seguirà Dottori e il secondo futurismo. Anni fondamentali per la storia dell’arte contemporanea che vedono la nascita del Cubismo, le prime esperienze metafisiche, i primi ready made di Duchamp. In questo contesto si inserisce lo «stile libero» di Libero Andreotti, scultore riportato all’attenzione da Sgarbi per la straordinaria levatura «…sebbene la sua fama risulti ancora assurdamente ridotta…» afferma, introducendo il quinto ed ultimo volume le cui le pagine racchiudono i nomi più celebri di pittura e scultura del secolo breve, da de Chirico, del quale in copertina si può ammirare un particolare di Le Muse inquietanti, a Morandi passando per Arturo Martini, Alberto Savinio, Carlo Carrà.

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