Chi fuma è più protetto dal coronavirus. Ecco una notizia in grado di attrarre l’attenzione di tutti smontando quello che è stato detto in tutte queste settimane e che la logica suggerisce. Come può il fumo, che da sempre sappiamo compromette i polmoni e l’apparato respiratorio in generale, avere invece un ruolo positivo in un’infezione polmonare quale è il Covid-19 nelle sue forme più gravi?
Questa, se vogliamo, può essere inserita in una particolare categoria di notizie, quelle che partendo da spunti «veri», giungono a conclusioni che vere non sono, ma che sono sfruttate perché più scintillanti dei fatti reali di partenza. Circa una settimana fa ha cominciato a circolare questa notizia (ripresa anche da alcuni organi di stampa nazionale) che trae la sua origine dal fatto che, in un ospedale di Parigi, si è osservato che la percentuale di fumatori tra gli affetti da Covid-19 lì ricoverati risultava molto bassa. Sulla base di questa osservazione i medici hanno formulato l’ipotesi che la nicotina agisca sul recettore cellulare utilizzato anche dal Coronavirus, impedendo o rendendo più ostica la sua penetrazione nelle cellule. Per verificare la teoria è stata avviata una sperimentazione basata su cerotti alla nicotina applicati a vari dosaggi a personale medico-sanitario, il che consentirà di effettuare una prima valutazione sulla eventuale efficacia in termine di protezione dall’infezione o di riduzione dei sintomi. Questi i fatti documentati, e su questi fatti non si può certo affermare con certezza che la nicotina (e non il fumo, tra l’altro) possa avere effetti benefici anti Covid-19. Smentite sono presto arrivate infatti da vari esponenti del mondo sanitario e scientifico che hanno ricordato come gli esiti della sperimentazione con la nicotina saranno valutati; mentre è già provato che il fumo da sigaretta sia responsabile in Italia di 75mila morti all’anno. SEMAFORO ROSSO Antonio Rinaldi