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La nostra storia

Le prove della nascita nel 1728 scovate in Palatina e all'Archivio di Stato

Le prove scovate in Palatina e all'Archivio di Stato

di Roberto Lasagni

05 Dicembre 2021,09:20

Nel corso delle ricerche per la stesura de L’arte tipografica in Parma, avviate nell’ormai lontano 2008, ho avuto l’opportunità di chiarire e meglio precisare diversi punti rimasti nel tempo controversi se non addirittura nebulosi. Uno di questi, di un certo qual interesse e che nel tempo ha impegnato non pochi studiosi, concerne l’effettiva data di inizio delle pubblicazioni della «Gazzetta di Parma». Sono stato sollecitato dall’attuale direttore a raccontare in che modo ho rintracciato i due documenti che fissano al 20 giugno 1728 l’uscita del primo numero della «Gazzetta».
Il primo documento è stato rintracciato presso l’Archivio di Stato di Parma, esaminando la serie del Carteggio del fondo Magistrato Camerale di Parma e Piacenza. Si tratta di un fondo archivistico poco battuto dagli studiosi perché molto vasto, non immediato nella sua strutturazione e soprattutto contenente una congerie di atti riguardanti i più disparati argomenti, ciò che non invoglia alla ricerca e che presuppone una certa costanza di lavoro, dato che per giorni interi può accadere di non trovare alcunchè di attinente all’argomento di interesse. D’altronde è proprio in questo genere di raccolte archivistiche che ancora si possono effettuare nuove scoperte (ad esempio, sempre presso l’Archivio di Stato, nel fondo Ufficio dei Memoriali, anch’esso contenente documenti dei più vari argomenti, ho rinvenuto sei lettere inedite di Giovanni Battista Bodoni).
Nel fondo del Magistrato Camerale ho in effetti reperito diversi preziosi documenti e, tre anni fa, il permesso che il duca Antonio Farnese accordò in data 17 febbraio 1728 al tipografo Giuseppe Rosati per la stampa e vendita della «Gazzetta»: «Havendo lo stampatore Giuseppe Rosati implorata la nostra permessione di poter stampare, ed esitare privatamente ad ogni altro, e come sta espresso nell’accopiato suo memoriale, le gazette in questa nostra città, noi vi condescendiamo».
Un anno dopo questa prima scoperta, l’amico e valente studioso Giuliano Masola mi ha segnalato una annotazione riportata nel manoscritto Estratti delle cose più rimarchevoli ricavate da altro libro intitolato Giornale di Parma (ms. Parmense 433 della Biblioteca Palatina di Parma). Vi si dà conto come il «1728 20 giugno. Per la prima volta escono dal torchio di Giuseppe Rosati li foglietti per privilegio di sua altezza potendoli vendere liberamente ovunque, vendendosi alli associati per 10 paoli all’anno. Indi pubblicò il 28 dicembre che li avrebbe anche rilasciati per paoli 8 ed anche meno».
Ho immediatamente collegato questo al precedente documento, rappresentandone, in un certo qual modo, il completamento e la precisazione. Va infatti considerato che all’epoca tutte le stampe che oggi definiamo col termine di giornali d’informazione erano chiamate genericamente gazzette (dal nome della moneta da due soldi, gazzetta appunto, colla quale era possibile acquistare un numero del giornale di Venezia, fondato nel 1555 e cessato con la seconda guerra mondiale) o foglietti (per il tipo di formato ridotto e la assai contenuta paginazione, quasi sempre costituita da un solo foglio piegato, che li caratterizzava). A ciò va aggiunto quanto scrisse nel 1915 Salvatore Bongi a proposito de Le prime gazzette in Italia (in Antologia della nostra critica letteraria moderna), il quale, accennando a quella di Parma, afferma: «Ne abbiamo visto le annate 1729 e 1730. Allora si stampava da Giuseppe Rosati con privilegio». Se purtroppo delle annate 1729 e 1730 non vi è più traccia, l’esemplare più antico della «Gazzetta» che si è conservato, in data 19 aprile 1735, è ancora sottoscritto da Giuseppe Rosati: «in Parma, per Giuseppe Rosati, con licenza de’superiori, e privilegio». Tutto quanto sopra consente di affermare, a mio parere fuor di ogni plausibile dubbio, che il primo numero di quella che oggi chiamiamo «Gazzetta di Parma» venne pubblicato nell’anno bisestile 1728, il giorno 20 di giugno, quinta domenica di Pentecoste.

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