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Street Art

L'arte di strada a Parma, il regno dei «writer» - Foto

di Katia Golini

18 Gennaio 2022,07:19

Zampa, Zeed, Lop, Rnm di Smok: sono solo alcuni di tanti che hanno firmato interventi al parco Martini. Poi, Pao - un maestro -, Nabla & Zibe, quindi Canu per il sottopasso della stazione. Parma capitale italiana della cultura ha aperto una nuova frontiera per l'azione degli artisti di strada, o writer, che dir si voglia. Grazie anche all'approvazione di un regolamento comunale ad hoc, sono stati diversi gli happening dedicati agli street artist in questi ultimi mesi. E i segni del loro passaggio sono ben visibili ovunque dalla stazione ferroviaria a viale Toschi e in Oltretorrente, fino a via Reggio, via Trento, via Palermo. Poi qui e là, inaspettatamente, non è insolito imbattersi in muri colorati. Interventi di grandi dimensioni, su pareti scialbe come quinte morte, hanno dato colore e forma a luoghi anonimi, trasformandoli in luoghi ognuno pieno della personalità di chi lo ha affrontato e mutato. Alla mappatura e all'analisi di un lavoro dilatato nel tempo - dai primi ai più recenti - e nei quartieri, Marzio Dall'Acqua ha dedicato il libro, ricco di testi e immagini, «Street art a Parma, muri che gridano» (Augusto Agosta Tota editore).

«Quella forma sotterranea di protesta gridata con bombolette spray dai muri, partita dal Bronx newyorkese, sta percorrendo ancora il mondo, liquida e proteiforme. Al punto che i critici hanno cercato, al solito, di contenerla dando nomi diversi a queste correnti sinuose e ribelli per, in qualche modo, imbrigliarle, dirottandole nella valutazione delle sole potenzialità artistiche: un modo per riportare la protesta e la ribellione nel rassicurante alveo del composito e ormai mescolato linguaggio delle arti visive, togliendo l'aggressività, il rifiuto e l'isolamento che è alla radice di questo fare politica più che azione estetica. Per rinserrarle anche nel mercato dell'arte, che i primi artisti di strada aborrivano». Fulminante l'incipit di Dall'Acqua che esamina, racconta, spiega il fenomeno della street art dall'"universale" al "particolare", dall'America, culla di questo nuovo dirompente linguaggio, all'Italia e soprattutto a Parma.

In origine era Keith Haring, l'artista americano divenuto amico di Francesca Alinovi, storica dell'arte parmigiana e docente del Dams di Bologna, scopritrice e tra le prime studiose del fenomeno già alla fine degli anni Settanta. L'autore prima spiega le origini della nuova moda destinata ad imporsi per l'immediatezza della forma espressiva e la forza dei messaggi, quindi va alle radici del fenomeno in città e ricostruisce i primi exploit, allora ritenuti più che altro atti vandalici: «Val la pena ricordare - scrive l'autore nel capitolo "La old school parmigina" - che anche a Parma il fenomeno inizia proprio alla fine degli anni Ottanta e ai primi del Novanta». Dalla fine del secolo scorso agli anni Duemila non sono mancate le sorprese, con sessioni più o meno autorizzate di crew (sempre all'americana, come si definiscono gli artisti di strada che lavorano in gruppo) all'opera in città.
Una sezione speciale del libro è dedicata a Kampah, artista eclettico, che ai murales ha dedicato l'ultima parte della sua produzione. Dall'Acqua lo ricorda, proponendo un'immagine ancora ben visibile in borgo San Silvestro: un omaggio a Star Treck che è impossibile non notare. «Flavio Kampah Campagna - scrive - nella sua multiforme attività è stato anche uno street artist. Personaggio eclettico, irrequieto, continuamente vagabondo nel mondo, dovunque ha lasciato un segno della sua esuberante comunicazione visiva spinta a interpretare e anticipare i segni del futuro».

© Riproduzione riservata

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